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Addio!

Foto Metzner, CC BY-SA 3.0, qui
Questo è il mio ultimo post su questo blog. Continuerò ad andare per concerti ed a suonare, ad incuriosirmi per nuovi strumenti ed a vedere film con tema musicale, ma non ne scriverò più qui. I miei quattro lettori sanno come la penso, quindi finirei col ripetermi. Quest'anno ho festeggiato 10 anni esatti dal mio diploma in organo. Sin da quando a sei anni d'età m'innamorai di questo strumento vedendo e sentendo in TV Karl Richter suonare Bach ad Ottobeuren, il mio sogno ed obiettivo era imparare a suonare l'organo. Attraverso momenti entusiasmanti, soddisfazioni, lacrime, sudore ed infinite discussioni sono giunta a coronare il desiderio di bambina con un pezzo di carta con la stessa voracità d'imparare del primo giorno. Grazie ai miei insegnanti, anche quando mi hanno reso la vita difficile con le loro pretese o i loro commenti critici. Voglio ricordare i più importanti per la mia crescita nella musica (in ordine sparso): Claudio Ambrosini per le lezioni di vita, Ugo Armano e Corrado Loffredi per la pazienza col pianoforte nonostante detestassi lo strumento, Emanuele Pasqualin per la capacità di coinvolgere dirigendo, Alex Kirschner per la fiducia in me riposta nonostante la mia pigrizia nello studiare il solfeggio e la mia irrazionalità nei concerti, Gianluca Libertucci per avermi permesso di ottenere l'agognata carta e Francesco Finotti per avermi insegnato gli strumenti per esprimere quella che sono (oltre ad aver sistemato un po' la mia carente tecnica). Ovviamente un grazie va anche a tutti gli altri insegnanti e colleghi incontrati nel mio percorso, con cui ho scambiato magari poche parole, ma che hanno in ogni caso contribuito al mio sviluppo, ed ai parroci, italiani e non, che mi hanno permesso di "giocare" gli strumenti di cui erano responsabili.

Come Abschied, elenco di seguito alcune incredibili esperienze fatte in questi dieci anni, una volta uscita dal conservatorio e poco dopo anche dall'Italia.
Bavokerk, Haarlem
- Ho suonato organi di ogni periodo storico e stile in Olanda (Haarlem), Belgio (Bruxelles) ed Austria (Vienna). Ne ho sentiti e visti molti altri, dalla Germania alla Norvegia, dagli USA al Giappone.
- Ho accompagnato culti luterani e messe cattoliche in lingua italiana, tedesca e francese. Ho accompagnato cori di lingua tedesca anche in concerto, pure suonando il basso continuo in un ensemble con strumenti d'epoca. Mi sono esibita in duo con altri strumenti (dal violino al corno delle alpi, dal flauto traverso al violoncello) e strumentisti di diverse nazionalità.
- Ho insegnato musica nella mia lingua ed ho preso (e continuo a prendere) lezioni di musica in tedesco, esplorando il canto, il flauto dolce, il flauto traverso ed il mandolino.
- Ho conosciuto organisti da tutto il mondo, con molti di loro sono rimasta in contatto. Ho compreso quanto universale possa essere la musica e quanto sia più facile trovare un organista che la pensi come me dall'altra parte della Terra rispetto al mio conservatorio.
- Ho fatto da registrante ad organisti celebri, lezioni sul rapporto uomo-musica più che di tecnica ed interpretazione.
- Ho preso parte come corista all'esecuzione di cantate di Bach, un sogno diventato realtà.
- Ho illustrato il funzionamento dell'organo a canne a colleghi ed amici di mezza Europa, facendo loro scoprire non solo uno strumento musicale ingiustamente sottovalutato ma soprattutto un lato di me che non conoscevano.
- Ho accompagnato matrimoni, battesimi e (soprattutto) funerali, l'intero ciclo della vita.

Esperienze che continuano e che spero non smettano mai. Sono curiosa di scoprire cosa mi riservano i prossimi 10 anni. Sempre cercando di migliorarmi, con il poco tempo a disposizione, perché la mia occupazione principale è in un altro settore (ricerca scientifica). Appena indosso le mie scarpe da organo e mi siedo sulla panca viaggio in un'altra dimensione ove non esistono fatica e stress ma solo intimo piacere nel gustare la bellezza di un suono o di una soluzione compositiva. Anche questa consapevolezza è venuta col tempo e con le esperienze e confido si raffini ulteriormente con l'esercizio ed il passare degli anni.

La sottoscritta al Pollini. Foto di F. Marchionda.
Infine, a chiusura di questo blog, non posso non ringraziare chi mi letta, fedelmente o occasionalmente, chi ha commentato, soprattutto quando di parere diverso dal mio (mi riferisco in modo particolare ad una discussione storica con un regista, che mi ha davvero onorata con il suo passaggio). Un ringraziamento virtuale a Rai Radio3, che mi ha "educata" nell'adolescenza, facendomi sognare di diventare una critica musicale professionista, ed a BR-Klassik, che continua ad accompagnare le mie domeniche mattina con le cantate di Bach. Per tutti, arrivederci al prossimo concerto, per commentare di persona quanto udito!

L'organo "da" chiesa?

Inizialmente volevo recensire il tradizionale concerto del Lunedì dell'Angelo ad Abano, dal programma denso, volevo raccontare di come il M.o Finotti abbia analizzato Liszt fino a rasentare la frammentazione, di come abbia mostrato la bellezza e la genialità degli Schizzi di Schumann con soluzioni tecniche che hanno fatto apprezzare anche la versatilità dello strumento, di come abbia restituito la dolcezza e l'intimità di un Franck troppo spesso ridotto a mere interpretazioni romantico-liturgiche ed infine di come abbia esaltato la grandezza della fuga tripla BWV 552. Non lo faccio, perché la presentazione del concerto ed un recente episodio mi hanno fatto riflettere su come vediamo l'organo strumento musicale.

La signora che ha introdotto il concerto si era preparata e conosce bene sia i brani sia l'organista. Eppure ne ha dato un'interpretazione religiosa, in tema pasquale, che sinceramente mi è risultata un po' forzata. Correttamente ha giustificato il concerto in chiesa con una bella spiegazione, legando i brani come in un percorso da Triduo. Tutto giusto e molto bello. Ma i pezzi suonati non avevano alcuna indicazione liturgica o pure minimamente religiosa, tranne forse la fuga di Bach, tra i pochi casi di composizione libera associata ad un repertorio luterano. Il M.o Finotti insiste da sempre che persino i corali di Franck non hanno alcuna connotazione sacra. Figurarsi gli schizzi di Schumann! Se di teologia si tratta, è di livelli altissimi, al di sopra dei periodi liturgici.

la sottoscritta, non in chiesa
L'altro episodio che mi ha fatto riflettere è stato il commento di un'amica austro-ucraina, di tradizione ortodossa, che è venuta a trovarmi in cantoria in una parrocchietta di periferia a Vienna in cui ho accompagnato la messa. Per mostrarle l'organo, ho accennato diverse composizioni, tutte barocche (perché quello avevo sotto mano, sigh!), di diverse provenienze geografiche, cercando di giocare con i registri per differenziarne le sonorità. Lei ha esclamato che un organista è sprecato solo per accompagnare i canti! Ossia che lo strumento ed il musicista avrebbero delle potenzialità infinitamente maggiori di quanto venga richiesto dal servizio liturgico. Effettivamente nella chiesa luterana la figura dell'organista è valorizzata maggiormente, ha più spazio per improvvisazioni e preludi sui corali, composizioni libere, meditazioni, etc., ma resta sempre legato al repertorio "sacro".

Così mi è tornato in mente un interessantissimo e pessimistico articolo del M.o Finotti di revisione sulla situazione dell'organo a canne e dell'organista in Italia. Non c'è niente da fare, per noi l'organo è uno strumento esclusivamente da chiesa e l'organista un musicista inferiore rispetto ai colleghi perché relegato al repertorio liturgico. Per sentire un concerto d'organo bisogna andare in chiesa e quanto viene suonato deve essere prettamente legato al sacro. Recentemente mi sono interessata al mandolino, scoprendo un repertorio vastissimo ed uno strumento piuttosto versatile, eppure nell'immaginario collettivo il mandolino è lo strumento d'eccezione per la canzone italiana, o meglio, napoletana. Vittima di luoghi comuni limitanti come l'organo a canne. Ecco, tornando a questo strumento, sarebbe da ricordare che non è nato nelle chiese, anzi è nato prima della Chiesa, sembra venisse addirittura usato nei circhi romani durante gli spettacoli di gladiatori, quanto di più lontano dalla liturgia si possa pensare. Non hanno tutti i torti gli americani, dunque, a costruire enormi organi nei centri commerciali. Per molti compositori del XIX e XX secolo, l'organo era uno strumento dell'orchestra, né più né meno del corno. Tanto che appena varcate le Alpi troviamo quasi tutti i teatri dotati di un organo a canne, vero, non di un elettrofono d'emergenza.

Bisogna cambiare mentalità. O meglio, bisogna farla cambiare. Come? Facendo scoprire lo strumento. Al concerto di Pasqua ho invitato mia cugina, che da piccola ha preso lezioni di pianoforte, quindi non è affatto digiuna di musica. Per fortuna è arrivata un po' in ritardo, perdendo l'introduzione, quindi ha ascoltato il concerto senza il filtro liturgico e le è piaciuto, come se fosse andata a teatro a sentire un'orchestra. Molti dei miei colleghi di lavoro non hanno mai visto un organo da vicino, non sanno come funzioni e sono abituati a sentirlo in chiesa, almeno quelli che una volta all'anno vi mettono piede. Per questo mi piace invitarli a venire a trovarmi, magari quando studio e non alle messe. Non sono affatto una brava organista, ma spero di stimolare almeno la curiosità per uno strumento potenzialmente così versatile. Non c'è bisogno di 4 manuali e di 70 registri per spaziare dalla musica antica a quella contemporanea, mostrando i colori a disposizione e la libertà mentale dei compositori, loro sì svincolati in gran parte dal condizionamento liturgico.

L'Attesa in compagnia dura meno

L’organo a canne funziona benissimo nell’accompagnamento di molti altri strumenti, voce compresa, ma credo che la tromba sia uno dei pochi strumenti che permetta un vero dialogo con l’organo, senza relegarlo al ruolo di basso continuo. Inoltre, il suono a tratti festoso ed a tratti solenne della tromba si accompagna magnificamente all’atmosfera natalizia. Ecco dunque un concerto perfettamente in tema col tempo, nel tradizionale appuntamento del 26 dicembre a San Lorenzo di Abano Terme, cui ho potuto assistere grazie al mio abituale ritorno in terra natia per le feste.

foto da qui
Programma: G.F. Händel Sinfonia dal Messia (adattata all’organo) e Suite II in re maggiore dalla Watermusic (per tromba ed organo), J.S. Bach Concerto in la minore BWV 593 da Vivaldi (organo solo), G.B. Viviani  Sonata prima per trombetta sola ed organo dai Capricci armonici da chiesa e da camera op. IV, J.S. Bach Nun komm der Heiden Heiland BWV 659 (organo solo), G.F. Händel tre movimenti dalla Sonata in sol maggiore HWV 603b (tromba ed organo), infine come bis una versione per flicorno nella parte del tenore ed organo del corale nel IV movimento della cantata Wachet auf ruft uns die Stimme BWV 140 di J.S. Bach. Alla tromba (e flicorno) Diego Cal ed all’organo Francesco Finotti.

Il programma può sembrare “popolare”, con autori tradizionalmente associati ad una simile compagine, ma le scelte interpretative operate sono state tutt’altro che banali. Il tema del concerto era l’attesa, quindi più d’Avvento, o forse… da fine dei Tempi. Francesco Finotti, organista onorario ad Abano ed autore del progetto di restauro dello strumento, ha mostrato tutti i colori dell’organo in questione, dando l’idea di avere davanti un'orchestra intera più che un semplice strumento a tastiera, specialmente negli interventi solistici. Diego Cal ha abilmente spaziato dall’agilità del trombino in la alla pienezza del flicorno. La collaborazione tra i due artisti ha deliziato il pubblico, forse meno tedesco e turista del solito. Chi segue questo blog, sa quanto apprezzi F. Finotti nel repertorio più “impegnato”, trascendentale, con analisi dello spartito che rasentano gli studi teologici, ma devo ammettere di aver gradito anche questo concerto, preparato con la stessa attenzione dedicata a Liszt o Franck in altre occasioni. L’oretta di concerto è volata piacevolmente, insegnando parecchio ai musicisti presenti. Non esiste repertorio "facile" o "banale", almeno non ne ho udito in questa serata.

Orchestra vs. organo

Il mio sabato sera è stato nuovamente all'università per la musica, per il concerto di gala di alcuni studenti di direzione d'orchestra. Sul podio si sono alternati: Batughan Uzgören, Katharina Wincor, Jera Petricek Hrastnik e Roger Diaz Cajamarca, dirigendo brani di Brahms, Beethoven, Prokovief e Honegger, con l'orchestra da camera dell'università, di cui Giulia, la violinista di cui parlai qualche tempo fa, era primo violino. Concerto interessante nel complesso. I giovani direttori sono ancora acerbi ed hanno chiaramente pagato le poche prove con l'orchestra. Della compagine mi sento di salvare Jera Hrastnik, per la ricerca di un dialogo con l'orchestra anche dopo il concerto. Gli aspetti positivi della serata sono stati il vedere un gruppo quantomai internazionale ed eterogeneo andare d'accordo nella musica ed il conoscere un'opera di Honegger che non avevo mai sentito e che mi verrebbe voglia di trascrivere per organo.

Questo concerto mi fornisce l'opportunità di parlare di altri due eventi in qualche modo legate a tale serata. Prima di tutto il concerto di laurea di Giulia, sentito qualche settimana fa, ove la violinista ha data una prova di maturità musicale di altissima qualità, giustamente premiata con il massimo dei voti e la lode. Non solo per l’abilità tecnica, ma anche per la scelta e la preparazione dei brani, con un repertorio non scontato ed una particolare cura per Schnittke, su cui ha scritto la tesina. Sentiremo ancora parlare di lei. Al concerto di laurea di Giulia ho rivisto anche un amico conosciuto al conservatorio di Padova, compositore, violinista, direttore d’orchestra e, per passione, anche organista, che si è laureato a Vienna in direzione d'orchestra l'anno scorso (con lode) e che ora sta terminando gli studi in direzione di coro e con cui ho avuto l'onore di suonare (sue composizione) un paio di volte prima della partenza per Vienna, Stefano Torchio.

Stefano si è un po' risentito che non abbia ancora parlato nel blog del suo lavoro di laurea: l'orchestrazione della Priere di C. Franck. Avevo i miei motivi: non ero presente al concerto, tenutosi prima del mio ritorno definitivo in città, e temevo di essere troppo condizionata dal mio rapporto col pezzo. Temevo di essere imparziale nel parlare della sua trascrizione perché abbiamo “studiato” con lo stesso maestro e perché Priere è stata per me la chiave per iniziare ad apprezzare e capire Franck, essendo l'unico pezzo di questo autore che istintivamente amavo. In conservatorio Franck mi era stato presentato in modo orribile ed incompleto ed all'inizio l'avevo totalmente rifiutato. C’è voluto molto tempo, ci sono voluti i concerti e le lezioni di Francesco Finotti, infine c'è voluta l’esperienza in Belgio, ove Franck è nato, con gli organi dell'epoca per iniziare a gustare questo raffinato compositore. Ora, più leggo le sue opere organistiche e più lo sento orchestrale. Forse per un sentimento d’inferiorità (purtroppo comune tra i Belgi verso i vicini Francesi e Olandesi), Franck ha scritto relativamente poco per orchestra in quella Parigi che pullulava di compositori. Il suo stile organistico si scosta da quello dei coevi e di chi l’ha seguito.


Tornando al lavoro di Stefano (che potete ascoltare qui sopra), dire sublime sarebbe ancora poco. Il titolo e la strumentazione hanno relegato il brano originale ad un’esecuzione esclusivamente ecclesiale. Invece si tratta di un piccolo poema sinfonico dal tema semplice che diviene ora consolante, ora entusiasmante, ora accorato, ora rassegnato. Un po’ come la nostra preghiera, magari fatta ripetendo delle formule, ma con intenzione totalmente diversa a seconda della nostra situazione. 

Le trascrizioni orchestrali di brani organistici non sono una novità, si pensi per esempio a Stokovski, di cui parlai qui. In quel caso, però, l’originale bachiano era stato completamente stravolto. Invece in Franck l’orchestrazione non è una forzatura. Semmai la versione organistica originale suona quasi come una riduzione. Stefano ha fatto un ottimo lavoro, liberando la farfalla che era nascosta nel bruco organistico. 

La domanda che mi pongo è ora come rendere tutto ciò con l’organo. Così mi sono tornate alla mente quelle prime esecuzioni di Franck che avevo udito in concerto e l’impressione che me ne era rimasta. Era proprio in questa direzione e sentire ora critiche alle acrobazie tecniche e tecnologiche (di cambi di registri) operate dall'organista di allora come finalizzate al solo spettacolo mi fa sorgere il sospetto che l'interlocutore non abbia ancora capito la grandiosità di un compositore che pensa orchestrale scrivendo per il re degli strumenti. Quindi, grazie Stefano per permetterci di apprezzare maggiormente l'opera di C. Franck.

Organi ed organisti

Quest’anno non c’è stato modo e tempo per assistere ad un vero concerto di Natale a Bruxelles, per cui mi sono rifatta col tradizionale concerto d’organo di Santo Stefano nella chiesa di San Lorenzo ad Abano T. Dopo una lunga pausa, finalmente questo evento è tornato nelle mani di chi ha progettato e curato il rinnovo dell’organo, ormai quasi 15 anni fa, ossia Francesco Finotti.

Il felicissimo connubio tra questo strumento e l’interprete è stato confermato. All’ingresso il poderoso Pezzo Eroico di C. Franck. A seguire l’Adagio e dolce dalla III Triosonata in Re min. BWV527 che ha ricreato l’atmosfera incantata dei pastori di fronte alla natività, ed il concerto Bach-Vivaldi in Re magg. BWV972, che, invece, ha reso l’orchestra ma al contempo ha mostrato le peculiarità dell’organo. Passando a Liszt, con una selezione di brani dalla suite "L'albero di Natale", esplorando la meditazione interiore e la modernità musicale della seconda parte della produzione di questo autore, meno virtuosistica ma più profonda. Infine un omaggio a Mozart, non solo nella sua ironia con la marcia del Sign. Contrappunto (K453a) e la Giga in sol magg. (K574) in cui entra pure una "citazione" del nome Bach, ma anche nella sua grandezza con la Fantasia in Fa min. K. 608. A premiare il pubblico anche due bis. In ogni caso è stato notevole lo sforzo mnemonico per la quantità e la complessità dei brani presentati.

Non ci sono dubbi che il concerto mi sia piaciuto. Finotti è una conferma, su questo strumento è una garanzia. Ho apprezzato molto la scelta intelligente del programma: non forzatamente "natalizio" o da esibizione virtuosistica per accontentare un auditorio illetterato, non esageratamente cervellotico e contorto per i soli addetti ai lavori. Con sorpresa ho notato che il pubblico era meno tedesco e più italiano, segno della “crisi” ma forse anche di una maggiore sensibilità musicale? A giudicare dalle recenti scelte televisive (tenorini per il concerto al Senato e Weihnachtsoratorium di Bach dalle 23:30 su canale satellitare) sembrerebbe in atto una regressione. Si spera nelle realtà locali per una qualche educazione musicale. Sono di parte, ma una maggiore conoscenza dell’organo non potrebbe che fare bene. Stufi di sentirlo chiamare “pianola”, “pianoforte con le canne” e via dicendo. Stufi di sentirci considerati dei fratelli minori e meno capaci dei pianisti. Stufi di vederci svalutati anche dai parroci che preferiscono schitarratori della domenica o autodidatti.

Lo strumento in questione.
Qualche giorno prima di rientrare in patria per le festività, ho avuto modo di visitare brevemente la chiesa di Sint-Katelijne a Bxl, che per lungo tempo è stata chiusa. La facciata ripulita è bellissima. Peccato il mercatino di fronte l’abbia utilizzata come uno schermo per proiettare balletti e musiche varie… anche durante la messa al sua interno. Quando vi sono entrata c’era un organista che studiava. Studiava? Magari!!! Prima è partito in organo pleno con la Toccata dalla V sinfonia di Widor, giusto per ingolfarsi alla seconda battuta. Poi ha provato con due piccoli preludi e fughette, erroneamente attribuite a Bach, ma anche qui le difficoltà tecniche l’hanno bloccato. Infine è riuscito a fallire pure con un’invenzione a due voci (stavolta Bach autentico). Se penso che quando studiavo a Vienna nella Peterskirche suonavo al minimo e cercando di perfezionare solamente brani ben rodati... Beh... valorizzare l'organo significa anche farlo suonare da chi sia in grado di farlo, specialmente quando la chiesa è frequentata.

Ritorno al passato remoto

Il mio abituale ritorno a casa per le festività pasquali è stato segnato da un concerto particolare. Un tuffo nel passato remoto ed un riassunto di tutta la mia vita. Queste le sensazioni che ho avuto, anche se il concerto in sé è stato un semplice concerto d’organo.

Per dovere di cronaca, la locandina.
Lunedì 21 aprile, alle 17, concerto d’organo nella chiesa di San Lorenzo di Abano Terme (Padova) con Francesco Finotti con il seguente programma: di J. S. Bach Toccata, Adagio e Fuga in do magg. BWV564 e Concerto in la min. BWV593 da A. Vivaldi, di W. A. Mozart Andante in fa K616, di C. Franck II Corale in si min. e Final in sib, op. 21. Bis, parte del corale “Ach bleib bei uns, Herr Jesu Christ” BWV649 dalla raccolta Schübler.

Abside con canne di facciata
Perché ho avuto l’impressione di rivedere tutta la mia vita in questo concerto? Innanzitutto perché non entravo in quella chiesa da almeno dieci anni. In quella chiesa ho mosso i primi passi nella musica quasi 20 anni fa, entrando nella corale. Su quell’organo, un Tamburini a 3 tastiere, ho messo le mani (ed i piedi) per la prima volta grazie alla disponibilità dell’ex organista titolare. Su quell’organo, ripensato completamente da quello che sarebbe diventato il mio insegnante “clandestino”, mi feci sentire da lui per la prima volta, nonostante fossi fasciata e dolorante per una caduta in bici la mattina stessa. Quei banchi sono stati testimoni silenziosi di anni di preghiere, crisi, meditazioni e speranze, non solo per quanto riguardava la mia vita musicale, ma anche per quella scolastica e sentimentale. Il programma, poi, mi è sembrato una rappresentazione dei miei trent'anni passati: Bach con gusto italiano come la mia vita in Italia ma con lo sguardo rivolto alla Germania, il breve brano di Mozart come i miei leggeri ma istruttivi 3 anni a Vienna, infine Franck (di origine belga) come il mio inizialmente triste impatto in Belgio e successivo cambio di prospettiva. Il fatto che il corale del bis fosse lo stesso inviato con gli auguri di Pasqua via mail (onorata dal fatto di aver “ispirato” l’idea) ha rafforzato la mia personalissima interpretazione. Ho rivisto tutto con gli occhi di adesso. Qualcosa è immutato, qualcosa nuovo, ma io sono diversa.


Torno, invece, a parlar di musica, tralasciamo il coinvolgimento emotivo e l'interpretazione romantica. Non sono stata delusa, sebbene il programma fosse abbastanza a misura di turista tedesco di passaggio, quindi includendo brani mediamente celebri per persone appassionate del genere. Bach limpido come raramente si ascolta ma allo stesso tempo “orchestrato” in modo magnifico, Mozart meditativo, Franck sinfonico, complesso, grandioso. Nonostante un trascurabilissimo vuoto di memoria nel Final, notato solo da chi conosceva il brano e comunque recuperato all'istante, l’intero concerto ha mostrato una maturità ed un controllo sia della tecnica sia dell’interpretazione davvero rari, specialmente in Italia. Qualcuno potrà obiettare che il mio giudizio sia di parte, visto che si trattava di un mio insegnante e di una chiesa nota. Non credo, la mia onestà intellettuale m’impedirebbe di dir bene di una cosa che non mia abbia pienamente soddisfatto. Sono estremamente intransigente, anche con me stessa. Se il concerto non mi fosse piaciuto, avrei semplicemente evitato di parlarne.

Metti una sera in Germania

Ammettiamolo, mi sono fatta un bel regalo. Quando ho saputo che il mio ex-maestro d'organo, Francesco Finotti, avrebbe tenuto un concerto a Ratingen, una cittadina tedesca a pochi km da Düsseldorf e quindi non troppo distante dal Belgio, non ho esitato un minuto a prenotare un treno ed un albergo per andare a sentirlo. Non solo per il piacere di assistere nuovamente ad un suo concerto, ma anche per l'occasione di scappare da Bxl per un giorno e tornare a cimentarmi con la lingua tedesca in una zona in cui in realtà non sono mai stata. Il racconto del viaggio e della parte turistica di questa domenica alternativa si trova nell'altro blog, in inglese, mentre qui mi concentro sull'esperienza musicale. 

Il concerto, dunque, si è tenuto domenica sera a Ratingen, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo su un organo Romanus Seifert & Sohn. Il concerto aveva come tema l'incontro, ossia una sorta di stretta di mano tra il pianoforte e l'organo. Il corposo programma, leggermente accorciato all'ultimo momento, prevedeva: A. Bruckner (Preludium in do maggiore), J.S. Bach (Preludium in mib magg. BWV552a, preludio corale "Christ, unser Herr, zum Jordan kam" BWV 684, Fuga a 5 in mib magg. BWV552b), C. Franck (Fantasia idylle in la magg.), W.A. Mozart (Adagio in si min. KV 540) e S. Rachmaninoff (trascrizione del Preludio in do# min. op. 3 n. 2, Preludio in re min. op. 23 n. 3, Studio op. 33 n. 1 "Allegro ma non troppo" e Studio op. 33 n. 5 "Moderato"). Bis con Rachmaninoff, Bach (Echo dalla partita in si min. BWV831, che cito perché adoro questa versione) e Vivaldi-Bach.

L'interpretazione di Bach è stata una lectio magistralis sulle composizioni analizzate. Magnifico! Chi conosce la musica, apprezza Bach anche suonato da un computer, ma chi non sa cosa sia il contrappunto rischia di trovarlo noioso, eccetto per quei quattro brani celebri, triti e ritriti. In questa esecuzione ogni entrata, ogni cadenza, ogni modulazione era chiaramente illustrata. Immagino che i prassisti storceranno il naso dicendo che quello sentito non era nemmeno più Bach, ma a mio parere era oltre, come dire che quello di Benigni non è nemmeno più Dante. Capisco ed ammiro la loro dedizione nel tentare di ricostruire come veniva eseguito un tal compositore nella sua epoca, ma se sentissimo la Divina Commedia recitata ad un angolo della strada come nel '300, non essendo più nemmeno usi a quel linguaggio, probabilmente non ne capiremmo nulla e non apprezzeremmo la finezza delle figure retoriche. Come nella ricerca scientifica, ci vuole un talento particolare per saper comunicare il risultato di complessi studi alla gente comune senza far inorridire gli scienziati.  Saper spiegare un compositore semplicemente suonandolo, senza aprire bocca, è qualcosa in più del saper insegnare come suonare quel brano. Credo che Bach suonato così, anche se forse non conforme a come Bach stesso sentiva (e chi può saperlo?), sia l'arrivo di un percorso lungo quattro secoli di sentire la musica.


Pure il resto del programma è stato una conferma: la fantasia di Franck un poema sinfonico, il preludio di Bruckner una visione mistica, l'adagio di Mozart uno scherzo dilettevole ed i lavori di Rachmaninoff un interessante studio di armonia. In conclusione il concerto mi è piaciuto molto, nonostante uno strumento non eccezionale ed uno stato di salute non ottimale dell'interprete. 

Ho avuto modo di sentire l'organista titolare della parrocchia durante la messa. Benché invidiabilmente abile all'organo, l'ho trovato figlio della tradizione tedesca, come se ne trova in ogni parrocchia (già, perché lì assumono organisti qualificati anche solo per le messe). Attenzione, ho detto tradizione tedesca. Una cosa sconosciuta in Italia. Motivo per cui i corali (canti in cui intervengono i fedeli) erano introdotti con estesi preludi improvvisati in diversi stili e poi accompagnati anche con misture e trombe, perché pure la gente da quelle parti è educata e canta come si deve.  Una mia impressione, forse le persone che hanno assistito al concerto erano talmente preparate musicalmente da aspettarsi un'esecuzione "tradizionale" dei brani in programma. Forse hanno attribuito questa interpretazione ad un'eccentricità italiana, in qualche modo suggerita dall'organista che nella presentazione ha sottolineato la pedaliera italiana di questo strumento (eh? io conoscevo solo quella francese, tedesca ed inglese... per me "italiana" significa assente o a leggio...). Alla fine credo abbiano apprezzato e probabilmente compreso qualcosa di più di brani più o meno noti. Beati loro! Ne avranno di occasioni per farsi un'idea sull'argomento, visto che questo concerto rientrava nell'Internationales Düsseldorfer Orgelfestival, con iniziative alquanto interessanti. Date un'occhiata al programma. Mica un concerto isolato in una parrocchietta di periferia. Quando una cosa simile in Italia (o in Belgio)?

L'allegra compagnia


Approfittando del mio ritorno a casa per le festività natalizie, mi sono concessa un concerto locale, come ai vecchi tempi. Niente di paragonabile alle scintillanti serate alla Staatsoper o al Musikverein di Vienna, ma piuttosto un'allegra serata in una parrocchia di campagna con sei storici interpreti che si sono dilettati a suonare in compagnia.

Il concerto si è svolto domenica 23 dicembre nella chiesa di Pernumia (PD), con il gruppo "Il Sestetto", che comprende Piero Toso e Guido Furini ai violini, Ivan Malaspina alla viola, Gianni Chiampan al violoncello, Chiara De Zuani al clavicembalo e Francesco Finotti all'organo. Il programma: Andante in Fa maggiore di W. A. Mozart, concerti per organo ed orchestra dall'op. 4 n. 1 in sol minore e n. 4 in fa maggiore di G. F. Händel ed il celeberrimo concerto grosso per la notte di Natale di A. Corelli. Alcuni di questi maestri (Toso, Furini e Chiampan) sono volti noti, non solo per la loro carriera musicale (per esempio con i Solisti Veneti) ma soprattutto perché insegnanti ormai in pensione del Conservatorio Pollini.

Qualche imprecisione nell'intonazione negli archi ed un po' di stanchezza si sono fatte sentire, ma nel complesso ho gradito la serata, con un'interpretazione allegra e tradizionale (nel senso di qualche decennio fa, un po' romantica) di brani triti e ritriti del repertorio barocco. Il M.o Finotti all'organo è comunque una certezza ed anche questa volta, nonostante un positivo ed un brano che non amo, è riuscito a non deludere, riproducendo un'orchestra intera e facendo apprezzare la fine arte compositiva dell'apparentemente superficiale Mozart.  Ho apprezzato molto anche Chiara De Zuani, davvero una raffinata clavicembalista, mi sarebbe piaciuto ascoltarla pure in un brano solistico! L'atmosfera casalinga e quasi goliardesca tra gli interpreti mi ha fatto pensare di assistere ad una prova generale, cosa che non si allontanava troppo dalla realtà visto il poco pubblico (difficile attirare gente di campagna in un pomeriggio di nebbia all'ultima domenica prima di Natale, con tutti i centri commerciali aperti)  e visto che il concerto veniva ripetuto il 26 nella più prestigiosa cornice di San Lorenzo ad Abano T. (PD). Per questo ho gradito ancora di più la serata, cui hanno partecipato anche i miei genitori, in una piacevole riunione musicale.

Il piacere di fare musica assieme è talvolta più per chi la esegue di chi la ascolta. L'ultimo dell'anno mi sono divertita come non mai leggendo (malamente, sono decisamente fuori esercizio) con altri tre amici brani piuttosto celebri e giocando con le tonalità e l'ordine delle note. Non posso certo paragonare i nostri strimpellamenti al concerto professionale del Sestetto, ma il piacere e l'allegria che si leggevano nei volti degli interpreti erano gli stessi di noi giovani ubriachi (di stanchezza e di cibo, non di alcool).

Unico vero neo della serata è stato il parroco che ha mostrato di non aver e il benché minimo interesse per la musica, quasi costretto a dover sopportare nei suoi spazi la presenza di vecchie e nuove glorie del panorama musicale veneto. È difficile ed inopportuno giudicare senza conoscere i retroscena, ma purtroppo l'impressione negativa si è rafforzata nella partecipazione alla santa messa dopo il concerto. Allora sì, ho rimpianto Vienna.

ritorno alle origini?

Ieri sera, a cena da un'amica dotata di pianoforte, ho strimpellato indegnamente la BWV565, sfogliando un libro che conteneva anche molti canti religiosi, nostalgica del periodo in cui quella era la mia quotidianità. Non escludo che anche la mia amica in fondo in fondo rimpiangesse un po' quel tempo. In realtà questa introduzione è fuorviante per il tema del post, che riguarda la Passacaglia BWV582. Un altro tuffo nel passato!

Non voglio ripercorrere qui la mia tormentata relazione con questo brano, ma proporre un ascolto che, secondo le ricerche filologiche, dovrebbe essere la versione autentica. Lo trovate a questo link.

da qui
Che strano! Persone come Andrea Marcon ci hanno abituato ad esecuzioni in organo pleno, con rigorosi tempi veloci ma costanti, sostenendo che questo fosse il desiderio di Bach, tanto da esplicitarlo in un autografo... ed ora sentiamo una leggiadra esecuzione su clavicembalo a pedali (credo, però, che lo strumento opportuno dovrebbe essere clavicordo a pedali), con cambi di tempo e di "registrazione", ritmi francesi ed abbellimenti, che ci viene spacciata per la versione che Bach stesso avrebbe composto e suonato? Dove sta la verità?

Azzardo un'ipotesi. Non potrebbe essere, come sostengo da anni, che Bach eseguisse in modo diverso lo stesso brano a seconda dell'occasione e dello strumento? Se accettiamo questo, perché allora demonizzare versioni parimenti ispirate ma più godibili per un pubblico più vasto, come quelle di Karl Richter (che mi ha fatto innamorare della musica per organo) o di Francesco Finotti (frutto della ricerca di una vita)?

Non voglio far polemica, solo lasciare il beneficio del dubbio, che sta alla base dello spirito critico. È vero, mi brucia ancora l'accusa al diploma di aver cambiato tempo tra una variazione e l'altra, impossibilitata a cambiare manuale e registrazione per le fantomatiche regole della prassi esecutiva, anche se stavo suonando un moderno organo eclettico con trasmissione radio. 

E qui torno all'introduzione, perché ieri sera non avevo a disposizione né un organo meccanico né la trascrizione pianistica di Busoni. Come fare? A rigore avrei dovuto evitare di rovinare un simile capolavoro (forse nemmeno di J.S. Bach) non essendo nelle condizioni di eseguirlo nel modo corretto. Invece no! Altra occasione, altra versione: una riduzione casalinghe, improvvisata, incerta, non professionale, ma che a mio parere si è avvicinata di più all'ambiente familiare di casa Bach. Con un sorriso, lo spirito del tempo è salvo!

Prassi esecutiva ed interpretazione

Recentemente un caro amico e collega di conservatorio ha aperto un blog per discutere di filologia ed avviare i suoi coristi al valore della prassi esecutiva. Si serve di video a confronto, disponibili su YouTube, per suscitare la discussione e per destare la sensibilità dei lettori. Farò anch'io altrettanto, proponendovi l'ascolto (non tramite link, purtroppo, almeno per il momento) di due interpretazioni della Passacaglia BWV 582 udite qualche anno fa:
1. Andrea Marcon all'organo Zanin del Collegio Mazza di Padova, ricostruito secondo i canoni del Barocco (link ad altra versione),
2. Francesco Finotti all'organo Tamburini/Bonato di San Lorenzo, Abano Terme (PD), da lui riprogettato.
Andrea Marcon e Francesco Finotti
Sono due esecuzioni in tempi moderni, ma molto diverse. Entrambe, però, sono frutto di un percorso, alla ricerca della versione originale l'una, frutto di 40 anni di introspezione l'altra, riportata su uno strumento "falso-storico" e re-interpretata per uno strumento moderno l'altra. Percorsi molto diversi, sempre articolati e supportati da fonti e ragionamenti. Nulla è semplicemente affidato al caso o alla "tradizione". Per questo meritano entrambe rispetto e non tollero che i sostenitori dell'una o dell'altra se la prendano con la fazione opposta non condividendo le idee altrui e dicendo che l'una è più "giusta" dell'altra.

A mio parere, ribadendo che è la mia opinione, tentare di riproporre la versione originale di Bach (e qui non apro il capitolo discussione su quale fosse perché ne ho parlato alla nausea con amici, insegnanti e colleghi) ha senso solamente a scopo educativo, in un conservatorio o università, ma in un concerto, specialmente se per profani, potrebbe essere molto più sensato proporre una propria interpretazione di un brano, in pratica servirsi delle note di un compositore di secoli fa per comunicare qualcosa al pubblico di oggi. Il messaggio trasmesso contiene in parte l'originale intenzione del compositore ed in parte la personale versione dell'esecutore. Come un pezzo di teatro o un'opera. Ci si scandalizza tanto per certe esecuzioni del repertorio barocco e poi si va a vedere una versione modernizzata del Messiah di Händel, per esempio. Non è una contraddizione? 

L'ottantenne ed il bicentenario

Contrariamente alla tradizione, scrivo questo post a caldo, appena rientrata da un concerto intitolato "Franz Liszt e l'arte della trascrizione", che ha visto l'ottantunenne Jean Guillou tornare a Vienna per confrontarsi con Franz Liszt nel bicentenario dalla nascita. Il concerto si è svolto sul bell'organo Mathis di Schottenstift, organizzato da Zuzana Ferjencikova, ex allieva di Guillou ed organista titolare in questa chiesa. Come tradizione, il concerto è stato preceduto dal canto di Compieta da parte dei monaci, particolarmente soli visto che non hanno distribuito i libretti alla gente...

l'organo principale della ditta svizzera Mathis
Il programma comprendeva: Ciaccona BWV1004 Bach-Busoni al pianoforte, poema sinfonico "Orpheus" di Liszt, trascritto per organo da Guillou, Colloquio II per pianoforte ed organo di Guillou (con la Ferjencikova all'organo), poema sinfonico "Prometheus" di Liszt trascritto per organo da Guillou ed una improvvisazione dello stesso su uno dei temi della Deutsche Messe di Schubert. Al termine un bis all'organo corale (un "piccolo" Mathis), altra trascrizione da Liszt, credo da un brano pianistico.

All'inizio il concerto mi ha deluso parecchio, Jean Guillou sembrava l'ombra di se stesso, tanto da pensare che a questa bella età potrebbe ritirarsi all'insegnamento e godersi i successi di una vita, lasciando l'attività concertistica ai suoi promettenti allievi. Non ho compreso la scelta del brano Bach-Busoni, perché non una trascrizione di Liszt di alcuni celebri brani bachiani per organo? E soprattutto, c'era il bisogno di questo intervento pianistico, con un Bösendorfer trasportato in cantoria per l'occasione? Il risultato è stato triste, a mio parere, forse il maestro non stava bene, non posso saperlo, si sentiva che non era in forma e che non era il suo strumento. Durante il concerto, in seguito, si è ripreso, fino al Prometheus, ove ho ritrovato il Guillou che ricordavo: tecnica sopraffina, agilità straordinaria, originalità nell'interpretazione, etc. Forse doveva solo scaldarsi e ritrovarsi con uno strumento familiare.
l'organo corale, sempre Mathis

Resta il fatto che non ho sentito la trasfigurazione delle note che ricordo, con profonda nostalgia, in un concerto interamente dedicato a Liszt, con il classico repertorio organistico, del mio ex-maestro Francesco Finotti. Fu un concerto sublime, dove il suo principio della "tecnica come mezzo e non come fine" ha trasformato dei brani generalmente usati per esibire abilità acrobatiche (oltre che il numero di registri) in un'esperienza mistica. Una cosa simile avvenne al concerto di Olivier Latry con l'intero Livre du Saint Sacrement di Messiaen ad Haarlem. Concerti così ne ho sentiti pochi, troppo pochi! Eppure sarebbe questa la strada da seguire, a mio parere, non il declino di un anziano rivoluzionario ed eclettico organista francese, seppur ancora in grado di stupire.

3 contro 2

Studiando la IV Triosonata in E minor BWV 528, ho cercato di ascoltare diverse interpretazioni, non trovandone una che rispondesse alla mia idea del pezzo. Finché un amico mi ha proposto la versione di Miklos Spanyi, finalmente vicina alla mia interpretazione (teorica) della composizione nel primo e secondo tempo, ma che mi ha fatto saltare dalla sedia nel III tempo, "un poc'allegro".

Come eseguire la VII battuta del tema? Quando il tema è esposto da solo, una volta nella mano destra alla VII battuta ed una nella mano sinistra alla LXVI, la chiusura prevede una quartina di sedicesimi, come qui sotto.
Ma... nella prestigiosa NBA dell'edizione Bärenreiter, quando il tema ricompare accompagnato da terzine di semicrome,(battute 15, 42, 50 e 74), la quartina è "normalizzata" con note puntate!

Cosa? Perché Bach dovrebbe aver cambiato il ritmo del tema? Solo per facilitarne l'esecuzione? Probabilmente si tratta di una correzione da parte di Wilhelm Friedmann Bach o dell'editore. Così penso io. In ogni caso mi rifiuto di suonare in questo modo. Forte della conferma dell'edizione rivista da M. Dupré, ho corretto con bianchetto e penna il mio costoso libro Bärenreiter nel modo seguente:

e così ogni qual volta compare il tema "normalizzato". Poi, parlando con il mio maestro, più spirituale che pratico ora che sono emigrata, F. Finotti, mi ha fatto notare che tutto dipende dalla velocità con cui si affronta il pezzo, se in tempo allegro la "normalizzazione" viene automatica e si perde l'effetto 3 contro 2. Come sempre ha ragione.

A dire il vero l'esecuzione di Spanyi non era poi così veloce e sicuramente non lo sarà mai la mia, perciò preferisco mantenere immutato il tema quando compare nelle imitazioni.