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Addio!

Foto Metzner, CC BY-SA 3.0, qui
Questo è il mio ultimo post su questo blog. Continuerò ad andare per concerti ed a suonare, ad incuriosirmi per nuovi strumenti ed a vedere film con tema musicale, ma non ne scriverò più qui. I miei quattro lettori sanno come la penso, quindi finirei col ripetermi. Quest'anno ho festeggiato 10 anni esatti dal mio diploma in organo. Sin da quando a sei anni d'età m'innamorai di questo strumento vedendo e sentendo in TV Karl Richter suonare Bach ad Ottobeuren, il mio sogno ed obiettivo era imparare a suonare l'organo. Attraverso momenti entusiasmanti, soddisfazioni, lacrime, sudore ed infinite discussioni sono giunta a coronare il desiderio di bambina con un pezzo di carta con la stessa voracità d'imparare del primo giorno. Grazie ai miei insegnanti, anche quando mi hanno reso la vita difficile con le loro pretese o i loro commenti critici. Voglio ricordare i più importanti per la mia crescita nella musica (in ordine sparso): Claudio Ambrosini per le lezioni di vita, Ugo Armano e Corrado Loffredi per la pazienza col pianoforte nonostante detestassi lo strumento, Emanuele Pasqualin per la capacità di coinvolgere dirigendo, Alex Kirschner per la fiducia in me riposta nonostante la mia pigrizia nello studiare il solfeggio e la mia irrazionalità nei concerti, Gianluca Libertucci per avermi permesso di ottenere l'agognata carta e Francesco Finotti per avermi insegnato gli strumenti per esprimere quella che sono (oltre ad aver sistemato un po' la mia carente tecnica). Ovviamente un grazie va anche a tutti gli altri insegnanti e colleghi incontrati nel mio percorso, con cui ho scambiato magari poche parole, ma che hanno in ogni caso contribuito al mio sviluppo, ed ai parroci, italiani e non, che mi hanno permesso di "giocare" gli strumenti di cui erano responsabili.

Come Abschied, elenco di seguito alcune incredibili esperienze fatte in questi dieci anni, una volta uscita dal conservatorio e poco dopo anche dall'Italia.
Bavokerk, Haarlem
- Ho suonato organi di ogni periodo storico e stile in Olanda (Haarlem), Belgio (Bruxelles) ed Austria (Vienna). Ne ho sentiti e visti molti altri, dalla Germania alla Norvegia, dagli USA al Giappone.
- Ho accompagnato culti luterani e messe cattoliche in lingua italiana, tedesca e francese. Ho accompagnato cori di lingua tedesca anche in concerto, pure suonando il basso continuo in un ensemble con strumenti d'epoca. Mi sono esibita in duo con altri strumenti (dal violino al corno delle alpi, dal flauto traverso al violoncello) e strumentisti di diverse nazionalità.
- Ho insegnato musica nella mia lingua ed ho preso (e continuo a prendere) lezioni di musica in tedesco, esplorando il canto, il flauto dolce, il flauto traverso ed il mandolino.
- Ho conosciuto organisti da tutto il mondo, con molti di loro sono rimasta in contatto. Ho compreso quanto universale possa essere la musica e quanto sia più facile trovare un organista che la pensi come me dall'altra parte della Terra rispetto al mio conservatorio.
- Ho fatto da registrante ad organisti celebri, lezioni sul rapporto uomo-musica più che di tecnica ed interpretazione.
- Ho preso parte come corista all'esecuzione di cantate di Bach, un sogno diventato realtà.
- Ho illustrato il funzionamento dell'organo a canne a colleghi ed amici di mezza Europa, facendo loro scoprire non solo uno strumento musicale ingiustamente sottovalutato ma soprattutto un lato di me che non conoscevano.
- Ho accompagnato matrimoni, battesimi e (soprattutto) funerali, l'intero ciclo della vita.

Esperienze che continuano e che spero non smettano mai. Sono curiosa di scoprire cosa mi riservano i prossimi 10 anni. Sempre cercando di migliorarmi, con il poco tempo a disposizione, perché la mia occupazione principale è in un altro settore (ricerca scientifica). Appena indosso le mie scarpe da organo e mi siedo sulla panca viaggio in un'altra dimensione ove non esistono fatica e stress ma solo intimo piacere nel gustare la bellezza di un suono o di una soluzione compositiva. Anche questa consapevolezza è venuta col tempo e con le esperienze e confido si raffini ulteriormente con l'esercizio ed il passare degli anni.

La sottoscritta al Pollini. Foto di F. Marchionda.
Infine, a chiusura di questo blog, non posso non ringraziare chi mi letta, fedelmente o occasionalmente, chi ha commentato, soprattutto quando di parere diverso dal mio (mi riferisco in modo particolare ad una discussione storica con un regista, che mi ha davvero onorata con il suo passaggio). Un ringraziamento virtuale a Rai Radio3, che mi ha "educata" nell'adolescenza, facendomi sognare di diventare una critica musicale professionista, ed a BR-Klassik, che continua ad accompagnare le mie domeniche mattina con le cantate di Bach. Per tutti, arrivederci al prossimo concerto, per commentare di persona quanto udito!

Non c'è Quaresima senza Bach

Come da tradizione, non mi sono fatta mancare una Passione bachiana in questo periodo di meditazione. Stavolta la Johannes, come sei anni fa a Vienna (link), quella volta in versione cinematografica. Nella bella cappella dei Domenicani a Bxl, con l'Hildebrandt Consort diretto dal giovane Wouter Dekoninck.

 Ci sono composizioni che ti prendono per mano e dopo ore di musica ti lasciano nel mondo attuale, con quel senso di smarrimento che si prova al risveglio dopo un sogno particolarmente realistico. La Johannes-Passion è una di quelle. Di volta in volta siamo Pietro, che prima dichiara la propria fedeltà a Gesù ("Ich folge dir gleichfalls") e poi lo rinnega e piange amaramente per quanto fatto ("Ach, mein Sinn"), siamo Pilato, che cerca di fare il possibile per non invischiarsi in una faccenda poco chiara e scarica la responsabilità sugli Ebrei, siamo il popolo che segue ciecamente chi urla più forte ("Kreuzige"), siamo i seguaci di Gesù che alla sua morte credono che sia tutto finito ("Es ist vollbracht"), siamo la comunità dei Cristiani che alla fine crede e rivolge un accorato appello di fiducia al Signore ("Ach Herr, laß dein lieb' Engelein"). È impossibile non restare coinvolti in questo vortice di emozioni, abilmente guidato da Bach, con un'adesione fedele testo-musica.

la chiesa dei Domenicani
Il mio scopo qui non è elogiare la composizione ma raccontare dell'esecuzione udita iersera. Nel complesso degna di plauso. Fantastico l'evangelista, Kevin Skelton, con una pronuncia chiara ed un'interpretazione sentita, il vero artefice del coinvolgimento emotivo. Organico ridotto all'osso, come si usa di questi tempi, con i solisti a far anche da coro. In ogni caso non male, erano in otto: due bassi, uno piuttosto in età avanzata nella parte di Gesù ed uno più giovane ma ancora un po' acerbo nella parte di Pilato, due tenori, senza lode né infamia, due contralti, tra cui un contraltista dalla voce potente, e due soprani, con il secondo degno di nota per la bella voce ed una partecipazione oltre lo spartito. Gli strumentisti se la sono cavata, i violinisti con qualche imperfezione, meglio le parti gravi, abilissimi i due flautisti, bravi anche gli oboisti (uno dei quali era una "vecchia" conoscenza). Il direttore all'organo positivo ha dato un'interpretazione piuttosto scolastica ma godibile. La scelta di usare strumenti d'epoca è lodevole per l'impegno richiesto, ma il tempo perso per accordarsi, gli spostamenti ed i cambi richiesti per una sola aria, le inevitabili brutture d'intonazione e di suono non mi hanno trovato pienamente concorde, soprattutto considerando l'intento del concerto, ossia di meditazione quaresimale, come spiegato brevemente dal poliglotta frate all'inizio, quindi non di ricostruzione storica della prassi esecutiva ai tempi di Bach (in tal caso avrebbero anche dovuto eliminare tutte le donne dalla compagine, visto che all'epoca non erano ammesse in cantoria, né come cantanti né tantomeno come strumentiste!).

Mi ha fatto piacere vedere la chiesa piena, anche se al solito i giovani latitavano (non tra le fila dei musicisti, per fortuna). L'organizzazione è stata buona, una volta tanto nelle esperienze cittadine, ma ho trovato triste scoprire che il programma costava €3, extra rispetto al biglietto già caro di €20. Per questo motivo mi sono rifiutata di prenderlo, conoscendo già bene il testo della Passione. Di conseguenza non ho i nomi degli interpreti e mi guardo bene dal cercarli su internet. Avrebbero potuto mettere a disposizione la locandina completa all'ingresso e fornire a pagamento il testo con la traduzione. Pazienza, tutti siamo perfettibili. Per il resto è stata la migliore chiusura immaginabile per un venerdì di Quaresima.

Musica d'Avvento

Il quintetto giovane

Qualche domenica fa ho accompagnato una messa nella chiesa di lingua tedesca a Bxl, deliziata dalla partecipazione di un quintetto di fiati, il quale al termine della celebrazione ha offerto una mezz’oretta di concerto. Si tratta del Quintetto di Eupen, una città belga nell’enclave di lingua tedesca. Il gruppo strumentale comprende un flauto traverso (l’unica ragazza dell’ensemble), un oboe, un clarinetto, un corno ed un fagotto.

Durante la messa hanno suonato trascrizioni dall’Oratorio di Natale di J.S. Bach. Alla comunione un brano moderno e durante il concerto estratti da Ibert e Tchaikovsky. Sono stati bravissimo. I miei complimenti vanno soprattutto al cornista. Uno strumento difficile in cui ho sentito fallire anche seri professionisti, invece questo ragazzo riusciva a farlo cantare al pari di un oboe. Degni di lode anche la flautista ed il clarinettista, quest’ultimo probabilmente con più esperienza rispetto ai compagni di musica.

Ho apprezzato molto l’iniziativa. L’idea di accompagnare la liturgia con musiche ad hoc e poi d’intrattenere i fedeli con un breve concerto è magnifica. Ne traggono vantaggio la messa, con della musica di alta qualità, ed i musicisti, che così si fanno conoscere ed apprezzare. Certo che questi tedeschi le pensano proprio tutte per la musica!


Foto dal profilo Facebook di St. Paulus
 Concerto ecumenico

Cosa c’è di meglio di un gruppo di fedeli e di musicisti che canta “Leise rieselt der Schnee”? Beh, magari avere pure la neve. Pazienza, non si può avere tutto. A Bxl la consegna di neve è in abbondante ritardo, avranno perso l’indirizzo, però la musica ha creato egualmente l’atmosfera adatta. Ovviamente si tratta nuovamente della chiesa di lingua tedesca, con l’Ökumenische Kantorei, l’ Okumenischer Posaunenchor, l’ensemble di flauti, un’arpista, la sottoscritta all’organo e tutto coordinato dall’abile mano di Christoph Schlütter, che si è esibito anche come basso solista. Due brevi e simpatici intermezzi poetici con la voce del sacerdote cattolico, mentre i due pastori della chiesa luterana erano coinvolti in più di un esemble.

Il programma alquanto variegato è iniziato con un’introduzione all’atmosfera natalizia con un gruppo di ottoni all’esterno dell’edificio. Hanno intonato classiche melodie d’Avvento che sono note anche in chiesa. Il concerto vero e proprio ha compreso: Andachtjodler (ottoni), Winter wonderland di R. Roblee (ottoni), Leise rieselt der Schenee (flauti, organo, assemblea), Deck the halls (flauti), Gott heilger Schöpfer aller Stern (coro), Yo m'enamori d'un aire (arpa), O komm, o komm du Morgenstern (ottoni, organo, assemblea), Veni, veni Emmanuel di Z. Kodaly (coro), Aria Pastorella di V. Rathgeber (flauti), Die Nacht ist vorgedrungen (basso e arpa), Wie soll ich dich empfangen (ottoni), Weinachtswiegenlied di J. Rutter (ottoni), Ave Maria di E. Elgar (coro e organo), Spiegel im Spiegel di A. Pärt (arpa ed organo) e Hark! The Herald Angels sing di F. Mendelssohn (tutti).

La disposizione di musicisti e pubblico era particolarmente interessante. Dalla foto si vede che la chiesa ha le sedie disposte a cerchio. Il coro era disposto a semicerchio di fronte all’altare. Gli ottoni erano a semicerchio dietro l’altare. I flauti vicino all’organo e l’arpa al centro. In sostanza il pubblico era “dentro” l’ensemble musicale.


Foto dal profilo Facebook di St. Paulus
 Tecnicamente le sbavature non sono mancate, ma in genere è stato tutto dignitoso. Senza pretese (credo che il nostro direttore sia l’unico musicista a tempo pieno di tutto il gruppo, gli altri, anche chi ha un diploma, praticano la musica nel tempo libero), ma con intenzione e sentimento. Una bella atmosfera di accoglienza. Dopo il concerto ci siamo riuniti al piano superiore dello stabile per condividere dell’ottimo Glühwein (finalmente! quello bevuto finora nei mercatini di Natale locali era sempre acido) e dei biscottini speziati, chiacchierando e conoscendoci meglio.

P.S. Ho detto anche al pastore luterano della mia prossima partenza da Bxl (non imminente) per tornare a Vienna (da dove potrò continuare a recensire opere e concerti di un certo peso). Anche lui lascerà la città, per pensionamento, però ha commentato che con la mia partenza ci saranno meno organisti e mancherà un valido soprano nel coro. Qualche giorno prima era toccato al sacerdote cattolico dirmi che sentiranno la mia mancanza. Le espressioni dei coristi e di Christoph, così come dei compagni di viaggio nel Bachreise, erano eloquenti. Sono tutti contenti per me, ma un po' sono tristi all'idea che me ne vada. Alla fine la comunità tedesca non solo mi ha accolta nonostante a malapena balbetti la loro lingua, donandomi momenti di pure felicità musicale anche se a Bxl e dandomi anche spazi che mai avrei osato chiedere, ma mi hanno pure mostrato un affetto che nelle varie comunità italiane presso cui ho prestato servizio non ho mai trovato. Un sentito GRAZIE!!!

Jubiläums-Konzert

La comunità luterana di lingua tedesca a Brussel/Bruxelles ha festeggiato questo weekend 60 anni di esistenza, rifondata dopo la II guerra mondiale, e 40 anni dalla benedizione dell’edificio in Avenue Salomé. Oltre ad un culto particolarmente festivo ed a varie occasioni conviviali, come celebrare meglio questa ricorrenza se non con un concerto, cui hanno assistito vescovi da altre comunità, rappresentanti della chiesa cattolica di lingua tedesca e di parrocchie belghe, e persino il novello ambasciatore di Germania?

Il concerto in questione aveva come protagonisti Anneli Harteneck, soprano, Sarah Vermeyen, flauto traverso, Wim Spaepen, violino, Stijn Saveniers, violoncello, e Gertrud Schumacher, clavicembalo, con un programma che comprendeva: Canzoni I e V di G. Frescobaldi, “Cantabo Domino” di A. Grandi, “O quam pulchra es” di C. Monteverdi, Sinfonia di J.J. Fux, Fantasia per violino solo di G. Ph. Telemann, poi di C.Ph. E. Bach tre Lieder, Hamburger Sonate in sol magg. per flauto e b.c. e Pastorale in la minore, infine di J.S. Bach “Hört, ihr Völker” dalla cantata BWV 76, preludio dalla V suite per violoncello solo e “Meine Seele sei vergnügt” dalla cantata BWV 204. Come bis, un corale, come ogni cantata che si rispetti.
Ogni strumento (eccetto il clavicembalo) ha avuto la possibilità di mostrare le proprie peculiarità ed il solita di turno il proprio virtuosismo. In questo si sono potuti distinguere i giovani interpreti (flautista, violinista e violoncellista) da quelli più maturi (in questo caso il soprano). I giovani hanno mostrato particolari abilità tecniche (pur se con minime imperfezioni), ma un’interpretazione quasi meramente basata sulla fedeltà allo spartito, mentre Anneli Harteneck ha reso il significato di ogni parola, sempre comprensibilissima, che fosse in latino o in tedesco. Gertrud Schumacher, al clavicembalo, ha fatto un servizio dignitoso e costante, anche se forse per l’età (decisamente avanzata) o per le prove limitate non ha mostrate una grande coesione col violoncello. In ogni caso, tanto di cappello agli esecutori, che sono riusciti a rendere un gradevole concerto nonostante l’acustica secchissima dell’ambiente, che non perdona alcun errore. Prima della famiglia Bach, il violoncellista ha spiegato in un tedesco migliore del mio che C. Ph. E. Bach è sottostimato nei confronti del padre, perché in realtà Carl Philipp Emanuel è stato un personaggio importante della storia della musica tanto da essere considerato un “padre” per Haydn, Mozart e tutto il Classicismo. Cosa che personalmente condivido a livello teorico, ma un paragone con J. S. Bach è inopportuno, data la grandezza di quest’ultimo oltre i limiti delle epoche. I brani scelti l’hanno chiaramente dimostrato. In genere, ho apprezzato la  scelta del repertorio cantato, appropriato al luogo ed all’occasione. Delicatezza che generalmente è tipica della comunità tedesca, non solo luterana, ove la musica è parte integrante della liturgia e non mero accompagnamento.
Nel tradizionale brindisi del dopo concerto ho ritrovato quasi tutti i partecipanti alla Bachreise. D’altronde la predica del culto della domenica di ritorno è stata dedicata al corale “Schmücke dich, o liebe Seele” BWV 654 e l’intero giornalino d’autunno della comunità ha come tema J. S. Bach. La serata è proseguita per me con una simpatica cena cipriota con un’amica melomane con cui sto partecipando a parecchi concerti in città ed una collega britannica incuriosita dal mio entusiasmo nel far pubblicità all’evento. Ovviamente mi ha fatto molto piacere vedere la chiesa gremita in un freddo sabato sera ed in una zona non proprio facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Ennesima conferma come la comunità tedesca sia una garanzia in termini di musica.

Bach in pellicola

Ne avevo già parlato, finalmente ho potuto vederlo. Intendo il film "Die Stille vor Bach", il silenzio prima di Bach. Versione in lingua originale (credo), in tedesco e spagnolo. Si tratta della pellicola più visionaria che abbia mai visto. Dialoghi ridotti all’osso. Al centro un Bach interpretato da Christian Brembeck che parla direttamente all’ipotetico visitatore/spettatore. All’inizio ed alla fine situazioni di vita quotidiana, in cui coscientemente o meno la musica di Bach interrompe il silenzio o i rumori della modernità. Spezzoni di guide nella città di Lipsia, spiegazioni sulla vita del Tomanerchor, la riscoperta della Matthäuspassion da parte di Mendelssohn (unico altro episodio in costume, preceduto da una lunghissima scena di mercato dell'epoca, compresa discussione e consigli su ricette locali). Esempi musicali, parti orchestrali, cori, Christian Brembeck imparruccato che suona il Bachorgel, etc. Ed alla fine, non a caso, dal Magnificat “Fecit potentiam in brachio suo”. Non è un film su Johann Sebastian Bach, è un film su di noi, lento, dominato da lunghi silenzi e piani sequenza su scene di vita talmente quotidiana e banale che non verrebbero mai condivise nemmeno su Facebook. Quasi a dire, solo Bach è musica, tutto il resto è rumore. Non condivido pienamente, ma senza dubbio senza la musica di Bach il mondo che conosciamo sarebbe diverso e probabilmente peggiore. Qualche tempo, commentato un film-documentario di matrice italiana sul grande compositore di Eisenach, dissi che non sentivo la necessita dell'ennesima pellicola su Bach, scatenando il risentimento del regista. Purtroppo non ho ancora potuto valutare interamente quel film, ma le poche scene viste, messe a confronto con questo lavoro di Pere Portabella, hanno confermato la prima impressione di delusione di forse eccessivamente utopistiche aspettative.
Fotogramma da "Die Stille vor Bach".
Rimanendo in tema film su J.S. Bach, recentemente ho potuto gustare anche il celeberrimo "Chronik der Anna Magdalena Bach", un film storico (1967) francese di cui avevo molto sentito parlare. Gustav Leonhardt interpreta Johann Sebastian Bach, mentre nell’orchestra figura un giovane Nikolaus Harnoncourt al violoncello. Quasi un documentario, la pellicola è totalmente didascalica, con la voce (ed i silenzi) di Anna Magdalena che narra la propria a vita come seconda moglie di un grande artista. Ovviamente non mancano scene della vita liturgico-musicale a Lipsia. Un'opera monumentale. Giusto per sorridere, non solo nessuno mai si ricorda del povero addetto ai mantici dell'organo, in epoche in cui suonare non era agevole come oggi, ma tra i commenti al video uno in particolare mi ha fatto davvero sganasciare:- Non sapevo che Bach parlasse con accento olandese- (tradotto dal tedesco). LOL

Per finire, questa ricerca ha fruttato la scoperta di altre rappresentazioni della vita di J.S. Bach, tra cui il film "Mein Name ist Bach" ed una serie televisiva in quattro episodi prodotta dall'Ex-Germania-Est giusto nell'anno del 300° dalla nascita. Prima di guardarle su YouTube, aspetterò una serata Bach programmata dalla chiesa luterana di lingua tedesca a Bruxelles/Brussel, ove proietteranno un film su J.S. Bach... ma non so quale.

La cantata al suo posto

La vita mi ha dato una nuova occasione per sentire una cantata di J.S. Bach eseguita durante la liturgia nella Kaiser-Wilhelm-Gedächtnis-Kirche a Berlino e per riascoltare la BWV 55 dopo l’esecuzione in concerto nella chiesa tedesca di Brussel/Bruxelles. Dunque, eccomi nuovamente a Berlino, sempre di passaggio. Il Bach Chor era diretto da Achim Zimmermann, all’organo Renate Wirth, tenore solista Nico Eckert.

da qui
Il culto era in forma breve, con la sola liturgia della Parola. All’inizio l’organista si è esibita nella Toccata in re min. op. 59,5 di Max Reger, non senza qualche incidente di percorso (forse a causa del girapagine). L’acustica è ottimizzata per il coro e l’orchestra posti in cantoria, ma il suono dell’organo viene letteralmente tagliato dai pannelli posti per questo scopo. Il positivo suona benissimo, il grand organo è secco e quasi “digitale” per l’artificiosità del suono in un ambiente di vetro. Nel complesso, però, l'esecuzione mi è piaciuta e la scelta era quantomai appropriata.

Tra la preghiera iniziale e la prima lettura, il coro ha eseguito il mottetto “Es werden nicht alle” di Melchior Franck. Tecnicamente buono, ma non curato, con le terribili terminazioni in -s perennemente sfasate e l’interpretazione quasi istintiva. Penalizzato comunque dal suono secco della chiesa. I fedeli hanno partecipato con il canto del credo (“Wir glauben all an einen Gott" EG183) e del corale “Nimm von uns Herr, du treuer Gott" (sulla melodia del "Vater unser" di Lutero, per chi la conosce).

da qui
La cantata è stata eseguita subito dopo la predica, come commento alle parole del pastore. Sono stati usati strumenti moderni e lo stile generale richiamava la tradizione degli anni ’60. Onestamente avere un flauto traverso moderno ne ha valorizzato la linea. Il tenore ha dato un’interpretazione chiara al testo, mostrando di comprendere bene il tedesco (ovvio, è la sua lingua) e soprattutto il sentimento luterano. Già, perché l’omelia era proprio incentrata sulla pericolosa confidenza nella bontà di Dio Padre, che è sì misericordioso ma solo se ce lo meritiamo. Discorso tipicamente protestante, un po’ lontano dal buonismo cattolico che va per la maggiore di questi tempi. Della serie, non basta chiedere perdono a parole se ci si comporta male, prima bisogna fare di tutto per comportarsi bene e poi, se si sbaglia in quanto umani, essere veramente pentiti dell’errore. Questo atteggiamento ha profonde ripercussioni nella cultura locale, anche al di fuori della chiesa e della musica.

Tornando alle questioni prettamente musicali, credo che la collocazione naturale delle cantate di Bach, ossia durante la liturgia, in relazione con le letture del giorno, sia la migliore in assoluto. Estrapolarle dal contesto ne fa apprezzare la fine arte della composizione ma ne perde interamente il fine di commento alla Scrittura e quindi ne risente pure l’interpretazione. Lo stesso dicasi per le messe antiche, ma vale anche per Mozart e coevi, che andrebbero eseguiti durante la liturgia, al loro posto. Cosa che capitava di sovente a Vienna, nella chiesa cattolica, ma che raramente ho sentito al di fuori di questi ambienti.

Giovani bachiani brussellesi in concerto

Chiesa tedesca, musica tedesca. Combinazione perfetta per una sonnacchiosa domenica pomeriggio in una Brussel/Bruxelles già autunnale. Il programma prevedeva la Capella Bruxellensis cimentarsi con la cantata per tenore solo “Ein Jammerton, ein schluchzend Ach” TWV 1, 424 di G.Ph. Telemann,  la II suite per orchestra in si min. BWV 1067 e la cantata per tenore solo “Ich armer Mensch, ich Sündenknecht” BWV 55 di J.S. Bach. Solisti il tenore Pieter De Moor e la flautista Sien Huybrechts, ma degni di menzione anche gli altri giovani interpreti: Ann Cnop e Jee Hye Lee ai violini, Benjamin Lescoat alla viola, Ronan Kernoa al violoncello, Christine Sticher al violone, Benoit Laurent all'oboe e Anthony Romaniuk al basso continuo (cembalo ed organo). Ingresso €15. Veramente un po’ caro per un’oretta di concerto ma visto che non si paga alcuna Kirchensteuer in Belgio, spero di contribuire così anche al buon funzionamento della chiesa di lingua tedesca ed al sostegno della musica classica fatta dai giovani.

Acustica leggermente imperfetta, complessa gestione degli strumenti d'epoca per cui il tenore ed il flauto traverso risultavano talvolta coperti e soffocati dall'onnipresente clavicembalo o dagli archi, che in più di qualche occasione hanno avuto qualche problema d'intonazione, ma nel complesso una piacevole armonia barocca ha invaso l'ultramoderna cappella di Sankt Paulus. Telemann e l'Ouverture sono state accompagnate al cembalo (uno strumento Hungerberg molto bello, con il "coperchio" finemente dipinto), mentre per la cantata bachiana si è preferito l'organo (lo strumento della chiesa, un due manuali meccanico piuttosto recente, di modeste dimensioni - ca. 8 registri - ma ben fatto). Il continuista era davvero eccessivamente presente in Telemann (magari chiudere il coperchio?), oscurando l'impressionante bravura della flautista, che non solo ha mostrato ottima abilità tecnica ma anche una particolare sensibilità. Degni di nota anche l'oboista (perfetto), il tenore (per la partecipazione emotiva in cantate dal tema alquanto profondo) ed il violoncellista. Molto brava anche il primo violino, ma a mia impressione un po' troppo meccanica. Bis scontatissimo con la Badinerie. Alla fine "bicchiere dell'amicizia" come si usa qui e nei paesi di lingua tedesca. Pubblico anziano, scarso (massimo 40 persone), ma di qualità.

I concerti vanno un po' cercati a Bxl. Non perché non ve ne siano, ma perché le proposte dell'Opera e del Bozar sono spesso troppo costose per repertori ed interpreti che non mi attirano particolarmente. Anche i concerti nelle chiese vanno cercati. Scarsa pubblicità e costi alti per manifestazioni musicali in posti talvolta scomodi da raggiungere. Così mi sono persa un paio di concerti d'organo a Saint Servais ed uno sul celebre organo Chant d'Oiseau, entrambi un incubo con i mezzi pubblici di sera in settimana. La chiesa tedesca, al contrario, dà una certa garanzia, pur se con sporadiche esibizioni. Poi si viene ricompensati con qualche ora di piacere culturale, non interrotto o accelerato dall'esigenza della messa vespertina o disturbato dalla solerzia inopportuna del sagrestano di turno, come invece ho avuto modo di sperimentare più di qualche volta nelle chiese venete. Sembra più facile incorrere casualmente in manifestazioni musicali in città come Anversa, Bruges e Mechelen. In ogni caso, bisogna saper dove cercare ed avere il tempo per farlo, al contrario di Vienna ove, bisogna dirlo, c'era solo l'imbarazzo della scelta.

Mitsingen vs concerto

Nonostante stia frequentando meno concerti di quanto non facessi a Vienna, sia per impegni sia per i costi più elevati dei biglietti in città (e dove lo trovo qui un Harnoncourt a €5 posto in piedi nella sala da concerti più conosciuta al mondo?), non mi sono fatta mancare una tradizione natalizia: il Weihnachtsoratorium di J.S. Bach. Avevo ben due possibilità, andare a sentire la versione di Sigiswald Kuijken o tentare un ensemble semi-sconosciuto (per me) in Cattedrale. La prima opzione mi sarebbe davvero piaciuta, ma aveva un prezzo troppo elevato in rapporto al numero di esecutori. Non sto scherzando, apprezzo l'intento di un vate come Kuijken, ma sentire 3h di musica con 4-5 cantanti a seconda della bisogna al posto di un coro senza poter nemmeno vedere qualcosa per la modica cifra di €30 non mi sembrerebbe un buon affare. Mi compro il CD piuttosto, almeno lo posso riascoltare ogni anno. Va da sé che ho quindi optato per la seconda opzione, comunque al non economico prezzo di €20, ed è stata una piacevole e coinvolgente (capirete perché) scoperta.

Il concerto si è svolto venerdì 13 dicembre nella Cattedrale di San Michele e Santa Gudula a Bruxelles. Imponente chiesa gotica di cui sono da ammirare l'enorme organo "appeso" di lato con un miracolo dell'ingegneria e l'elaboratissimo pulpito ligneo barocco. L'orchestra La Passione, il coro Helicon, i solisti Danny Van Hoof soprano, Isabelle Everarts de Velp contralto (in realtà un mezzosoprano), Jan Caals tenore, Lieven Termont basso, ed il direttore Geert Hendrix.  Il libretto del programma oltre a contenere  il testo in tedesco e la traduzione in francese e neerlandese (le lingue ufficiali del posto), aveva anche gli spartiti (a 4v) di alcuni corali. Prima del concerto, il direttore ha preso alcuni cantanti ed ha insegnato tali corali al pubblico, auspicando nella partecipazione al momento opportuno, come ai tempi di Bach. Beh, l'esatto opposto del concerto di Kuijken! Chi ha ragione dunque?

La questione non è così semplice. A mio parere hanno ragione entrambi, uno nel ricostruire la sonorità del tempo di Bach, l'altro nel ricreare l'atmosfera del tempo di Bach. Sono approcci differenti! Nel primo caso l'uso di strumenti antichi e di contraltisti e sopranisti al posto delle donne è aderente a quelli si pensa fossero i mezzi di Bach. Nel secondo, invece, la partecipazione dei fedeli nel canto dei corali, stranoti ai fedeli luterani di lingua tedesca per 5 secoli di pratica, è una prassi assodata. Ricordiamo che le cantate in questione non sono state composte per essere eseguite tutte assieme in concerto, ma per integrare la liturgia di sei giornata festive nel periodo natalizio.

geniale firma di Bach
Personalmente ho apprezzato l'iniziativa, che ha supplito i problemi di acustica, il tempo spedito per non eccedere nella durata (nonostante solo 4 cantante, dalla prima alla terza e la sesta, siano state eseguite) e qualche indecisione di troppo nella sezione archi (viole!!! allora tutte le storie che si raccontano su di voi sono vere?!). È stato per me anche il contentino per non aver preso parte all'esecuzione di alcuna cantata bachiana quest'anno, com'era ormai diventata tradizione a Vienna nel coro della Lutherische Stadtkirche. Onestamente non ho compreso la scelta di cantare all'inizio la BWV214 "Tönet, ihr Pauken! Erschallet, Trompeten!" invece del verso "Jauchzet, Frohlocket! Auf, preiset die Tage", una spiegazione non  starebbe stata male. Il folto coro veramente bravo, la sezione legni dell'orchestra eccezionale, pure gli ottoni non sono stati da meno. Dei solisti salvo la bravissima contralto (tranne per la pronuncia tedesca), un po' meno soprano e basso, mentre il tenore forse non era in serata.

Conclusione: una piacevole serata, forse meno "perfetta" del concerto con la Petite Bande, ma sicuramente più calda e coinvolgente. Sono consapevole di non poter mai avere qui le stesse occasioni musicali di Vienna, ma per €20  e  la chiesa piena potevano almeno riscaldare la cattedrale!!!

Metti una sera in Germania

Ammettiamolo, mi sono fatta un bel regalo. Quando ho saputo che il mio ex-maestro d'organo, Francesco Finotti, avrebbe tenuto un concerto a Ratingen, una cittadina tedesca a pochi km da Düsseldorf e quindi non troppo distante dal Belgio, non ho esitato un minuto a prenotare un treno ed un albergo per andare a sentirlo. Non solo per il piacere di assistere nuovamente ad un suo concerto, ma anche per l'occasione di scappare da Bxl per un giorno e tornare a cimentarmi con la lingua tedesca in una zona in cui in realtà non sono mai stata. Il racconto del viaggio e della parte turistica di questa domenica alternativa si trova nell'altro blog, in inglese, mentre qui mi concentro sull'esperienza musicale. 

Il concerto, dunque, si è tenuto domenica sera a Ratingen, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo su un organo Romanus Seifert & Sohn. Il concerto aveva come tema l'incontro, ossia una sorta di stretta di mano tra il pianoforte e l'organo. Il corposo programma, leggermente accorciato all'ultimo momento, prevedeva: A. Bruckner (Preludium in do maggiore), J.S. Bach (Preludium in mib magg. BWV552a, preludio corale "Christ, unser Herr, zum Jordan kam" BWV 684, Fuga a 5 in mib magg. BWV552b), C. Franck (Fantasia idylle in la magg.), W.A. Mozart (Adagio in si min. KV 540) e S. Rachmaninoff (trascrizione del Preludio in do# min. op. 3 n. 2, Preludio in re min. op. 23 n. 3, Studio op. 33 n. 1 "Allegro ma non troppo" e Studio op. 33 n. 5 "Moderato"). Bis con Rachmaninoff, Bach (Echo dalla partita in si min. BWV831, che cito perché adoro questa versione) e Vivaldi-Bach.

L'interpretazione di Bach è stata una lectio magistralis sulle composizioni analizzate. Magnifico! Chi conosce la musica, apprezza Bach anche suonato da un computer, ma chi non sa cosa sia il contrappunto rischia di trovarlo noioso, eccetto per quei quattro brani celebri, triti e ritriti. In questa esecuzione ogni entrata, ogni cadenza, ogni modulazione era chiaramente illustrata. Immagino che i prassisti storceranno il naso dicendo che quello sentito non era nemmeno più Bach, ma a mio parere era oltre, come dire che quello di Benigni non è nemmeno più Dante. Capisco ed ammiro la loro dedizione nel tentare di ricostruire come veniva eseguito un tal compositore nella sua epoca, ma se sentissimo la Divina Commedia recitata ad un angolo della strada come nel '300, non essendo più nemmeno usi a quel linguaggio, probabilmente non ne capiremmo nulla e non apprezzeremmo la finezza delle figure retoriche. Come nella ricerca scientifica, ci vuole un talento particolare per saper comunicare il risultato di complessi studi alla gente comune senza far inorridire gli scienziati.  Saper spiegare un compositore semplicemente suonandolo, senza aprire bocca, è qualcosa in più del saper insegnare come suonare quel brano. Credo che Bach suonato così, anche se forse non conforme a come Bach stesso sentiva (e chi può saperlo?), sia l'arrivo di un percorso lungo quattro secoli di sentire la musica.


Pure il resto del programma è stato una conferma: la fantasia di Franck un poema sinfonico, il preludio di Bruckner una visione mistica, l'adagio di Mozart uno scherzo dilettevole ed i lavori di Rachmaninoff un interessante studio di armonia. In conclusione il concerto mi è piaciuto molto, nonostante uno strumento non eccezionale ed uno stato di salute non ottimale dell'interprete. 

Ho avuto modo di sentire l'organista titolare della parrocchia durante la messa. Benché invidiabilmente abile all'organo, l'ho trovato figlio della tradizione tedesca, come se ne trova in ogni parrocchia (già, perché lì assumono organisti qualificati anche solo per le messe). Attenzione, ho detto tradizione tedesca. Una cosa sconosciuta in Italia. Motivo per cui i corali (canti in cui intervengono i fedeli) erano introdotti con estesi preludi improvvisati in diversi stili e poi accompagnati anche con misture e trombe, perché pure la gente da quelle parti è educata e canta come si deve.  Una mia impressione, forse le persone che hanno assistito al concerto erano talmente preparate musicalmente da aspettarsi un'esecuzione "tradizionale" dei brani in programma. Forse hanno attribuito questa interpretazione ad un'eccentricità italiana, in qualche modo suggerita dall'organista che nella presentazione ha sottolineato la pedaliera italiana di questo strumento (eh? io conoscevo solo quella francese, tedesca ed inglese... per me "italiana" significa assente o a leggio...). Alla fine credo abbiano apprezzato e probabilmente compreso qualcosa di più di brani più o meno noti. Beati loro! Ne avranno di occasioni per farsi un'idea sull'argomento, visto che questo concerto rientrava nell'Internationales Düsseldorfer Orgelfestival, con iniziative alquanto interessanti. Date un'occhiata al programma. Mica un concerto isolato in una parrocchietta di periferia. Quando una cosa simile in Italia (o in Belgio)?

musica come cultura

Grazie ad Alberto, autore di un interessante blog, sono venuta a conoscenza che recentemente Repubblica, con il gruppo l'Espresso, ha messo a disposizione una serie di dvd su alcuni grandi compositori. Ogni filmato, di circa 1h, tratta di un compositore diverso, scelti tra i più celebri, senza un preciso criterio temporale o geografico. La biografia del musicista prescelto è narrata con intelligenza (non si tratta né di agiografie né di elenco di date in stile enciclopedico) da Corrado Augias, mentre gli esempi e la critica musicale sono a cura del M.o Giuseppe Modugno. Il tutto è intervallato da alcuni minuti delle composizioni più significative, tratti da esecuzioni note e di tutto rispetto, pur se non confacenti alla prassi esecutiva (come farebbe notare qualcuno), ma lo scopo è divulgativo. Alcuni di questi video sono (legalmente? comunque utili per diffondere la serie tra chi vive all'estero) disponibili su YouTube.

Da Bach-addicted come sono non ho posso fare a meno di valutare criticamente la puntata a lui dedicata. Come si fa a ridurre la grandezza di un tale personaggio in 50 minuti? Devo ammettere che Augias ed il M.o Modugno hanno fatto un buon lavoro, pur se con qualche piccola imprecisione. Non mi è piaciuto il modo in cui hanno menzionato il temperamento equabile, quasi attribuendone a Bach l'invenzione. Non è stato così e soprattutto il suo "equabile" non era equabile come lo intendiamo noi! Se così fosse stato, non avrebbe scritto 24+24 preludi e fughe, una per tonalità, ognuna con carattere diverso, ma solamente una in maggiore ed una in minore trasportabili in tutti i toni. Altro dettaglio, le immagini dissociate dagli esempi musicali: quando veniva mostrato uno spartito (autografo?) non si trattava mai di quello che si stava ascoltando, inoltre hanno raccolto ritratti di Lutero e dei suoi luoghi mentre si sentiva il BWV 1041, che non ha niente a che vedere con la musica sacra luterana. La cosa che, invece, mi ha fatto sorridere è stato l'aneddoto sui funerali. Bach non era cinico, il calcolo sulla mortalità è comune a tutti gli organisti, ammetto di averlo fatto pure io in quel periodo in cui con i funerali mi pagavo gli studi...

il duomo di Montegrotto
In conclusione, ritengo l'iniziativa lodevolissima e molto ben riuscita. In genere sono molto critica con simili produzioni, ma in questo caso i fatti principali della vita di un autore sono state abilmente condensata ed esposte, senza perdersi in dettagli romantico-nostalgici e senza farne un documentario, che sarebbe stato sì interessante ed esaustivo, ma non avrebbe attratto chi di queste cose non vuol sentirne parlare. Credo che quella percorsa sia una via efficace per la diffusione della cultura!

questione Stokowski

da qui
Il nome Leopold Stokowski a molti non dirà nulla, nemmeno a me fino non molto tempo fa, quando ho collegato alcune trascrizioni (forse sarebbe più corretto scrivere rielaborazioni) per orchestra di lavori di J.S. Bach con la sua mano. Il web è pieno e non intendo addentrarmi né nell'elenco né sull'opportunità o meno di tale lavoro. Credo che la gente dovrebbe sapere che Bach è stata la fonte d'ispirazione ma anche che quello che ascoltano non è (quasi) più Bach. Detto questo bisogna dargli il merito di aver avvicinato alla musica classica generazioni intere, grazie all'uso fattone nel cinema (vedi Fantasia e sospetto anche The Aviator).

Come augurio di Pasqua mi soffermo su una sua rielaborazione, visto che il panorama musicale sampietrino (del mio paese italico) non offre nulla che valga la pena di essere qui menzionato. Si tratta del IV movimento della cantata BWV 4 "Christ lag in Todesbanden", corrispondente alla III strofa dell'omonimo corale, che deriva dal nostro "Victimae paschali". Questa rielaborazione non ha nulla a che vedere con l'originale (concedetemi K. Richter che apprezzo qui perché usa l'intera sezione vocale invece dei solisti), se non le note. Ciononostante è molto bella, è completamente trasfigurata. Potrebbe benissimo essere Brahms (ascoltare questo corale per confronto). Il testo, l'adagio improvviso su una parola (vedere il testo per capire), la forza del contrappunto in semicrome, il tempo più pacato e l'orchestrazione più densa... non esiste alcuna questione, ha fatto un buon lavoro. Felice Pasqua!

da Bach a Reger: un week-end in musica

Anche quest'anno la Lutherische Stadtkirche ospita la Bachwoche. Tra i vari appuntamenti musicali, ne menziono due cui ho partecipato in prima persona, cantando nel coro. 

Il primo è stato un concerto dal titolo "Wer so stirbt, der stirbt wohl", con il seguente programma: il mottetto "Herr, sei gnädig" di Mendelssohn, Kyrie, Christe, Kyrie (manualiter) dalla III parte del Clavierübung di Bach, la cantata per solo, oboe, violino, coro ed organo "O Haupt voll Blut und Wunden" di Reger, il preludio corale BWV 662 per organo, il corale "O Haupt voll Blut un d Wunden" per coro, il duetto BWV 802 e la Fuga BWV 579 di Bach, ed infine il Passionsgesang op. 46 per coro ed organo di Rheinberger. Programma nutrito, da Bach a Reger passando per Mendelssohn, che fece riscoprire Bach, e da Rheinberger, insegnante di Reger. Per l'occasione il coro della Chiesa Luterana si è unito all'Albert Schweitzer Chor, sotto la direzione comune di Erzsebet Gered e l'accompagnamento organistico di Matthias Krampe (normalmente direttore dell'ASC). Il mezzosoprano solista per la cantata di Reger è stata sostituita all'ultimo momento, purtroppo non conosco il nome della sostituta, che ha egregiamente svolto il suo compito, dotata di bella voce e grande umiltà, per cui le si perdonano facilmente piccole imprecisioni di lettura. Vinte le diffidenze iniziali tra coristi, il risultato è stato di alto livello. Tra M. Krampe ed E. Gered si è creata da subito un'intesa perfetta. Le difficoltà tecniche e le piccole imprecisioni vocali dei coristi sono passate in secondo piano rispetto ad un'interpretazione profonda e dinamica, che ha reso il tutto di grande spiritualità, in linea con il tempo di Quaresima. Da notare il Passionsgesang di Rheinberger, di raro ascolto (ne esiste una sola incisione che io sappia), immeritatamente poco noto ed eseguito.

Il secondo appuntamento è stata l'abituale cantata BWV 182 "Himmelskönig, sei wilkommen" durante il culto della Domenica delle Palme. Come l'anno scorso, i solisti sono stati Katrin Auzinger (contralto), Stephan Su (tenore) e Ernst Istler (basso), mentre l'ensemble strumentale era composto da Ruth Bruckner (flauto dolce), Maximilian Bratt (violino), Iris Trefalt e Saverio Ruol (viole), Arne Kircher (violoncello) e Tena Novosel (basso continuo al positivo). Purtroppo la stanchezza per il concerto la sera precedente s'è fatta sentire, ma l'intesa tra ensemble strumentale (in parte lo stesso dell'anno scorso) ed il coro è indubbiamente aumentata, rendendo tutto più facile. La cerimonia è stata toccante come al solito, grazie anche all'esecuzione di due corali (Aus tiefer Not schrei ich zu dir e Wer hat dich so geschlagen) nelle armonizzazioni di Bach, pur se la liturgia era lontana dalle domeniche di Passione cattoliche cui sono abituata.

A chiusura devo ammettere che ho cantato con un pizzico di malinconia, perché probabilmente questa è stato l'ultima volta che ho preso parte alla Bachwoche, visto che per lavoro potrei dover lasciare Vienna tra qualche mese. Sicuramente portando un buon ricordo di questa piacevole esperienza ovunque sia destinata ad andare!

Die Thomaner

Grazie al blog su Karl Richter mi sono imbattuta nel trailer del film "Die Thomaner", appena uscito in Germania. Non so se e quando arriverà in Austria, in Italia credo mai, visti gli esempi recenti.

Come intuibile dal titolo, si tratta di un documentario sul coro della chiesa di San Tommaso a Lipsia, in occasione dei festeggiamenti per i suoi 800 anni di età. Già, 8 secoli! Non so se sia il coro di bambini più longevo al mondo, il Dresdener Kreuzchor è lì, mentre il coro della Sistina è più giovane di almeno un paio di secoli. Tra i partecipanti più celebri ricordiamo Carl Philipp Emanuel Bach, Günther Ramin, e Christoph von Dohnanyi, ma il nome di questa istituzione è ormai universalmente associato a Johann Sebastian Bach, cui è dedicata la statua a lato alla chiesa voluta da Mendelssohn e che in questa chiesa è sepolto.

Da quello che si evince dal trailer, il film presenta la vita delle nuove generazioni iscritte alla Thomasschule, dall'educazione musicale allo svago. I registi sono Paul Smaczny and Günter Atteln, due che non sono nuovi alle produzioni musicali. Sicuramente il documentario avrà un carattere "agiografico", celebrativo, sorvolando multi punti interrogativi, ma una simile pecca è trascurabile nel meritato encomio di un'istituzione che non solo è sopravvissuta a guerre, scismi religiosi (evidentemente è nata prima del proclama di Lutero), regimi, crisi economiche, etc., ma che risulta ancora interessante ed attraente per i ragazzini d'oggi nonostante il recente abnorme sviluppo della tecnologia.

Non so se il film sarà all'altezza delle aspettative, il trailer è geniale. Non riesco a trattenere le lacrime ad ogni visualizzazione e non riesco a spiegarmene il perché. Forse per il Mendelssohn iniziale ("La grotta di Fingal"), forse per il Bach successivo ("Et resurrexit" e "Dona nobis Pacem" dalla messa in si min. BWV 232), forse per  i contrasti (evidenziati nel trailer) tipici di questa scelta e di questa età, forse per il vedere bambini con tagli di capelli alla Justin Bieber che passano dal classico urlo barbarico del tedesco ad una partita di calcio alle melodie più soavi, con la serietà di un adulto,... tutto contribuisce a creare un alone di straordinario estraniamento... che tocca nel profondo la nostra sensibilità. Spero vivamente di poter postare a breve una vera e propria recensione del film intero, sempre che riesca a vedere qualcosa tra le lacrime.

P.S. Penso che la visione di questo film sia particolarmente consigliata a tutti quei presunti direttori (e direttrici soprattutto) di cori di bambini in Italia che propinano canzonette prive di senso musicale e liturgico a degli indisciplinati ed annoiati fanciulli, dirigendoli in modo ridicolo, senza curare respirazione, emissione della voce, educazione musicale... in altre parole, sottovalutando la loro intelligenza e la loro sensibilità. Qualche anno fa ci fu un altro bel film su un coro di bambini, Les Choristes, ma forse aveva edulcorato la lezione con troppo sentimentalismo romanzesco per risultare efficace.

ritorno alle origini?

Ieri sera, a cena da un'amica dotata di pianoforte, ho strimpellato indegnamente la BWV565, sfogliando un libro che conteneva anche molti canti religiosi, nostalgica del periodo in cui quella era la mia quotidianità. Non escludo che anche la mia amica in fondo in fondo rimpiangesse un po' quel tempo. In realtà questa introduzione è fuorviante per il tema del post, che riguarda la Passacaglia BWV582. Un altro tuffo nel passato!

Non voglio ripercorrere qui la mia tormentata relazione con questo brano, ma proporre un ascolto che, secondo le ricerche filologiche, dovrebbe essere la versione autentica. Lo trovate a questo link.

da qui
Che strano! Persone come Andrea Marcon ci hanno abituato ad esecuzioni in organo pleno, con rigorosi tempi veloci ma costanti, sostenendo che questo fosse il desiderio di Bach, tanto da esplicitarlo in un autografo... ed ora sentiamo una leggiadra esecuzione su clavicembalo a pedali (credo, però, che lo strumento opportuno dovrebbe essere clavicordo a pedali), con cambi di tempo e di "registrazione", ritmi francesi ed abbellimenti, che ci viene spacciata per la versione che Bach stesso avrebbe composto e suonato? Dove sta la verità?

Azzardo un'ipotesi. Non potrebbe essere, come sostengo da anni, che Bach eseguisse in modo diverso lo stesso brano a seconda dell'occasione e dello strumento? Se accettiamo questo, perché allora demonizzare versioni parimenti ispirate ma più godibili per un pubblico più vasto, come quelle di Karl Richter (che mi ha fatto innamorare della musica per organo) o di Francesco Finotti (frutto della ricerca di una vita)?

Non voglio far polemica, solo lasciare il beneficio del dubbio, che sta alla base dello spirito critico. È vero, mi brucia ancora l'accusa al diploma di aver cambiato tempo tra una variazione e l'altra, impossibilitata a cambiare manuale e registrazione per le fantomatiche regole della prassi esecutiva, anche se stavo suonando un moderno organo eclettico con trasmissione radio. 

E qui torno all'introduzione, perché ieri sera non avevo a disposizione né un organo meccanico né la trascrizione pianistica di Busoni. Come fare? A rigore avrei dovuto evitare di rovinare un simile capolavoro (forse nemmeno di J.S. Bach) non essendo nelle condizioni di eseguirlo nel modo corretto. Invece no! Altra occasione, altra versione: una riduzione casalinghe, improvvisata, incerta, non professionale, ma che a mio parere si è avvicinata di più all'ambiente familiare di casa Bach. Con un sorriso, lo spirito del tempo è salvo!