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Il carillon di Mechelen 2

Di nuovo a Mechelen, di nuovo per un concerto di carillon, di nuovo nella chiesa Onze-Lieve-Vrouw-over-de-Dijle e di nuovo per sentire Tom Van Peer. Ma questa volta non da sola. Sabato scorso ero accompagnata da un amico geologo olandese in visita in città, due ragazze cinesi appassionate di musica ed un ragazzo rumeno che da poco ha cambiato vita trasferendosi in Belgio per lavoro. Un bel gruppetto eterogeneo, unito dall'amore per la buona musica e dalla curiosità per uno strumento non comune.

Tom Van Peer alla console del carillon di Sint Rombout
Il concerto è stato magnifico. Il programma prevedeva musica da film, cosa che molti altri avrebbero trasformato in uno spettacolo pacchiano, invece Tom Van Peer non solo ha elaborato delle trascrizioni per carillon in forma di suite, con delle transizioni musicali tra un brano e l'altro, ma è riuscito a far cantare lo strumento come se fosse un pianoforte, mentre sappiamo bene quanto sia difficile anche solo suonare decentemente delle pesanti campane. Un musicista straordinario, che ogni volta compensa il disturbo del viaggio fino a Mechelen.

Stavolta nemmeno un diluvio ci ha fermati. Veramente la sottoscritta era pronta a rinuniciare, ma visto l'entusiasmo della comitiva non ho potuto tirarmi indietro. Abbiamo trovato riparo in uno spazio della parrocchia, che aveva anche allestito una sala con schermo per vedere in diretta il carillonista all'opera, ma l'acustica amplificata dal campanile non rendeva bene le sfumature sonore come si poteva, invece, apprezzare sostando sul portone dell'edificio, con l'orecchio teso all'esterno. Alla fine del concerto è spuntato pure il sole, per cui ci siamo goduti un giro turistico in città ed una meritata cioccolata calda (l'estate belga è già terminata, siamo in pieno autunno).

Madrigali di primavera

Con giugno è letteralmente esplosa la stagione dei concerti. Ve ne sono così tanti che mi è impossibile andarne a sentire più di due a settimana, sia per i costi (gratis qui c’è solo la fastidiosa musica nelle stazioni metro) sia per il sovrapporsi d’impegni. Per quest’ultimo motivo ho dovuto rinunciare ad un concerto in conservatorio con musiche di Brahms e Bruckner per coro e pianoforti (uhm… trascrizioni, presumo) ed uno all’Istituto Italiano di Cultura per tiorba e voce. Domenica sera, invece, sono finalmente riuscita a sentire i Brussels Madrigal Singers. L’occasione è stata data dall’invito di una corista tedesca, conosciuta nel coro ecumenico che frequento, che sta per tornare definitivamente in Germania con la famiglia. Ottima scusa per vincere la pigrizia ed attraversare la città per sentire quest’ottimo coro nella Chiesa di Scozia, St. Andrews.
Il programma ha previsto una selezione di brani rinascimentali e barocchi, con brevi incursioni nel romanticismo e nella contemporaneità. Pur prediligendo la musica inglese, non si sono dimenticati di quella tedesco, francese ed italiana, con testi pronunciati correttamente (il vantaggio di avere coristi che di professione fanno gli interpreti o che vengono da diverse parti del mondo). Quasi ogni brano è stato brevemente introdotto da alcuni aneddoti raccontati dal direttore, in inglese, per inquadrare il momento storico. Per dare un po’ di respiro ai coristi, a metà concerto il direttore, l’americano Julius Stenzel, si è esibito alla viola da gamba a 5 corde con tre movimenti della Sonata n.2 in la minore per violino solo BWV 1003.
Nonostante il coro annoveri elementi alquanto anziani, benché rodati, l’ingresso recente di nuove e giovani voci ha sicuramente rinfrescato l’ambiente. Il direttore è uno studioso dalla vasta cultura. I brani erano curatissimi, sia nell’intonazione, sia nella resa dei madrigalismi. L’acustica della piccola chiesa era perfetta, né troppo rimbombante come le grandi cattedrali (effetto che aiuta a coprire piccoli difetti come le chiuse o le partenza sfasate tra coristi) né troppo secco (come in conservatorio o in altre sale da concerto, mettendo alla berlina persino i respiri tattici). Peccato ci fosse poca gente. I coristi (18 in totale) erano più numerosi del pubblico presente (ca. una decina di persone). Peccato davvero!

In questo periodo ho avuto l’opportunità di vivere un’altra esperienza legata alla musica, anche se non si è trattato di un concerto. Grazie ad un gruppo internazionale, ho visitato il carillon di Sint Rombout a Mechelen e l’annessa accademia, unica in Belgio, per apprendere questo strumento. Con l'inizio dell'estate si entrerà nel vivo della stagione di concerti di carillon in tutte le Fiandre, come già raccontato nel 2013 e l'anno scorso. Era dal corso estivo di Haarlem (2008) che non vedevo la console di un carillon nordico. Essendo in qualche modo simile a quella di un organo (per la presenza di una pedaliera), non è raro incontrare organisti-carillonisti da queste parti, anche per poter forse integrare il magro stipendio da musicista di chiesa. Nel passato come oggi. Qualora restassi in Belgio, ci fare un pensierino pure io. Un piano B casomai la ricerca scientifica non mi volesse più al suo servizio.

Il carillon di Mechelen

Durante il periodo estivo le Fiandre sono investite da un vento musicale, quello delle campane delle torri più alti di chiese e municipi. L'anno scorso a Grimbergen, mentre ieri sono andata ad uno dei concerti di quest’anno, a Mechelen, un grosso centro, storicamente molto importante, a metà strada tra Bxl e Anversa. I carillon di Mechelen sono famosi, sia per l’accademia musicale ove tale strumento è insegnato, sia per il concorso internazionale di carillon Regina Fabiola.

Il campanile più famoso è quello della cattedrale di Sint-Rombout, ma ieri ho sentito le campane della chiesa Nostra Signora sulla Dijle (Onze-Lieve-Vrouw over Dijle). La chiesa, seconda per grandezza a Mechelen, è davvero imponente. È dotata anche di un bell’organo, racchiuso in una magnifica cassa settecentesca. Il carillon è composto da 50 campane, per un peso totale di 9123 kg, intonate secondo il temperamento equabile con il La1 a 440 Hz. Purtroppo non avevo il programma, ho riconosciuto solamente la trascrizione da un qualche concerto del periodo galante, delle variazioni sulla Follia, dei brani tardo-romantici ed un finale quasi jazz. Il carillonista era il titolare di questa chiesa, Tom Van Peer, un giovane non vedente, talentuoso carillonista,. Ho intuito che avesse un background pianistico prima di leggerne la biografia. Strumentista davvero straordinario! Non solo per l'abilità virtuosistica, ma soprattutto per l’attenzione al fraseggio e all’espressività, due aspetti davvero difficili da controllare con un carillon (vi ricordo che non si suona con le dita, ma con i pugni!). Ho provato a registrare un piccolo video del primo brano, ma il vento e l'inesperienza non hanno aiutato.


Dopo un’ora di concerto, dato il vento gelido e leggermente amareggiata dal fatto di essere stata apparentemente l'unica interessata all'esibizione, ho preso la via del ritorno, rimandando ad occasioni migliori la visita alla città. Allontanandomi dalla chiesa ho sentito un applauso. Ho così scoperto che una decina di persone era riunite in un cortile con tanto di schermo per vedere il carillonista. Che delusione! Non tanto per la tardiva scoperta, quando per la stordita che stava in chiesa che alle mie domande sul concerto aveva risposto sorpresa consigliandomi di tornare l’indomani (domenica) per chiedere informazioni al don. Manco un cartello avevo messo in chiesa o al suo esterno! La disorganizzazione belga ha colpito nuovamente la sottoscritta. Anche le cose belle mi lasciano l’amaro in bocca per colpa di scarsa organizzazione. Viziata dai paesi di lingua tedesca, direi che qui facciano tutto sempre a metà, non si capisce se per pigrizia, incompetenza o semplice noncuranza. Peccato!