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Addio!

Foto Metzner, CC BY-SA 3.0, qui
Questo è il mio ultimo post su questo blog. Continuerò ad andare per concerti ed a suonare, ad incuriosirmi per nuovi strumenti ed a vedere film con tema musicale, ma non ne scriverò più qui. I miei quattro lettori sanno come la penso, quindi finirei col ripetermi. Quest'anno ho festeggiato 10 anni esatti dal mio diploma in organo. Sin da quando a sei anni d'età m'innamorai di questo strumento vedendo e sentendo in TV Karl Richter suonare Bach ad Ottobeuren, il mio sogno ed obiettivo era imparare a suonare l'organo. Attraverso momenti entusiasmanti, soddisfazioni, lacrime, sudore ed infinite discussioni sono giunta a coronare il desiderio di bambina con un pezzo di carta con la stessa voracità d'imparare del primo giorno. Grazie ai miei insegnanti, anche quando mi hanno reso la vita difficile con le loro pretese o i loro commenti critici. Voglio ricordare i più importanti per la mia crescita nella musica (in ordine sparso): Claudio Ambrosini per le lezioni di vita, Ugo Armano e Corrado Loffredi per la pazienza col pianoforte nonostante detestassi lo strumento, Emanuele Pasqualin per la capacità di coinvolgere dirigendo, Alex Kirschner per la fiducia in me riposta nonostante la mia pigrizia nello studiare il solfeggio e la mia irrazionalità nei concerti, Gianluca Libertucci per avermi permesso di ottenere l'agognata carta e Francesco Finotti per avermi insegnato gli strumenti per esprimere quella che sono (oltre ad aver sistemato un po' la mia carente tecnica). Ovviamente un grazie va anche a tutti gli altri insegnanti e colleghi incontrati nel mio percorso, con cui ho scambiato magari poche parole, ma che hanno in ogni caso contribuito al mio sviluppo, ed ai parroci, italiani e non, che mi hanno permesso di "giocare" gli strumenti di cui erano responsabili.

Come Abschied, elenco di seguito alcune incredibili esperienze fatte in questi dieci anni, una volta uscita dal conservatorio e poco dopo anche dall'Italia.
Bavokerk, Haarlem
- Ho suonato organi di ogni periodo storico e stile in Olanda (Haarlem), Belgio (Bruxelles) ed Austria (Vienna). Ne ho sentiti e visti molti altri, dalla Germania alla Norvegia, dagli USA al Giappone.
- Ho accompagnato culti luterani e messe cattoliche in lingua italiana, tedesca e francese. Ho accompagnato cori di lingua tedesca anche in concerto, pure suonando il basso continuo in un ensemble con strumenti d'epoca. Mi sono esibita in duo con altri strumenti (dal violino al corno delle alpi, dal flauto traverso al violoncello) e strumentisti di diverse nazionalità.
- Ho insegnato musica nella mia lingua ed ho preso (e continuo a prendere) lezioni di musica in tedesco, esplorando il canto, il flauto dolce, il flauto traverso ed il mandolino.
- Ho conosciuto organisti da tutto il mondo, con molti di loro sono rimasta in contatto. Ho compreso quanto universale possa essere la musica e quanto sia più facile trovare un organista che la pensi come me dall'altra parte della Terra rispetto al mio conservatorio.
- Ho fatto da registrante ad organisti celebri, lezioni sul rapporto uomo-musica più che di tecnica ed interpretazione.
- Ho preso parte come corista all'esecuzione di cantate di Bach, un sogno diventato realtà.
- Ho illustrato il funzionamento dell'organo a canne a colleghi ed amici di mezza Europa, facendo loro scoprire non solo uno strumento musicale ingiustamente sottovalutato ma soprattutto un lato di me che non conoscevano.
- Ho accompagnato matrimoni, battesimi e (soprattutto) funerali, l'intero ciclo della vita.

Esperienze che continuano e che spero non smettano mai. Sono curiosa di scoprire cosa mi riservano i prossimi 10 anni. Sempre cercando di migliorarmi, con il poco tempo a disposizione, perché la mia occupazione principale è in un altro settore (ricerca scientifica). Appena indosso le mie scarpe da organo e mi siedo sulla panca viaggio in un'altra dimensione ove non esistono fatica e stress ma solo intimo piacere nel gustare la bellezza di un suono o di una soluzione compositiva. Anche questa consapevolezza è venuta col tempo e con le esperienze e confido si raffini ulteriormente con l'esercizio ed il passare degli anni.

La sottoscritta al Pollini. Foto di F. Marchionda.
Infine, a chiusura di questo blog, non posso non ringraziare chi mi letta, fedelmente o occasionalmente, chi ha commentato, soprattutto quando di parere diverso dal mio (mi riferisco in modo particolare ad una discussione storica con un regista, che mi ha davvero onorata con il suo passaggio). Un ringraziamento virtuale a Rai Radio3, che mi ha "educata" nell'adolescenza, facendomi sognare di diventare una critica musicale professionista, ed a BR-Klassik, che continua ad accompagnare le mie domeniche mattina con le cantate di Bach. Per tutti, arrivederci al prossimo concerto, per commentare di persona quanto udito!

L'organo "da" chiesa?

Inizialmente volevo recensire il tradizionale concerto del Lunedì dell'Angelo ad Abano, dal programma denso, volevo raccontare di come il M.o Finotti abbia analizzato Liszt fino a rasentare la frammentazione, di come abbia mostrato la bellezza e la genialità degli Schizzi di Schumann con soluzioni tecniche che hanno fatto apprezzare anche la versatilità dello strumento, di come abbia restituito la dolcezza e l'intimità di un Franck troppo spesso ridotto a mere interpretazioni romantico-liturgiche ed infine di come abbia esaltato la grandezza della fuga tripla BWV 552. Non lo faccio, perché la presentazione del concerto ed un recente episodio mi hanno fatto riflettere su come vediamo l'organo strumento musicale.

La signora che ha introdotto il concerto si era preparata e conosce bene sia i brani sia l'organista. Eppure ne ha dato un'interpretazione religiosa, in tema pasquale, che sinceramente mi è risultata un po' forzata. Correttamente ha giustificato il concerto in chiesa con una bella spiegazione, legando i brani come in un percorso da Triduo. Tutto giusto e molto bello. Ma i pezzi suonati non avevano alcuna indicazione liturgica o pure minimamente religiosa, tranne forse la fuga di Bach, tra i pochi casi di composizione libera associata ad un repertorio luterano. Il M.o Finotti insiste da sempre che persino i corali di Franck non hanno alcuna connotazione sacra. Figurarsi gli schizzi di Schumann! Se di teologia si tratta, è di livelli altissimi, al di sopra dei periodi liturgici.

la sottoscritta, non in chiesa
L'altro episodio che mi ha fatto riflettere è stato il commento di un'amica austro-ucraina, di tradizione ortodossa, che è venuta a trovarmi in cantoria in una parrocchietta di periferia a Vienna in cui ho accompagnato la messa. Per mostrarle l'organo, ho accennato diverse composizioni, tutte barocche (perché quello avevo sotto mano, sigh!), di diverse provenienze geografiche, cercando di giocare con i registri per differenziarne le sonorità. Lei ha esclamato che un organista è sprecato solo per accompagnare i canti! Ossia che lo strumento ed il musicista avrebbero delle potenzialità infinitamente maggiori di quanto venga richiesto dal servizio liturgico. Effettivamente nella chiesa luterana la figura dell'organista è valorizzata maggiormente, ha più spazio per improvvisazioni e preludi sui corali, composizioni libere, meditazioni, etc., ma resta sempre legato al repertorio "sacro".

Così mi è tornato in mente un interessantissimo e pessimistico articolo del M.o Finotti di revisione sulla situazione dell'organo a canne e dell'organista in Italia. Non c'è niente da fare, per noi l'organo è uno strumento esclusivamente da chiesa e l'organista un musicista inferiore rispetto ai colleghi perché relegato al repertorio liturgico. Per sentire un concerto d'organo bisogna andare in chiesa e quanto viene suonato deve essere prettamente legato al sacro. Recentemente mi sono interessata al mandolino, scoprendo un repertorio vastissimo ed uno strumento piuttosto versatile, eppure nell'immaginario collettivo il mandolino è lo strumento d'eccezione per la canzone italiana, o meglio, napoletana. Vittima di luoghi comuni limitanti come l'organo a canne. Ecco, tornando a questo strumento, sarebbe da ricordare che non è nato nelle chiese, anzi è nato prima della Chiesa, sembra venisse addirittura usato nei circhi romani durante gli spettacoli di gladiatori, quanto di più lontano dalla liturgia si possa pensare. Non hanno tutti i torti gli americani, dunque, a costruire enormi organi nei centri commerciali. Per molti compositori del XIX e XX secolo, l'organo era uno strumento dell'orchestra, né più né meno del corno. Tanto che appena varcate le Alpi troviamo quasi tutti i teatri dotati di un organo a canne, vero, non di un elettrofono d'emergenza.

Bisogna cambiare mentalità. O meglio, bisogna farla cambiare. Come? Facendo scoprire lo strumento. Al concerto di Pasqua ho invitato mia cugina, che da piccola ha preso lezioni di pianoforte, quindi non è affatto digiuna di musica. Per fortuna è arrivata un po' in ritardo, perdendo l'introduzione, quindi ha ascoltato il concerto senza il filtro liturgico e le è piaciuto, come se fosse andata a teatro a sentire un'orchestra. Molti dei miei colleghi di lavoro non hanno mai visto un organo da vicino, non sanno come funzioni e sono abituati a sentirlo in chiesa, almeno quelli che una volta all'anno vi mettono piede. Per questo mi piace invitarli a venire a trovarmi, magari quando studio e non alle messe. Non sono affatto una brava organista, ma spero di stimolare almeno la curiosità per uno strumento potenzialmente così versatile. Non c'è bisogno di 4 manuali e di 70 registri per spaziare dalla musica antica a quella contemporanea, mostrando i colori a disposizione e la libertà mentale dei compositori, loro sì svincolati in gran parte dal condizionamento liturgico.

L'Attesa in compagnia dura meno

L’organo a canne funziona benissimo nell’accompagnamento di molti altri strumenti, voce compresa, ma credo che la tromba sia uno dei pochi strumenti che permetta un vero dialogo con l’organo, senza relegarlo al ruolo di basso continuo. Inoltre, il suono a tratti festoso ed a tratti solenne della tromba si accompagna magnificamente all’atmosfera natalizia. Ecco dunque un concerto perfettamente in tema col tempo, nel tradizionale appuntamento del 26 dicembre a San Lorenzo di Abano Terme, cui ho potuto assistere grazie al mio abituale ritorno in terra natia per le feste.

foto da qui
Programma: G.F. Händel Sinfonia dal Messia (adattata all’organo) e Suite II in re maggiore dalla Watermusic (per tromba ed organo), J.S. Bach Concerto in la minore BWV 593 da Vivaldi (organo solo), G.B. Viviani  Sonata prima per trombetta sola ed organo dai Capricci armonici da chiesa e da camera op. IV, J.S. Bach Nun komm der Heiden Heiland BWV 659 (organo solo), G.F. Händel tre movimenti dalla Sonata in sol maggiore HWV 603b (tromba ed organo), infine come bis una versione per flicorno nella parte del tenore ed organo del corale nel IV movimento della cantata Wachet auf ruft uns die Stimme BWV 140 di J.S. Bach. Alla tromba (e flicorno) Diego Cal ed all’organo Francesco Finotti.

Il programma può sembrare “popolare”, con autori tradizionalmente associati ad una simile compagine, ma le scelte interpretative operate sono state tutt’altro che banali. Il tema del concerto era l’attesa, quindi più d’Avvento, o forse… da fine dei Tempi. Francesco Finotti, organista onorario ad Abano ed autore del progetto di restauro dello strumento, ha mostrato tutti i colori dell’organo in questione, dando l’idea di avere davanti un'orchestra intera più che un semplice strumento a tastiera, specialmente negli interventi solistici. Diego Cal ha abilmente spaziato dall’agilità del trombino in la alla pienezza del flicorno. La collaborazione tra i due artisti ha deliziato il pubblico, forse meno tedesco e turista del solito. Chi segue questo blog, sa quanto apprezzi F. Finotti nel repertorio più “impegnato”, trascendentale, con analisi dello spartito che rasentano gli studi teologici, ma devo ammettere di aver gradito anche questo concerto, preparato con la stessa attenzione dedicata a Liszt o Franck in altre occasioni. L’oretta di concerto è volata piacevolmente, insegnando parecchio ai musicisti presenti. Non esiste repertorio "facile" o "banale", almeno non ne ho udito in questa serata.

Orchestra vs. organo

Il mio sabato sera è stato nuovamente all'università per la musica, per il concerto di gala di alcuni studenti di direzione d'orchestra. Sul podio si sono alternati: Batughan Uzgören, Katharina Wincor, Jera Petricek Hrastnik e Roger Diaz Cajamarca, dirigendo brani di Brahms, Beethoven, Prokovief e Honegger, con l'orchestra da camera dell'università, di cui Giulia, la violinista di cui parlai qualche tempo fa, era primo violino. Concerto interessante nel complesso. I giovani direttori sono ancora acerbi ed hanno chiaramente pagato le poche prove con l'orchestra. Della compagine mi sento di salvare Jera Hrastnik, per la ricerca di un dialogo con l'orchestra anche dopo il concerto. Gli aspetti positivi della serata sono stati il vedere un gruppo quantomai internazionale ed eterogeneo andare d'accordo nella musica ed il conoscere un'opera di Honegger che non avevo mai sentito e che mi verrebbe voglia di trascrivere per organo.

Questo concerto mi fornisce l'opportunità di parlare di altri due eventi in qualche modo legate a tale serata. Prima di tutto il concerto di laurea di Giulia, sentito qualche settimana fa, ove la violinista ha data una prova di maturità musicale di altissima qualità, giustamente premiata con il massimo dei voti e la lode. Non solo per l’abilità tecnica, ma anche per la scelta e la preparazione dei brani, con un repertorio non scontato ed una particolare cura per Schnittke, su cui ha scritto la tesina. Sentiremo ancora parlare di lei. Al concerto di laurea di Giulia ho rivisto anche un amico conosciuto al conservatorio di Padova, compositore, violinista, direttore d’orchestra e, per passione, anche organista, che si è laureato a Vienna in direzione d'orchestra l'anno scorso (con lode) e che ora sta terminando gli studi in direzione di coro e con cui ho avuto l'onore di suonare (sue composizione) un paio di volte prima della partenza per Vienna, Stefano Torchio.

Stefano si è un po' risentito che non abbia ancora parlato nel blog del suo lavoro di laurea: l'orchestrazione della Priere di C. Franck. Avevo i miei motivi: non ero presente al concerto, tenutosi prima del mio ritorno definitivo in città, e temevo di essere troppo condizionata dal mio rapporto col pezzo. Temevo di essere imparziale nel parlare della sua trascrizione perché abbiamo “studiato” con lo stesso maestro e perché Priere è stata per me la chiave per iniziare ad apprezzare e capire Franck, essendo l'unico pezzo di questo autore che istintivamente amavo. In conservatorio Franck mi era stato presentato in modo orribile ed incompleto ed all'inizio l'avevo totalmente rifiutato. C’è voluto molto tempo, ci sono voluti i concerti e le lezioni di Francesco Finotti, infine c'è voluta l’esperienza in Belgio, ove Franck è nato, con gli organi dell'epoca per iniziare a gustare questo raffinato compositore. Ora, più leggo le sue opere organistiche e più lo sento orchestrale. Forse per un sentimento d’inferiorità (purtroppo comune tra i Belgi verso i vicini Francesi e Olandesi), Franck ha scritto relativamente poco per orchestra in quella Parigi che pullulava di compositori. Il suo stile organistico si scosta da quello dei coevi e di chi l’ha seguito.


Tornando al lavoro di Stefano (che potete ascoltare qui sopra), dire sublime sarebbe ancora poco. Il titolo e la strumentazione hanno relegato il brano originale ad un’esecuzione esclusivamente ecclesiale. Invece si tratta di un piccolo poema sinfonico dal tema semplice che diviene ora consolante, ora entusiasmante, ora accorato, ora rassegnato. Un po’ come la nostra preghiera, magari fatta ripetendo delle formule, ma con intenzione totalmente diversa a seconda della nostra situazione. 

Le trascrizioni orchestrali di brani organistici non sono una novità, si pensi per esempio a Stokovski, di cui parlai qui. In quel caso, però, l’originale bachiano era stato completamente stravolto. Invece in Franck l’orchestrazione non è una forzatura. Semmai la versione organistica originale suona quasi come una riduzione. Stefano ha fatto un ottimo lavoro, liberando la farfalla che era nascosta nel bruco organistico. 

La domanda che mi pongo è ora come rendere tutto ciò con l’organo. Così mi sono tornate alla mente quelle prime esecuzioni di Franck che avevo udito in concerto e l’impressione che me ne era rimasta. Era proprio in questa direzione e sentire ora critiche alle acrobazie tecniche e tecnologiche (di cambi di registri) operate dall'organista di allora come finalizzate al solo spettacolo mi fa sorgere il sospetto che l'interlocutore non abbia ancora capito la grandiosità di un compositore che pensa orchestrale scrivendo per il re degli strumenti. Quindi, grazie Stefano per permetterci di apprezzare maggiormente l'opera di C. Franck.

Tra morti e Santi

Il "ponte dei morti", come si usa dire dalle mie parti, è stato ben utilizzato per allargare il mio orizzonte musicale, ascoltando due concerti/celebrazioni particolari: il Requiem di Duruflé e la Messa in la maggiore di Franck.

da link
Domenica 30 nella Marienpfarre, una chiesona di fine '800 nel XVII distretto, si è tenuto un vero e proprio concerto "ecumenico" in tema Duruflé, ricordandone i 30 anni dalla morte. Per quest'omaggio si sono riuniti la Wiener Evangelische Kantorei, il coro della Marienpfarre e l'ensemble pro musica sacra della Pauluskirche, diretti da Martin Zeller, accompagnati all'organo da Wolfgang Capek e con i brani introdotti dalle rispettive melodie gregoriane intonate da quattro elementi della Wiener Choralschola. L'idea di far sentire il canto gregoriano da cui Duruflé ha tratto l'ispirazione è stata particolarmente azzeccata, non solo per comprendere meglio la rielaborazione dell'autore, ma anche per prolungare la mezz'oretta scarsa del Requiem fino alla normale durata di un concerto di almeno un'ora. Il tutto è stato preceduto dalla Toccata dalla Suite op. 5 dello stesso autore. Nel complesso hanno fornito una buona esecuzione, un plauso particolare all'organista, titolare nella Augustinerkirche, che ha confermato la sua abilità allo strumento, in questo caso un modesto Rieger. Duruflé ha chiaramente preso spunto dal lavoro di Fauré, usando i medesimi numeri, quindi rompendo la tradizione delle messe da Requiem dei secoli precedenti. Anche l'uso dei solisti e lo schema compositivo di alcuni brani richiamavano fortemente l'omonima composizione di Fauré. Ho trovato interessante la rielaborazione delle melodie gregoriane, rendendolo un Requiem più accessibile e mistico del precedente e svincolando il ritmo dal tempo classico. Niente di estremamente moderno nelle armonie. In qualche modo ancora figlio dell'ultimo romanticismo francese, a mio parere.


l'organo dell'Alserkirche
Stamattina, nella mia parrocchia, Alserkirche, nel IX distretto, l'ordinario della santa messa è stato cantato dal coro della Wiener Tonkunstvereinigung, diretto da Laura Perez Soria ed accompagnato all'organo da Henriette Nagy. Il coro ha purtroppo dimostrato di non essere abituato a cantare in chiesa, in particolar modo in questa. Sorvolo sulle chiacchiere da mercato in cantoria prima dell'inizio della celebrazione, ma pure il bilanciamento di sonorità tra organo e coro è risultato fallimentare, con l'organo che copriva il coro nella maggior parte dei casi. Le voci erano numerose ma in taluni punti poco curate e talvolta con qualche problema d'intonazione. La pronuncia tedesca di una messa latina composta da un belga che lavorava a Parigi non si poteva sentire. L'organista, invece, ha gestito discretamente lo strumento ed il repertorio, oltre a fornire un buon accompagnamento alla liturgia con interessanti improvvisazioni sui corali ed una frizzante Toccatina di Dubois alla fine. La messa in la di Franck è un'opera articolata, piena di spunti musicali secondo il testo, con un accompagnamento chiaramente orchestrale anche all'organo (con l'aggiunta di un'arpa e di un violoncello). Della messa originaria farebbe parte anche il celeberrimo Panis angelicus, per fortuna non eseguito, oltre al Credo che invece è stato recitato dai fedeli.

Questo repertorio è ingiustamente poco ascoltato. Forse perché in qualche modo di origine francofona. Pur preferendo il Requiem di Fauré, mi farebbe piacere riascoltare e magari cantare la versione di Duruflé. Per quanto riguarda la messa di Franck, probabilmente un ensemble differente ed un'occasione diversa avrebbero reso maggior onore alla composizione, però apprezzo enormemente l'iniziativa, essendo Alserkirche una parrocchia a metà tra centro e periferia, con generalmente poca gente alle celebrazione e di età avanzata. Quello che è normale per l'Augustinerkirche, la Jesuitenkirche o Stephansdom diventa qui una rarità eccezionale.

Orgeltag, il giorno dell'organo

Sabato scorso, 15 ottobre, ho partecipato alla IV edizione della giornata dell'organo.Dalle 14:30 alle 23 si sono succeduti concerti nelle chiese più note della città, dall'organo più antico al più recente, con il solo scopo di sensibilizzare la gente alla presenza di questo strumento. Mi sarebbe piaciuto si fossero unite anche le sale da concerto, per sfatare il mito che l'organo sia uno strumento prettamente da chiesa, ma magari la prossima volta.

foto da Wikipedia
Il programma completo si trova qui. Ovviamente ho dovuto fare una selezione, tra l'altro saltando a piè pari tutte le esecuzioni degli studenti delle locali scuole di musica. Causa altre priorità ho intenzionalmente perso il primo concerto alla Dominikanerkirche ma mi sono trovata poco prima delle 16 in Michaelerplatz con un’amica che mi ha accompagnato per tutta la maratona organistica. Potevamo scegliere tra l’Augustiner- e la Michaelerkirche ed abbiamo optato per quest’ultima per l’organo storico (inizio 1714).  Strumento che non delude mai, anche perché Manuel Schuen, l’organista, vi suona da anni. Avrei gradito qualche azzardo in più nella registrazione, che invece era rigidamente consona al repertorio (Kerll, Frescobaldi, Böhm, etc.). Due particolari non musicali hanno stonato: l’insistenza nel chiedere un’offerta da parte del parroco, tenendo conto che in questa chiesa già tengono regolarmente concertini per turisti per finanziare il recente restauro dello strumento, e la richiesta del programma all’uscita, un semplice A4 fotocopiato in cui facevano pure pubblicità alle altre iniziative musicali della parrocchia ed ai CD da loro prodotti.

foto da Wikipedia
Non siamo rimaste fino al termine perché alle 16:30 iniziava un altro concerto alla Jesuitenkirche. Qui, prima abbiamo sentito la studentessa moldava Cristina Galusca in Bach (Concerto Bach-Vivaldi in re minore BWV596), Mendelssohn (VI sonata op. 65/6) e Reger (fantasia corale su “Wachet auf, ruft uns die Stimme” op. 52/2) e poi il suo insegnante Michael Gailit in Bach (Partita su “Christ, der du bist der helle Tag” BWV766 e preludi corali su “Allein Gott in der Höh sei Ehr” BWV662-664 dalla collezione di Lipsia) e Schmidt (Ciaccona in do diesis minore). La prima ha pagato la giovane età e l’inesperienza. Non ha saputo gestire bene i registri e l’interpretazione era scolastica ed immatura. In Bach il primo allegro era troppo lento (o meglio, privo di ritmo), mentre l’adagio era troppo veloce e poco lezioso. La seconda variazione sul corale in Mendelssohn era confusa, causa registri errati al pedale. Tecnicamente le sbavature erano trascurabili, ma appena l’insegnante ha iniziato a suonare pure la mia amica, non organista, ha convenuto che sembrava di sentire un altro strumento. Lui sì conosceva bene come far tremare le pareti della chiesa o raggiungere il limite dell’udibile, come pulire i suoni, gestire il fraseggio e dare un senso alla composizione. Per carità, nulla di eccezionale, semplicemente la mano navigata di qualcuno che evidentemente conosce l’organo e l’ambiente in cui si trova. La ciaccona di Schmidt resta per me un pezzo troppo lungo e difficilmente digeribile.

Wöckherl-Orgel, foto da Wikipedia
Per le 19 eravamo nella Franziskanerkirche per un concerto alquanto inusuale: serie di improvvisazioni con l’organo Wöckherl (1642, con temperamento mesotonico), l’organo Rieger (equabile) e voce. Allo strumento contemporaneo c'era Manfred Tausch, allo strumento antico, al positivo ed incaricato della presentazione Johannes Ebenbauer ed il soprano era Susanne Kurz. Oltre ad essere piuttosto bravi nell’improvvisare in diversi stili, hanno mostrato un certo affiatamento nel suonare assieme. Interessante combinazione tra  organi così diversi. L'impatto iniziale ha fatto sembrare lo strumento antico “stonato” e modesto rispetto al possente Rieger ma poi la bellezza delle armonie e dei registri dello strumento storico ha prevalso sull'impersonalità di quello moderno.

Dopo una tradizionale cena viennese, innaffiata dal mio primo Sturm, abbiamo fatto a tempo a sentire parte dell’ultimo concerto della giornata, a Stephansdom. Ascoltare musica nella cattedrale di sera assume sempre i contorni di un’esperienza mistica, probabilmente per l’oscurità, le dimensioni della chiesa e l’acustica. Konstantin Reymaier ha eseguito sul nuovo Rieger Bach, un’improvvisazione e una trascrizione del celeberrimo adagio dalla VII di Bruckner, per terminare con una piccola improvvisazione sulla ninna nanna di Brahms. Anche qui nulla di eccezionale, ma l’organo merita e l’ambientazione è unica. L’unico rammarico è storico, perché Bruckner ha prestato regolare servizio come organista ma ha composto poco o nulla per questo strumento, nonostante sui nostri libri di storia della musica si dica che il suo stile compositivo risenta della formazione organistica.

Conclusione. Come la lunga notte delle chiese, credo sia un’iniziativa da ripetere e copiare. Ancora troppe persone si rifiutano di mettere piede in chiesa per paura di non so cosa e così facendo si perdono grandi opere d'arte. Indipendentemente dalla fede o qui anche dalle tasse, la musica come la pittura sono state finanziate in passato dalla Chiesa e non possono essere da questa svincolate. Inoltre molte persone non sanno che un organo ha una pedaliera che copre due ottave e mezza, che gli spartiti per organo sono scritti su tre righi per questo motivo, non sanno cosa sia un registro e quanto complesso ed evoluto sia il meccanismo di funzionamento di questo strumento, non sanno nulla di temperamenti ed accordature, etc. Associano l'organo solamente a noiosi accompagnamenti dei canti durante la messa, senza nemmeno immaginare che quello strumento ha il potenziale di un'orchestra intera. Il 75% del repertorio organistico non è prettamente liturgico. In tutto il pomeriggio ho sentito solo qualche corale che può essere quindi definito musica sacra, tra l’altro corale luterano in chiesa cattolica. Per il resto, tra preludi, ciaccone, toccate e canzoni non c’era nulla di “religioso” se non l'ambientazione. Speriamo di aver demolito qualche pregiudizio!

Bibbia e Bach, donne e saggezza

Per l’ennesima volta a Berlino per un convegno e per l’ennesima volta ho fortuitamente assistito ad un’interessante iniziativa musicale. Nella chiesa luterana Jesus-Christus della comunità di Dahlem, storicamente attiva in campo musicale, a due passi dal centro congressi, per sei domeniche un attore leggerà passi dalla Bibbia intervallati con musiche di Bach per organo, sul tema “Donne e saggezza”. Tra gli attori presenti ci sarà anche Martina Gedeck, resa famosa alle nostre latitudini grazie al film “La vita degli altri”.

Logo dell'evento
Domenica 7 agosto ho beccato il capitolo di Ruth, letto da Heikko Deutschmann e commentato musicalmente dall’organista Anna-Victoria Baltrusch, con la Toccata e Fuga in re min. dorica BWV 538, il preludio corale sul “Vater unser” BWV 682 e sul “Komm heiliger Geist” BWV 651, entrambi dalla collezione di Lipsia, e l’Adagio dalla Toccata, Adagio e Fuga in do maggiore BWV 564.


L'organo in questione
La giovane organista se l’è cavata egregiamente, anche se l’interpretazione era un po’ troppo scolastica ed acerba per i miei gusti. La fuga della dorica è un monumento finemente cesellato, non un mattone da terminare prima possibile in organo pleno. L’organo avrebbe permesso ben più ampie possibilità, date le dimensioni. La scelta dei brani si accordava bene al testo ed il lettore (austriaco) ne ha dato un’ottima interpretazione. La chiesa era piena e non tutti avevano i capelli bianchi. Al solito, offerta libera al termine per sostenere la musica liturgica e quindi anche iniziative come queste. Essendo la chiesa luterana, nonostante l’alta tassa (quasi il 10%, altro che il nostro 8 per mille!), le offerte sono in banconote. Non perché la gente sia particolarmente più ricca in questo angolo di Germania (anzi le statistiche dicono che Berlino abbassi la media tedesca) ma perché è più sensibile alla questione musicale rispetto alla media europea. Nella chiesa luterana la musica è una parte fondamentale della liturgia. Senza musica il culto sarebbe come una messa da noi con il parroco in calzoncini e maglietta.

Bellissima idea che permette di conoscere testi magari meno frequentati della Bibbia e di avvicinare tutti alla teologia della musica bachiana. Senza commenti e chiacchiere aggiuntive ed inutile. Hanno parlato le Scritture e la Musica. Se avessero bisogno di lunghe spiegazioni perderebbero gran parte della loro forza comunicativa. Lodevole l’accento sulla donna, sia con la scelta di testi consoni, sia con la presenza di attrici ed organiste. Magari potesse essere d’ispirazione anche per qualche chiesa italiana!

Die lange Nacht der Kirchen... potenziale

In attesa di poter godere nuovamente di persona di questo evento, ossia della serata in cui tutte le chiese sono aperte fino all’una di notte offrendo concerti, seminari, visite guidate e riti particolari, ecco la scelta che avrei fatto se fossi già stata a Vienna.

Alle 17:30 sarei andata all’Otto-Wagner-Kirche am Steinhof per un concerto d’organo, più per il luogo che per il programma.
Alle 18:00 concerto d’organo e guida all’Augustinerkirche. Gli strumenti meritano! Anche se sarei tentata di saltare all’Hofburgkapelle per sentire i Wiener Sängerknaben. Tanto le due chiese sono vicinissime e sinceramente ho già assistito una volta alla dimostrazione guidata degli organo dell'Augustinerkirche.
La pianta su google delle chiese centrali che avrei visitato.
Alle 18:30 sarei stata combattuta tra la musica armena della Mechitaristenkirche e la "Petite Messe solenelle" di Rossini ad Heiligenstadt.
Alle 19 avrei potuto scegliere tra la curiosità per gli inni ortodossi e finalmente sentire l’irgano della Karlskirche. Tenendo conto che alle 19:10, però, iniziavano le "Musikalische Exequien" di Schütz nella Schottenkirche e mi sarebbe piaciuto poterle ascoltare da spettatrice per una volta, dopo averle eseguite col coro a Bxl in un'atmosfera alquanto tesa lo scorso novembre.
Alle 19:30 ci sono ben due concerti di beneficienza parimenti interessanti: "La creazione" di Haydn a Maria Treu (la chiesa di Bruckner) e sonate da chiesa di Mozart nella Jesuitenkirche. Nel primo caso raccolgono fondi per il recupero dell’organo storico, nel secondo per i rifugiati.
Alle 20:00 c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Probabilmente avrei optato per la musica rinascimentale nella Kruezkapelle della Michaelerkirche.
Alle 20:30 sarei andata alla presentazione dell’organo Kaufmann nella chiesa Mariahilf, ove sarei rimasta per il mottetto Jesu meine Freude BWV 227 alle 21. Nel caso di un’esecuzione inascoltabile sarei corsa alla Jesuitenkirche per un breve concerto d’organo.
Alle 21:30 avrei dovuto nuovamente dividermi: A St. Salvator proponevano musiche tardo rinascimentali e barocche, alla Peterskirche un po’ di allegria con musica per tromba ed organo, con all’organo un ragazzo conosciuto ad Haarlem nel 2008 e che mi ha aiutato molto ad inserirmi nel mondo organistico viennese sei anni fa, ed infine alla Schottenkirche si lanciano nel "Requiem" di Mozart.
Alle 22:00 tempo di organo, tra la Franziskanerkirche e la Michaelerkirche, ove suona un’altra vecchia conoscenza, un ragazzo altoatesino.
Un po’ di riposo, anche per trovar posto a sedere, prima del "Dettinger Te Deum" di Händel nello Stephansdom alle 23:00, anche se questo avrebbe significato perdersi Reger nella Schottenkirche e repertorio simile nella Votivkirche.

Poi lentamente sarei tornata a casa, grata per la serata piena di ottima musica. Purtroppo avendo saltato tutte le visite guidate in chiese storiche ed in luoghi generalmente chiusi al pubblico e limitandomi alla sola zona entro il Gürtel. Avrei avuto bisogno di scarpe buone per una lunga corsa musicale. Qui il programma completo. Le scelte fatte sarebbero state dettate dall'astinenza di certo repertorio e di alcuni luoghi dopo tre anni a Bxl, ma probabilmente avrei optato per esperienze differenti se fossi stata sul posto, perché le occasioni per sentire gli strumenti ed i brani più noti non mancano anche durante il resto dell'anno.

Piccoli organisti crescono... in Svizzera

Recentemente mi trovavo a Basilea e non potevo mancare di ascoltare un concerto su uno dei due Andreas Silbermann in città (in realtà ricostruiti). Nella chiesa di S. Leonardo (disposizione dell’organo qui) viene offerto un concerto ogni venerdì, dalle 18:15 alle 18:45 circa. Il 30 ottobre si sono esibiti i tre vincitori del concorso nazionale per giovani musicisti.

Il primo, Sebastian Kalbfuss,un altero dodicenne o forse poco più, ha esordito con la Toccata di Gigout, per seguire con il Preludio e Fuga in mi min. BWV533 di J.S. Bach. Il secondo, Nathan Hubov, all’apparenza un bambino, ha suonato un Preludio in do min. di J.L. Krebs, la fughetta sul nome B.A.C.H. op.123 n.3 di J.G. Rheinberger ed il Preludio op. 9 n. 6 di H. Schroeder. La terza, Alicia Joho, una ragazzina già sviluppata ma sicuramente meno che quattordicenne, ha proposto il Preludio e Fuga in do min. BWV 549 di J.S. Bach, il preludio pastorale di J. Langlais e la Toccata dalla Suite Gothique di L. Boellmann.

Se la sono cavata tutti e tre egregiamente, suonando molto meglio di quanto  facessimo noi a vent’anni in conservatorio. Questo indica non solo la loro dedizione nell’esercitarsi ma soprattutto la presenza di un insegnante coscienzioso, che sa spiegare l’importanza del fraseggio e le differenze tra suonare un autore barocco da uno romantico. Al di là delle teorie filologiche, purtroppo in conservatorio a noi contavano più le note giuste dell’interpretazione. I ragazzini hanno commesso minimi errori (ahimè la ragazza qualcuno in più), soprattutto cambi di tempo, che facevano trasparire l’emozione, ma davvero bravi. Bimbi prodigio? No, semplicemente educati. Se la musica fosse insegnata sin dall’infanzia, ci sarebbe molti più giovani organisti e magari anche più motivati pure da noi. La maturazione e la piena consapevolezza verranno col tempo, se seguiti a dovere.

L’organo aveva un suono molto bello, anche se né le combinazioni né forse il temperamento “suonavano” bene nel repertorio romantico. Sospetto che in parte sia colpa di preconcetti su come debba essere la registrazione “romantica”, senza la flessibilità di adattarla allo strumento.

Nota a margine. Il concerto è iniziato puntualmente. La chiesa non era strapiena, ma c’era parecchia gente, per la maggior parte anziana. All’uscita una cassetta per le offerte invitava a sostenere questa attività. In una città estremamente cara come Basilea, un buon concerto è ad offerta libera, ogni settimana, è una vera delizia. Tutto il contrario di Bxl, ove i concerti, anche di scarsa qualità o amatoriali, sono molto cari, iniziano in perenne ritardo e spesso (vedi ultimo caso all’Istituto di Cultura o al saggio della classe di organo) le chiacchiere hanno più spazio della musica.

Antichità nordiche

Nuovamente ad un concerto. Stavolta si torna alle origini, sia metaforicamente per il repertorio antico sia per lo strumento, ossia l'organo a canne. Invitata da una signora del coro ecumenico di lingua tedesca che fa parte del comitato promotore del restauro e del mantenimento dello strumento ascoltato (link al comitato e all'organo), domenica pomeriggio sono andata a sentire uno dei concerti della serie per la stagione 2014-2015.

Prima del restauro.
L'organista Cindy Castillo ed il mezzosoprano Joëlle Charlier hanno proposto una selezione di brani di Sweelinck (solo organo, Pavana lachrimae, Variazioni su "ma jeune vie a une fin" e Fantasia Cromatica) e di Dowland (canto e b.c., "Come again: sweet love", "Is that a sinner's sighs", "Weep you no more, sad fountains", "Say love if ever thou didst find", "What if I never speed?", "Sorrow stay", "Were every thought an eye" e "Flow my tears"), intitolando il concerto "sweet melancholy".

Indeed! Testi e musiche di una tristezza infinita, senza speranza. Le due ragazze, al contrario, manifestavano gioia ed entusiasmo da ogni poro. Molto bella la voce del mezzosoprano, anche se talvolta sopraffatta dall'accompagnamento, e soprattutto molto espressiva. Davvero brava! Ovviamente da organista sono più critica verso una collega, che però ha fatto un ottimo lavoro nei brani per strumento solo, mostrando tutte le possibilità sonore dello strumento, il cui temperamento mesotonico rende particolarmente appropriato il repertorio scelto. L'ho apprezzata meno nell'accompagnamento, sia perché troppo presente in alcuni momenti e sia nella scelta dei registri. In particolar modo non ho trovato opportuno l'uso del tremolo meccanico. Meglio il semplice bordone, a mio parere. I brani sono stati introdotti da lunghi discorsi (esageratamente lunghi e pieni di aneddoti, forse per alleggerire l'atmosfera altrimenti piuttosto cupa), solo in francese. Inutile dire che la cosa non mi sia risultata particolarmente gradita.

La chiesa di Saint Denis è l'ambiente ideale per i concerti. L'acustica è perfetta, né troppo secca né troppo riverberante. L'organo è in una posizione ottimale. Peccato che l'edificio sia malandato e che la zona circostante non propriamente tenuta a dovere. Lodevole il lavoro fatto per far tornare in vita e mantenere lo strumento. Purtroppo il pubblico era quasi esclusivamente costituito da anziani locali. L'evento diffuso su un social ha attirato solo altri due compagni di concerti che con me hanno abbassato un po' l'età media dei partecipanti. La signora tedesca che mi ha fatto conoscere l'evento mi ha proposto di provare lo strumento e di magari farci un concerto assieme in futuro (suona il flauto traverso). Beh... magari! Non ho un cv musicale confrontabile con quello delle interpreti di stasera, ma ci metterei tutta la mia buona volontà. Ovviamente se fossi ancora a Bxl per quell'ipotetica data.

Organi ed organisti

Quest’anno non c’è stato modo e tempo per assistere ad un vero concerto di Natale a Bruxelles, per cui mi sono rifatta col tradizionale concerto d’organo di Santo Stefano nella chiesa di San Lorenzo ad Abano T. Dopo una lunga pausa, finalmente questo evento è tornato nelle mani di chi ha progettato e curato il rinnovo dell’organo, ormai quasi 15 anni fa, ossia Francesco Finotti.

Il felicissimo connubio tra questo strumento e l’interprete è stato confermato. All’ingresso il poderoso Pezzo Eroico di C. Franck. A seguire l’Adagio e dolce dalla III Triosonata in Re min. BWV527 che ha ricreato l’atmosfera incantata dei pastori di fronte alla natività, ed il concerto Bach-Vivaldi in Re magg. BWV972, che, invece, ha reso l’orchestra ma al contempo ha mostrato le peculiarità dell’organo. Passando a Liszt, con una selezione di brani dalla suite "L'albero di Natale", esplorando la meditazione interiore e la modernità musicale della seconda parte della produzione di questo autore, meno virtuosistica ma più profonda. Infine un omaggio a Mozart, non solo nella sua ironia con la marcia del Sign. Contrappunto (K453a) e la Giga in sol magg. (K574) in cui entra pure una "citazione" del nome Bach, ma anche nella sua grandezza con la Fantasia in Fa min. K. 608. A premiare il pubblico anche due bis. In ogni caso è stato notevole lo sforzo mnemonico per la quantità e la complessità dei brani presentati.

Non ci sono dubbi che il concerto mi sia piaciuto. Finotti è una conferma, su questo strumento è una garanzia. Ho apprezzato molto la scelta intelligente del programma: non forzatamente "natalizio" o da esibizione virtuosistica per accontentare un auditorio illetterato, non esageratamente cervellotico e contorto per i soli addetti ai lavori. Con sorpresa ho notato che il pubblico era meno tedesco e più italiano, segno della “crisi” ma forse anche di una maggiore sensibilità musicale? A giudicare dalle recenti scelte televisive (tenorini per il concerto al Senato e Weihnachtsoratorium di Bach dalle 23:30 su canale satellitare) sembrerebbe in atto una regressione. Si spera nelle realtà locali per una qualche educazione musicale. Sono di parte, ma una maggiore conoscenza dell’organo non potrebbe che fare bene. Stufi di sentirlo chiamare “pianola”, “pianoforte con le canne” e via dicendo. Stufi di sentirci considerati dei fratelli minori e meno capaci dei pianisti. Stufi di vederci svalutati anche dai parroci che preferiscono schitarratori della domenica o autodidatti.

Lo strumento in questione.
Qualche giorno prima di rientrare in patria per le festività, ho avuto modo di visitare brevemente la chiesa di Sint-Katelijne a Bxl, che per lungo tempo è stata chiusa. La facciata ripulita è bellissima. Peccato il mercatino di fronte l’abbia utilizzata come uno schermo per proiettare balletti e musiche varie… anche durante la messa al sua interno. Quando vi sono entrata c’era un organista che studiava. Studiava? Magari!!! Prima è partito in organo pleno con la Toccata dalla V sinfonia di Widor, giusto per ingolfarsi alla seconda battuta. Poi ha provato con due piccoli preludi e fughette, erroneamente attribuite a Bach, ma anche qui le difficoltà tecniche l’hanno bloccato. Infine è riuscito a fallire pure con un’invenzione a due voci (stavolta Bach autentico). Se penso che quando studiavo a Vienna nella Peterskirche suonavo al minimo e cercando di perfezionare solamente brani ben rodati... Beh... valorizzare l'organo significa anche farlo suonare da chi sia in grado di farlo, specialmente quando la chiesa è frequentata.

Gita organistica

D’estate le Fiandre si vestono di musica. Dopo il carillon, mi sono concessa un concerto d’organo all’interno di una sorta di festival in tutte le Fiandre Occidentali. Domenica ho preso un paio di treni fino a Kortrijk, cittadina che non conoscevo e che è nota per una battaglia del 1302 quando i locali fiamminghi vinsero il borioso esercito francese, per sentire una mia “vecchia” conoscenza, Mithra Van Eenhooge.

Il concerto si è svolto alle 16:30 nella chiesa di San Martino, su uno strumento Schyven del 1887, con 3 manuali e 43 registri, rimaneggiato ed elettrificato nel 1954 dalla Loncke. Il programma comprendeva: “Cortege” e “Berceuse” dai 24 Pezzi in stile libero di L. Vierne; “Improvvisazione corale su Victimae Paschali” di Ch. Tournemire, trascritta da Duruflé, il II Corale di C. Franck, “Intermezzo” dalla IV Sonata per organo di J. Rheinberger, “Litanies” di J. Alain, “Dominica ad Vesperas” di B. Luyckx ed una trascrizione di “Satyagraha” di Ph. Glass. Il brano “Dominica” è stato composto proprio per l’occasione. Ho perso l’ultimo pezzo per recuperare un treno che mi riportasse a casa prima della “scadenza” del biglietto. Dei brani poetici sono stati letti tra i vari brani musicali.


Ho conosciuto Mithra nel 2008, alla scuola estiva di Haarlem. Era l’unico belga, da Brugge-Bruges, il primo che abbia mai incontrato non avendo un’idea precisa di dove fosse il Belgio. E chi avrebbe previsto che sei anni più tardi avrei assistito ad un suo concerto da residente sul territorio? Onestamente all’epoca nemmeno pensavo di emigrare. Tornando al concerto, i tempi sono stati alquanto svelti, sottolineando il virtuosissimo di alcuni brani, ma la dimostrazione di agilità non era fine a se stessa. Il senso musicale prevaleva sempre e l’acustica del luogo così come il tipo di registri dello strumento sono stati rispettati. Certo, non c'era la maturità e la completezza sentita in F. Finotti, ma il ragazzo è sulla buona strada. Onestamente non ho trovato particolarmente interessante la composizione di Luycks, mi ha ricordato un’improvvisazione piuttosto standard, in linea con la moda di qualche anno fa. Mi sarei aspettata qualcosa di diverso da un così giovane compositore. Lo strumento non era nulla di eccezionale ma un buon romantico, con un piacevole impasto di fondi ed ance. 


La cosa buffa è stata ricevere un foglio per dare i voti al brano di Tournemire, alla composizione contemporanea ed al concerto in genere. Ci sarà un premio per l’organista con il punteggio più alto. Sarà un tentativo di fidelizzare il pubblico alla serie di concerti, ma mi sembra scorretto nei confronti degli organisti, penalizzando chi ha coraggio di proporre musica “nuova” rispetto a chi suona in modo tradizionale brani stranoti, magari nemmeno consoni allo strumento, all’ambiente o all’occasione. Non si tratta di un esame in conservatorio. I voti vanno anche a gusti personali.

Ritorno al passato remoto

Il mio abituale ritorno a casa per le festività pasquali è stato segnato da un concerto particolare. Un tuffo nel passato remoto ed un riassunto di tutta la mia vita. Queste le sensazioni che ho avuto, anche se il concerto in sé è stato un semplice concerto d’organo.

Per dovere di cronaca, la locandina.
Lunedì 21 aprile, alle 17, concerto d’organo nella chiesa di San Lorenzo di Abano Terme (Padova) con Francesco Finotti con il seguente programma: di J. S. Bach Toccata, Adagio e Fuga in do magg. BWV564 e Concerto in la min. BWV593 da A. Vivaldi, di W. A. Mozart Andante in fa K616, di C. Franck II Corale in si min. e Final in sib, op. 21. Bis, parte del corale “Ach bleib bei uns, Herr Jesu Christ” BWV649 dalla raccolta Schübler.

Abside con canne di facciata
Perché ho avuto l’impressione di rivedere tutta la mia vita in questo concerto? Innanzitutto perché non entravo in quella chiesa da almeno dieci anni. In quella chiesa ho mosso i primi passi nella musica quasi 20 anni fa, entrando nella corale. Su quell’organo, un Tamburini a 3 tastiere, ho messo le mani (ed i piedi) per la prima volta grazie alla disponibilità dell’ex organista titolare. Su quell’organo, ripensato completamente da quello che sarebbe diventato il mio insegnante “clandestino”, mi feci sentire da lui per la prima volta, nonostante fossi fasciata e dolorante per una caduta in bici la mattina stessa. Quei banchi sono stati testimoni silenziosi di anni di preghiere, crisi, meditazioni e speranze, non solo per quanto riguardava la mia vita musicale, ma anche per quella scolastica e sentimentale. Il programma, poi, mi è sembrato una rappresentazione dei miei trent'anni passati: Bach con gusto italiano come la mia vita in Italia ma con lo sguardo rivolto alla Germania, il breve brano di Mozart come i miei leggeri ma istruttivi 3 anni a Vienna, infine Franck (di origine belga) come il mio inizialmente triste impatto in Belgio e successivo cambio di prospettiva. Il fatto che il corale del bis fosse lo stesso inviato con gli auguri di Pasqua via mail (onorata dal fatto di aver “ispirato” l’idea) ha rafforzato la mia personalissima interpretazione. Ho rivisto tutto con gli occhi di adesso. Qualcosa è immutato, qualcosa nuovo, ma io sono diversa.


Torno, invece, a parlar di musica, tralasciamo il coinvolgimento emotivo e l'interpretazione romantica. Non sono stata delusa, sebbene il programma fosse abbastanza a misura di turista tedesco di passaggio, quindi includendo brani mediamente celebri per persone appassionate del genere. Bach limpido come raramente si ascolta ma allo stesso tempo “orchestrato” in modo magnifico, Mozart meditativo, Franck sinfonico, complesso, grandioso. Nonostante un trascurabilissimo vuoto di memoria nel Final, notato solo da chi conosceva il brano e comunque recuperato all'istante, l’intero concerto ha mostrato una maturità ed un controllo sia della tecnica sia dell’interpretazione davvero rari, specialmente in Italia. Qualcuno potrà obiettare che il mio giudizio sia di parte, visto che si trattava di un mio insegnante e di una chiesa nota. Non credo, la mia onestà intellettuale m’impedirebbe di dir bene di una cosa che non mia abbia pienamente soddisfatto. Sono estremamente intransigente, anche con me stessa. Se il concerto non mi fosse piaciuto, avrei semplicemente evitato di parlarne.

Mendelssohns Orgelsolomesse

Il 23 febbraio nella chiesa che ospita una delle comunità italiane della città si è tenuta una cerimonia particolare, intitolata "ridirsi sì", ossia il rinnovo della promessa di matrimonio o di fede fatta negli anni precedenti. La celebrazione era in italiano e francese, con sacerdoti belgi ed italiani. L'animazione musicale è stata curata dal coretto italiano, guidato da Cristina. Per l'occasione abbiamo introdotto cinque momenti di sola musica all'organo ed ho suonato dalla cantoria. L'eccezionalità dell'iniziativa, benché non confrontabile con i concerti o le messe musicali di cui solitamente racconto, mi ha spinto a riportarla anche qui, condividendo una riflessione a posteriori su quanto poco basti per rendere "speciale" una liturgia.

dal giornalino della parrocchia
Tenendo conto dei miei pregressi studi, della mancanza di tempo per esercitarsi, dei miei limiti tecnici  (ossia cosa ero in grado di suonare senza far rivoltare nella tomba l'autore) e del tema della giornata, ho proposto estratti dalle sonate per organo op. 65 di Felix Mendelssohn, in questo ordine:

ingresso: Sonata III, "Con moto maestoso" (ovviamente solo la prima parte, prima del fugato su "Aus tiefer Not";
dopo la predica: Sonata VI, "Andante" (Amen);
offertorio: Sonata I, "Adagio";
comunione: Sonata VI, "Andante sostenuto", prima variazione sul corale "Vater unser in Himmelreich";
finale: ahimè scontato, non dalle sonate, ma bensì una trascrizione più completa possibile della Marcia Nuziale dalle musiche di scena per Sogno di una notte di mezza estate, contentino per le coppie.


L'organo era un piccolo Kerkhoff del 1912, con 2 manuali e pedale, pneumatico, con 8 registri, tutto espressivo. Nonostante le modeste dimensioni, ammetto di aver riscoperto il piacere di suonare musiche di Franck (tra l'altro belga) su questo strumento, mentre con Bach non trovo ancora soddisfazione. Gli amanti della prassi esecutiva inorridirebbero anche a sentire Mendelssohn suonato qui, ma in chiesa ci si adatta a quel che si ha, come hanno fatto i nostri illustri predecessori.

Tornando alla celebrazione, pur se con i miei limiti musicali e se i brani "classici" erano alternati a canti meno tradizionali ed accompagnati dalla chitarra, nel complesso è stato un successo. La partecipazione è stata notevole per una piccola comunità mista come la nostra. Sicuramente musicisti professionisti e stipendiati ed una comunità educata a cantare avrebbero garantito una celebrazione di alta qualità musicale, ma l'impegno e l'entusiasmo del gruppo hanno comunque dato un buon risultato dal punto di vista liturgico. Mi auguro non resti un episodio isolato. Alla fine anche la solista ed i coristi hanno apprezzato l'accompagnamento all'organo dalla cantoria, nonostante fosse distante, in confronto alla statica e monotona tastiera digitale. L'organo a canne si conferma il re degli strumenti anche per la liturgia.


Lo sfacelo liturgico in Italia secondo De Marzi

Esiste in Italia un'associazione di organisti (AIOC) che cerca di promuovere un contratto regolare nelle chiese a modello di quanto già realizzato in Francia ed in Germania ma anche di diffondere la cultura musicale nella liturgia. Condivido alcuni aspetti di quanto portano avanti, non tutti, sicuramente non mi ritrovo quando viene esaltato il tradizionalismo bigotto ed ignorante. Per fortuna solo poche voci seguono questa strada. Oggi, invece, mi è giunto un illuminato scritto di critica sul degrado della liturgia nella Chiesa italiana. L'autore è quel Bepi De Marzi divenuto celebre per una preghiera molto bella, ben scritta, non complessa ma non banale: "Signore delle cime". Esempio di un canto che potrebbe entrare nel repertorio liturgico, che può essere cantato da tutti ma anche da una schola, che riesca a commuovere nonostante non ci siano solisti, assoli di chitarra o armonie da ballata pop. Ecco quanto scrive:


da "Il Giornale di Vicenza" dell'11 dicembre 2013

"La messa sarà animata dal Gruppo Cantasuona". Ecco l''immagine dello sfacelo liturgico.

Animare la messa significa delegare qualcuno che in chiesa suoni e canti, con testi quasi sempre casuali, "da animazione", che vuol dire anche "da intrattenimento", mentre nella navata tutti tacciono e, per lo più, nemmeno pregano.

E questo degrado lo si può notare, ufficializzato per l''Italia intera, ogni domenica nelle due messe televisive, alle 10 su Rete Quattro e alle 11 su Rai Uno: meste processioni con chierichetti o chiericoni impacciati, spaesati nella recita, nonni-diaconi con stola a bandoliera, gruppi corali improvvisati, quasi sempre formati da voci senili che divagano sussiegose tra le canzoni da campeggio o da devozioni turistiche: le donne con l''immancabile scarpetta colorata.


immagine dal web
Testi e musiche provenienti dai repertori mistico-rock dei complessi giovanili, ma generalmente "confezionate alla bisogna", come denunciava desolatamente l''illuminatissimo, ispiratissimo e inascoltato musicista toscano monsignor Domenico Bartolucci, già direttore della Cappella Sistina, poi messo da parte dalle misteriose trame vaticane e fatto cardinale per consolazione, investitura interpretata dagli estimatori e dagli allievi come ulteriore umiliazione. È scomparso proprio in questi giorni. Era nato nel Mugello, a Borgo San Lorenzo, nel 1917. Il suo fecondo comporre percorreva l''infallibile e insuperabile tematica gregoriana.

E dopo di lui "il diluvio" con quella che è stata chiamata "la carica post-conciliare dei trecentocinquantamila": tanti sono stati, e ancora si moltiplicano impuniti, i compositori improvvisati, i versificatori con le più grottesche metafore bibliche, i chitarristi, gli zufolatori, i tamburisti da messa. Mentre gli organi a canne restano chiusi a chiave e nei Seminari diocesani, come nei conventi, non si affrontano più nemmeno i primi elementi del solfeggio. "In chiesa imperversano musiche banalissime con testi risibili, infantili", ripete amaramente Riccardo Muti.

chiesa di Vienna, perennemente vuota e fredda
nonostante l'imponente organo
Ma i musicisti e i poeti sono ormai dei solitari che intonano lamentazioni portate via dal vento della banalità. A Natale godremo con: "Gesù, Gesù, Gesù, disceso fin quaggiù, hai fatto tanta strada, riposati anche tu". E appare sempre più lontana, ormai impossibile, l'esortazione del vescovo di Vicenza monsignor Ferdinando Rodolfi che ottant'anni fa, ispirato dalla competenza, dall'entusiasmo e dalla donazione di don Ernesto Dalla Libera, diceva "Che il popolo canti!". Quale popolo, ora, con le chiese sempre più vuote?

"I morti, doppiamente morti al freddo di queste liturgie", cantava un altro inascoltato, padre David Maria Turoldo. "Risuscitò, ohò-ohò", ci è dato di sopportare anche da queste parti. Abbiamo visto il disagio del Papa ad Assisi. Davanti aveva decine di migliaia di "curiosi muti da messa turistica" mentre i fraticelli e i fratoni scottolavano beati, quasi svolanti, senza mai un canto collettivo o una preghiera diffusa. "Animava" la messa papale un gruppo invisibile, con una voce femminile che sovrastava tutto e tutti. Le musiche? Alla bisogna.

Bepi De Marzi