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Il concerto (il film)

Nel mese di febbraio non sono andata ad alcun concerto degno di nota, quindi in attesa di sentire finalmente un'opera di Wagner dal vivo, parlo di un film che ho visto qualche mese fa e che volevo vedere da tempo. Si tratta de “Il concerto”, film uscito nel 2010, quindi sette anni fa, visto dopo averlo preso a noleggio dalla biblioteca del paesino di montagna ove si trovavano in vacanza i miei quest'estate. Quando uscì non feci a tempo ad andare al cinema e non ero ancora abbastanza fluente in inglese per provare a vederlo nella versione doppiata.

La locandina del film
La storia. Un ex direttore d’orchestra russo (impersonato da Aleksey Guskov), che era stato defenestrato dal regime per non aver licenziato gli orchestrali ebrei, intercetta per caso un fax destinato al Bolshoi per un concerto da tenersi a Parigi. In modo rocambolesco rimette assieme l’orchestra con cui suonava 30 anni prima, in gran parte composta da musicisti ebrei, ormai occupati nei modi più svariati. Impone il concerto per violino ed orchestra di Cajkovskij come programma e pretende che la violinista sia Anne-Marie Jacquet (Melanie Laurant). Il perché di questa richiesta si comprenderà verso la fine del film.

Non amo il cinema francese e questo film mi ne ha dato conferma. Dialoghi veloci, assurdi, talvolta scurrili, storia interessante che cade nella burla ridicola e nella commediola, con finale “romantico” ed ovviamente inverosimile. Peccato! Lo spunto iniziale non era male. Un po’ come “Canone inverso”, del nostro Tognazzi, che invece risulta ben costruito. Attenzione, l’ultima mezzora del film è occupata dall’esecuzione PER INTERO del suddetto concerto di Cajkovskij. Per fortuna eseguito nella realtà da Anne-Sophie Mutter (magistrale!) e dall’orchestra sinfonica di Budapest. In ogni caso, gli attori se la sono cavata egregiamente, risultando abbastanza credibili anche quando fingevano di suonare o dirigere. Per i musicofili, notevoli gli interventi musicali, da Bach a Mozart. Nel complesso può essere considerato un filmetto leggero, giusto per rendere meno pesante o più attraente l'ascolto del celebre concerto per violino per chi aborre la musica classica.

Luci e suoni del Baltico a Vienna

Ieri sera ho assistito ad un concerto di rarissimo ascolto a Vienna. Si trattava di uno spettacolo audio-visivo, con musiche di compositori contemporanei e proiezione d'immagini di paesaggi, cieli stellati e viaggi nella Via Lattea sapientemente alternate con riprese (in diretta?) dei musicisti. Per questa occasione sono tornata all'università per la musica, ma stavolta nella sala Haydn, una piccola moderna sala da concerti. L'ideatore dell'evento, Lothar Strauß, ha sapientemente e simpaticamente introdotto l'iniziativa ed i vari brani e solo alla fine ho avuto la conferma che un'idea simile potesse venire solo da... Berlino. Il professore in questione lavora a Vienna da un anno, ma è nato e cresciuto nella frizzante capitale tedesca.

immagine della Via Lattea
Il concerto ha previsto: "Fratres" di Arvo Pärt (1935- ) per violino, orchestra d'archi e percussioni, "Ballata per arpa ed archi" di Einojuhani Rautavaara (1928-2016) ed il concerto per violino ed orchestra d'archi "Fernes Licht" (luce lontana) di Peteris Vasks (1946- ). L'orchestra da camera dell'università diretta da Vladimir Kiradjiev ha accompagnato le soliste Anastasia Harazade, Angela Rief e Indre Dromantaite. Quindi compositore estone, finlandese e lettone rispettivamente. Musicalmente Pärt è una rassicurante conferma. Ha un suo stile, scarno, fatto di suoni da ammirare singolarmente. Il brano si presterebbe benissimo ad essere adattato per violino ed organo ed è strano il compositore non l'abbia ancora fatto, nonostante le varie trascrizioni del pezzo per gli ensemble più vari. Rautavaara non mi ha colpito, vi ho trovato troppi "effetti speciali" ma niente di memorabile. Vasks, invece, è stata un'intensa e piacevole scoperta. Il suo concerto per violino ripercorre un po' la storia della musica, inserendo tecniche di vari secoli, ma allo stesso tempo è in una complessa e ben organizzata forma circolare. Come ha detto Strauß, non è da escludere un intento teologico nella composizione. L'orchestra se l'è cavata, il repertorio non era affatto facile. Il primo violino mi ha dato l'impressione di un carro armato, ma l'importante è il risultato. Le soliste sono state tutte brave. Nell'ultima traspariva la tensione ma effettivamente il brano era tecnicamente non facile. La sincronizzazione immagini-musica non era perfetta, in particolare i musicisti comparivano sullo schermo sempre un pizzico in ritardo rispetto a quanto suonato. Non avendo visto altre telecamere tranne una girevole posta di lato, credo che le riprese non fossero in diretta. Doppia fatica, quindi, coordinare il tutto a tempo.

Questo concerto fa parte di una serie di eventi dell'università in cui altri concerti con musica contemporanea e di provenienza "nordica" si alternano a mostre e proiezioni dell'istituto di cinema. In questo caso sono venuta a conoscenza dell'iniziativa grazie alla violinista di cui ho raccontato in precedenza, che qui suonava nell'orchestra d'archi, ma credo di mettere in programma altri concerti del festival. Come detto, una cosa simile è più unica che rara in una città musicale ma un tantino fossilizzata nell'accademismo come Vienna.