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Addio!

Foto Metzner, CC BY-SA 3.0, qui
Questo è il mio ultimo post su questo blog. Continuerò ad andare per concerti ed a suonare, ad incuriosirmi per nuovi strumenti ed a vedere film con tema musicale, ma non ne scriverò più qui. I miei quattro lettori sanno come la penso, quindi finirei col ripetermi. Quest'anno ho festeggiato 10 anni esatti dal mio diploma in organo. Sin da quando a sei anni d'età m'innamorai di questo strumento vedendo e sentendo in TV Karl Richter suonare Bach ad Ottobeuren, il mio sogno ed obiettivo era imparare a suonare l'organo. Attraverso momenti entusiasmanti, soddisfazioni, lacrime, sudore ed infinite discussioni sono giunta a coronare il desiderio di bambina con un pezzo di carta con la stessa voracità d'imparare del primo giorno. Grazie ai miei insegnanti, anche quando mi hanno reso la vita difficile con le loro pretese o i loro commenti critici. Voglio ricordare i più importanti per la mia crescita nella musica (in ordine sparso): Claudio Ambrosini per le lezioni di vita, Ugo Armano e Corrado Loffredi per la pazienza col pianoforte nonostante detestassi lo strumento, Emanuele Pasqualin per la capacità di coinvolgere dirigendo, Alex Kirschner per la fiducia in me riposta nonostante la mia pigrizia nello studiare il solfeggio e la mia irrazionalità nei concerti, Gianluca Libertucci per avermi permesso di ottenere l'agognata carta e Francesco Finotti per avermi insegnato gli strumenti per esprimere quella che sono (oltre ad aver sistemato un po' la mia carente tecnica). Ovviamente un grazie va anche a tutti gli altri insegnanti e colleghi incontrati nel mio percorso, con cui ho scambiato magari poche parole, ma che hanno in ogni caso contribuito al mio sviluppo, ed ai parroci, italiani e non, che mi hanno permesso di "giocare" gli strumenti di cui erano responsabili.

Come Abschied, elenco di seguito alcune incredibili esperienze fatte in questi dieci anni, una volta uscita dal conservatorio e poco dopo anche dall'Italia.
Bavokerk, Haarlem
- Ho suonato organi di ogni periodo storico e stile in Olanda (Haarlem), Belgio (Bruxelles) ed Austria (Vienna). Ne ho sentiti e visti molti altri, dalla Germania alla Norvegia, dagli USA al Giappone.
- Ho accompagnato culti luterani e messe cattoliche in lingua italiana, tedesca e francese. Ho accompagnato cori di lingua tedesca anche in concerto, pure suonando il basso continuo in un ensemble con strumenti d'epoca. Mi sono esibita in duo con altri strumenti (dal violino al corno delle alpi, dal flauto traverso al violoncello) e strumentisti di diverse nazionalità.
- Ho insegnato musica nella mia lingua ed ho preso (e continuo a prendere) lezioni di musica in tedesco, esplorando il canto, il flauto dolce, il flauto traverso ed il mandolino.
- Ho conosciuto organisti da tutto il mondo, con molti di loro sono rimasta in contatto. Ho compreso quanto universale possa essere la musica e quanto sia più facile trovare un organista che la pensi come me dall'altra parte della Terra rispetto al mio conservatorio.
- Ho fatto da registrante ad organisti celebri, lezioni sul rapporto uomo-musica più che di tecnica ed interpretazione.
- Ho preso parte come corista all'esecuzione di cantate di Bach, un sogno diventato realtà.
- Ho illustrato il funzionamento dell'organo a canne a colleghi ed amici di mezza Europa, facendo loro scoprire non solo uno strumento musicale ingiustamente sottovalutato ma soprattutto un lato di me che non conoscevano.
- Ho accompagnato matrimoni, battesimi e (soprattutto) funerali, l'intero ciclo della vita.

Esperienze che continuano e che spero non smettano mai. Sono curiosa di scoprire cosa mi riservano i prossimi 10 anni. Sempre cercando di migliorarmi, con il poco tempo a disposizione, perché la mia occupazione principale è in un altro settore (ricerca scientifica). Appena indosso le mie scarpe da organo e mi siedo sulla panca viaggio in un'altra dimensione ove non esistono fatica e stress ma solo intimo piacere nel gustare la bellezza di un suono o di una soluzione compositiva. Anche questa consapevolezza è venuta col tempo e con le esperienze e confido si raffini ulteriormente con l'esercizio ed il passare degli anni.

La sottoscritta al Pollini. Foto di F. Marchionda.
Infine, a chiusura di questo blog, non posso non ringraziare chi mi letta, fedelmente o occasionalmente, chi ha commentato, soprattutto quando di parere diverso dal mio (mi riferisco in modo particolare ad una discussione storica con un regista, che mi ha davvero onorata con il suo passaggio). Un ringraziamento virtuale a Rai Radio3, che mi ha "educata" nell'adolescenza, facendomi sognare di diventare una critica musicale professionista, ed a BR-Klassik, che continua ad accompagnare le mie domeniche mattina con le cantate di Bach. Per tutti, arrivederci al prossimo concerto, per commentare di persona quanto udito!

Lunga notte delle chiese 2017

Ci risiamo. Sono tornata a Vienna e quindi ho ripreso la tradizione della corsa tra le chiese del centro per sentire musica di vari secoli e vedere ambienti e riti di diverse confessioni. Quest'anno il mio programma prevedeva momenti musicali in chiese vetero-cattoliche, cattoliche romane, luterane, calviniste e greco-ortodosse. In realtà ho rinunciato ad alcuni eventi per godermi meglio quelli scelti e la compagnia di alcuni amici che si sono uniti per parte del giro.

Maria am Gestade, ove ho iniziato e concluso la serata musicale
Si iniziato alle 17:50 con le campane di tutte le chiese in tono festoso. Ho visitato la Salvatorkirche, della chiesa vetero-cattolica. Oltre ad un organo storico, l'attrazione della serata era la possibilità di suonare le campane storiche, le sue corde scendono fino in cantoria. Ho proseguito nella chiesa di Maria am Gestade, ove ho seguito un concerto per flauto dolce contralto ed organo (Vivaldi). Ovviamente il flauto è stato amplificato, altrimenti sarebbe stato completamento coperto dall'organo, il cui suono è così simile. In passato ho accompagnato un flauto dolce (sonata di Cima) per studio, ma effettivamente l'accoppiata non funziona bene, meglio l'accompagnamento con un liuto con un clavicembalo. Al contrario, il flauto traverso, più potente, o un sopranino, molto più acuto, possono dare maggiori soddisfazioni, come sperimentato a Bxl con una flautista (Händel e Bach). Prima delle 19:00 ero nella Schottenkirche per l'Opus ultimum di Schütz, ossia il Salmo 119. Canto del cigno di un autore che apprezzo molto. Il coro, accompagnato al basso continuo dal direttore, non è particolarmente eccezionale, ma la buona volontà in un brano non facile (in doppio coro) si è notata, nonostante le numerose insicurezze nell'intonazione. Alle 20:00 mi sono spostata nella Michaelerkirche per sentire il claviorgano. Avevo già incontrato questo strumento anni fa a Schio in una rassegna organistica. Ottimo esecutore, repertorio azzeccato (Frescobaldi e Froberger) ed atmosfera raccolta nella cappella della Croce. A seguire il consueto assaggio dell'organo storico. Per le 21:00 ero nella Votivkirche per assistere finalmente ad una presentazione del celebre organo Walcker con concerto, invece la visita era limitata a poche persone che si erano già "prenotate", in chiesa era in corso un concerto più o meno jazz (non male, ma l'ambiente non si prestava a quel tipo di amplificazione) e non avevo voglia di aspettare solo per sentire da lontano il suono dello strumento che conoscevo, essendo stata questa la mia parrocchia durante il primo periodo a Vienna. Delusa per il cambio di programma inaspettato, ho proseguito assieme ad un collega verso la chiesa calvinista della città, ove ci hanno raggiunto altri amici per un concerto dal titolo interessante "Ich trink'Wein". Un ensemble vocale (tre coristi per voce), diretto da una ragazza che sembrava molto più giovane dei coristi, ha eseguito vari brani profani a cappella, di diversi secoli, che avevano come tema il bere, il cibo o comunque il godersi la vita. Cose cantabili in chiesa in ogni caso. Nulla di scandaloso. Concerto piacevole, dominato dall'entusiasmo della giovane direttrice. Niente di eccezionale ma il lavoro fatto era evidente. Essendo giunta in chiesa con un certo anticipo, ho avuto modo di sentire un coro coreano, ineccepibile dal punto di vista dell'impostazione della voce e dell'intonazione, ma totalmente privo di quella sensibilità che rende il far musica un piacere. La scelta successiva era tra musica barocca francese nell'adiacente chiesa luterana della città, ove ebbi il piacere e l'onore di prendere parte all'esecuzione di alcune cantate di Bach durante il mio primo soggiorno a Vienna, ed il ritorno nella chiesa di Maria am Gestade per un concerto gotico. Ha vinto questa seconda opzione per una suggestiva conclusione della serata con inni gregoriani, medievali, Dufay e Perotinus in un ambiente illuminato solo da candele, eseguiti abilmente dall'ensemble maschile di vox gotica.

Bilancio finale. Piacevole, senza troppo entusiasmo. All'inizio la sorpresa per un'iniziativa simile mi faceva correre da un posto all'altro per poter sentire il più possibile, ma ormai conosco le chiese ed anche molto di quanto proposto. Così ho rinunciato ai canti ortodossi, alla tradizionale Messa di Bruckner a Santo Stefano, alla musica nell'Hofkapelle ed al coro di voci bianche nell'Annakirche. Ho rinunciato alle chiese al di fuori del primo distretto (eccetto la Votivkirche) per non perdere troppo tempo negli spostamento. Ho rinunciato alle visite guidate, avendo già visto la torre del duomo e molte delle varie cripte. Mi sono goduta di più la serata ed i pochi concerti prescelti. L'unica nota stonata è stato l'appello alle offerte in alcune occasioni, per gli artisti o per l'ambiente. Sono a favore di un contributo, specialmente per gli artisti, ma vedo questa iniziativa annuale come l'occasione di mostrare quanto le chiese possano essere un posto ove star bene, aperto a tutti e secondo la sensibilità (spirituale) di ognuno.

L'organo "da" chiesa?

Inizialmente volevo recensire il tradizionale concerto del Lunedì dell'Angelo ad Abano, dal programma denso, volevo raccontare di come il M.o Finotti abbia analizzato Liszt fino a rasentare la frammentazione, di come abbia mostrato la bellezza e la genialità degli Schizzi di Schumann con soluzioni tecniche che hanno fatto apprezzare anche la versatilità dello strumento, di come abbia restituito la dolcezza e l'intimità di un Franck troppo spesso ridotto a mere interpretazioni romantico-liturgiche ed infine di come abbia esaltato la grandezza della fuga tripla BWV 552. Non lo faccio, perché la presentazione del concerto ed un recente episodio mi hanno fatto riflettere su come vediamo l'organo strumento musicale.

La signora che ha introdotto il concerto si era preparata e conosce bene sia i brani sia l'organista. Eppure ne ha dato un'interpretazione religiosa, in tema pasquale, che sinceramente mi è risultata un po' forzata. Correttamente ha giustificato il concerto in chiesa con una bella spiegazione, legando i brani come in un percorso da Triduo. Tutto giusto e molto bello. Ma i pezzi suonati non avevano alcuna indicazione liturgica o pure minimamente religiosa, tranne forse la fuga di Bach, tra i pochi casi di composizione libera associata ad un repertorio luterano. Il M.o Finotti insiste da sempre che persino i corali di Franck non hanno alcuna connotazione sacra. Figurarsi gli schizzi di Schumann! Se di teologia si tratta, è di livelli altissimi, al di sopra dei periodi liturgici.

la sottoscritta, non in chiesa
L'altro episodio che mi ha fatto riflettere è stato il commento di un'amica austro-ucraina, di tradizione ortodossa, che è venuta a trovarmi in cantoria in una parrocchietta di periferia a Vienna in cui ho accompagnato la messa. Per mostrarle l'organo, ho accennato diverse composizioni, tutte barocche (perché quello avevo sotto mano, sigh!), di diverse provenienze geografiche, cercando di giocare con i registri per differenziarne le sonorità. Lei ha esclamato che un organista è sprecato solo per accompagnare i canti! Ossia che lo strumento ed il musicista avrebbero delle potenzialità infinitamente maggiori di quanto venga richiesto dal servizio liturgico. Effettivamente nella chiesa luterana la figura dell'organista è valorizzata maggiormente, ha più spazio per improvvisazioni e preludi sui corali, composizioni libere, meditazioni, etc., ma resta sempre legato al repertorio "sacro".

Così mi è tornato in mente un interessantissimo e pessimistico articolo del M.o Finotti di revisione sulla situazione dell'organo a canne e dell'organista in Italia. Non c'è niente da fare, per noi l'organo è uno strumento esclusivamente da chiesa e l'organista un musicista inferiore rispetto ai colleghi perché relegato al repertorio liturgico. Per sentire un concerto d'organo bisogna andare in chiesa e quanto viene suonato deve essere prettamente legato al sacro. Recentemente mi sono interessata al mandolino, scoprendo un repertorio vastissimo ed uno strumento piuttosto versatile, eppure nell'immaginario collettivo il mandolino è lo strumento d'eccezione per la canzone italiana, o meglio, napoletana. Vittima di luoghi comuni limitanti come l'organo a canne. Ecco, tornando a questo strumento, sarebbe da ricordare che non è nato nelle chiese, anzi è nato prima della Chiesa, sembra venisse addirittura usato nei circhi romani durante gli spettacoli di gladiatori, quanto di più lontano dalla liturgia si possa pensare. Non hanno tutti i torti gli americani, dunque, a costruire enormi organi nei centri commerciali. Per molti compositori del XIX e XX secolo, l'organo era uno strumento dell'orchestra, né più né meno del corno. Tanto che appena varcate le Alpi troviamo quasi tutti i teatri dotati di un organo a canne, vero, non di un elettrofono d'emergenza.

Bisogna cambiare mentalità. O meglio, bisogna farla cambiare. Come? Facendo scoprire lo strumento. Al concerto di Pasqua ho invitato mia cugina, che da piccola ha preso lezioni di pianoforte, quindi non è affatto digiuna di musica. Per fortuna è arrivata un po' in ritardo, perdendo l'introduzione, quindi ha ascoltato il concerto senza il filtro liturgico e le è piaciuto, come se fosse andata a teatro a sentire un'orchestra. Molti dei miei colleghi di lavoro non hanno mai visto un organo da vicino, non sanno come funzioni e sono abituati a sentirlo in chiesa, almeno quelli che una volta all'anno vi mettono piede. Per questo mi piace invitarli a venire a trovarmi, magari quando studio e non alle messe. Non sono affatto una brava organista, ma spero di stimolare almeno la curiosità per uno strumento potenzialmente così versatile. Non c'è bisogno di 4 manuali e di 70 registri per spaziare dalla musica antica a quella contemporanea, mostrando i colori a disposizione e la libertà mentale dei compositori, loro sì svincolati in gran parte dal condizionamento liturgico.

Tra morti e Santi

Il "ponte dei morti", come si usa dire dalle mie parti, è stato ben utilizzato per allargare il mio orizzonte musicale, ascoltando due concerti/celebrazioni particolari: il Requiem di Duruflé e la Messa in la maggiore di Franck.

da link
Domenica 30 nella Marienpfarre, una chiesona di fine '800 nel XVII distretto, si è tenuto un vero e proprio concerto "ecumenico" in tema Duruflé, ricordandone i 30 anni dalla morte. Per quest'omaggio si sono riuniti la Wiener Evangelische Kantorei, il coro della Marienpfarre e l'ensemble pro musica sacra della Pauluskirche, diretti da Martin Zeller, accompagnati all'organo da Wolfgang Capek e con i brani introdotti dalle rispettive melodie gregoriane intonate da quattro elementi della Wiener Choralschola. L'idea di far sentire il canto gregoriano da cui Duruflé ha tratto l'ispirazione è stata particolarmente azzeccata, non solo per comprendere meglio la rielaborazione dell'autore, ma anche per prolungare la mezz'oretta scarsa del Requiem fino alla normale durata di un concerto di almeno un'ora. Il tutto è stato preceduto dalla Toccata dalla Suite op. 5 dello stesso autore. Nel complesso hanno fornito una buona esecuzione, un plauso particolare all'organista, titolare nella Augustinerkirche, che ha confermato la sua abilità allo strumento, in questo caso un modesto Rieger. Duruflé ha chiaramente preso spunto dal lavoro di Fauré, usando i medesimi numeri, quindi rompendo la tradizione delle messe da Requiem dei secoli precedenti. Anche l'uso dei solisti e lo schema compositivo di alcuni brani richiamavano fortemente l'omonima composizione di Fauré. Ho trovato interessante la rielaborazione delle melodie gregoriane, rendendolo un Requiem più accessibile e mistico del precedente e svincolando il ritmo dal tempo classico. Niente di estremamente moderno nelle armonie. In qualche modo ancora figlio dell'ultimo romanticismo francese, a mio parere.


l'organo dell'Alserkirche
Stamattina, nella mia parrocchia, Alserkirche, nel IX distretto, l'ordinario della santa messa è stato cantato dal coro della Wiener Tonkunstvereinigung, diretto da Laura Perez Soria ed accompagnato all'organo da Henriette Nagy. Il coro ha purtroppo dimostrato di non essere abituato a cantare in chiesa, in particolar modo in questa. Sorvolo sulle chiacchiere da mercato in cantoria prima dell'inizio della celebrazione, ma pure il bilanciamento di sonorità tra organo e coro è risultato fallimentare, con l'organo che copriva il coro nella maggior parte dei casi. Le voci erano numerose ma in taluni punti poco curate e talvolta con qualche problema d'intonazione. La pronuncia tedesca di una messa latina composta da un belga che lavorava a Parigi non si poteva sentire. L'organista, invece, ha gestito discretamente lo strumento ed il repertorio, oltre a fornire un buon accompagnamento alla liturgia con interessanti improvvisazioni sui corali ed una frizzante Toccatina di Dubois alla fine. La messa in la di Franck è un'opera articolata, piena di spunti musicali secondo il testo, con un accompagnamento chiaramente orchestrale anche all'organo (con l'aggiunta di un'arpa e di un violoncello). Della messa originaria farebbe parte anche il celeberrimo Panis angelicus, per fortuna non eseguito, oltre al Credo che invece è stato recitato dai fedeli.

Questo repertorio è ingiustamente poco ascoltato. Forse perché in qualche modo di origine francofona. Pur preferendo il Requiem di Fauré, mi farebbe piacere riascoltare e magari cantare la versione di Duruflé. Per quanto riguarda la messa di Franck, probabilmente un ensemble differente ed un'occasione diversa avrebbero reso maggior onore alla composizione, però apprezzo enormemente l'iniziativa, essendo Alserkirche una parrocchia a metà tra centro e periferia, con generalmente poca gente alle celebrazione e di età avanzata. Quello che è normale per l'Augustinerkirche, la Jesuitenkirche o Stephansdom diventa qui una rarità eccezionale.

Orgeltag, il giorno dell'organo

Sabato scorso, 15 ottobre, ho partecipato alla IV edizione della giornata dell'organo.Dalle 14:30 alle 23 si sono succeduti concerti nelle chiese più note della città, dall'organo più antico al più recente, con il solo scopo di sensibilizzare la gente alla presenza di questo strumento. Mi sarebbe piaciuto si fossero unite anche le sale da concerto, per sfatare il mito che l'organo sia uno strumento prettamente da chiesa, ma magari la prossima volta.

foto da Wikipedia
Il programma completo si trova qui. Ovviamente ho dovuto fare una selezione, tra l'altro saltando a piè pari tutte le esecuzioni degli studenti delle locali scuole di musica. Causa altre priorità ho intenzionalmente perso il primo concerto alla Dominikanerkirche ma mi sono trovata poco prima delle 16 in Michaelerplatz con un’amica che mi ha accompagnato per tutta la maratona organistica. Potevamo scegliere tra l’Augustiner- e la Michaelerkirche ed abbiamo optato per quest’ultima per l’organo storico (inizio 1714).  Strumento che non delude mai, anche perché Manuel Schuen, l’organista, vi suona da anni. Avrei gradito qualche azzardo in più nella registrazione, che invece era rigidamente consona al repertorio (Kerll, Frescobaldi, Böhm, etc.). Due particolari non musicali hanno stonato: l’insistenza nel chiedere un’offerta da parte del parroco, tenendo conto che in questa chiesa già tengono regolarmente concertini per turisti per finanziare il recente restauro dello strumento, e la richiesta del programma all’uscita, un semplice A4 fotocopiato in cui facevano pure pubblicità alle altre iniziative musicali della parrocchia ed ai CD da loro prodotti.

foto da Wikipedia
Non siamo rimaste fino al termine perché alle 16:30 iniziava un altro concerto alla Jesuitenkirche. Qui, prima abbiamo sentito la studentessa moldava Cristina Galusca in Bach (Concerto Bach-Vivaldi in re minore BWV596), Mendelssohn (VI sonata op. 65/6) e Reger (fantasia corale su “Wachet auf, ruft uns die Stimme” op. 52/2) e poi il suo insegnante Michael Gailit in Bach (Partita su “Christ, der du bist der helle Tag” BWV766 e preludi corali su “Allein Gott in der Höh sei Ehr” BWV662-664 dalla collezione di Lipsia) e Schmidt (Ciaccona in do diesis minore). La prima ha pagato la giovane età e l’inesperienza. Non ha saputo gestire bene i registri e l’interpretazione era scolastica ed immatura. In Bach il primo allegro era troppo lento (o meglio, privo di ritmo), mentre l’adagio era troppo veloce e poco lezioso. La seconda variazione sul corale in Mendelssohn era confusa, causa registri errati al pedale. Tecnicamente le sbavature erano trascurabili, ma appena l’insegnante ha iniziato a suonare pure la mia amica, non organista, ha convenuto che sembrava di sentire un altro strumento. Lui sì conosceva bene come far tremare le pareti della chiesa o raggiungere il limite dell’udibile, come pulire i suoni, gestire il fraseggio e dare un senso alla composizione. Per carità, nulla di eccezionale, semplicemente la mano navigata di qualcuno che evidentemente conosce l’organo e l’ambiente in cui si trova. La ciaccona di Schmidt resta per me un pezzo troppo lungo e difficilmente digeribile.

Wöckherl-Orgel, foto da Wikipedia
Per le 19 eravamo nella Franziskanerkirche per un concerto alquanto inusuale: serie di improvvisazioni con l’organo Wöckherl (1642, con temperamento mesotonico), l’organo Rieger (equabile) e voce. Allo strumento contemporaneo c'era Manfred Tausch, allo strumento antico, al positivo ed incaricato della presentazione Johannes Ebenbauer ed il soprano era Susanne Kurz. Oltre ad essere piuttosto bravi nell’improvvisare in diversi stili, hanno mostrato un certo affiatamento nel suonare assieme. Interessante combinazione tra  organi così diversi. L'impatto iniziale ha fatto sembrare lo strumento antico “stonato” e modesto rispetto al possente Rieger ma poi la bellezza delle armonie e dei registri dello strumento storico ha prevalso sull'impersonalità di quello moderno.

Dopo una tradizionale cena viennese, innaffiata dal mio primo Sturm, abbiamo fatto a tempo a sentire parte dell’ultimo concerto della giornata, a Stephansdom. Ascoltare musica nella cattedrale di sera assume sempre i contorni di un’esperienza mistica, probabilmente per l’oscurità, le dimensioni della chiesa e l’acustica. Konstantin Reymaier ha eseguito sul nuovo Rieger Bach, un’improvvisazione e una trascrizione del celeberrimo adagio dalla VII di Bruckner, per terminare con una piccola improvvisazione sulla ninna nanna di Brahms. Anche qui nulla di eccezionale, ma l’organo merita e l’ambientazione è unica. L’unico rammarico è storico, perché Bruckner ha prestato regolare servizio come organista ma ha composto poco o nulla per questo strumento, nonostante sui nostri libri di storia della musica si dica che il suo stile compositivo risenta della formazione organistica.

Conclusione. Come la lunga notte delle chiese, credo sia un’iniziativa da ripetere e copiare. Ancora troppe persone si rifiutano di mettere piede in chiesa per paura di non so cosa e così facendo si perdono grandi opere d'arte. Indipendentemente dalla fede o qui anche dalle tasse, la musica come la pittura sono state finanziate in passato dalla Chiesa e non possono essere da questa svincolate. Inoltre molte persone non sanno che un organo ha una pedaliera che copre due ottave e mezza, che gli spartiti per organo sono scritti su tre righi per questo motivo, non sanno cosa sia un registro e quanto complesso ed evoluto sia il meccanismo di funzionamento di questo strumento, non sanno nulla di temperamenti ed accordature, etc. Associano l'organo solamente a noiosi accompagnamenti dei canti durante la messa, senza nemmeno immaginare che quello strumento ha il potenziale di un'orchestra intera. Il 75% del repertorio organistico non è prettamente liturgico. In tutto il pomeriggio ho sentito solo qualche corale che può essere quindi definito musica sacra, tra l’altro corale luterano in chiesa cattolica. Per il resto, tra preludi, ciaccone, toccate e canzoni non c’era nulla di “religioso” se non l'ambientazione. Speriamo di aver demolito qualche pregiudizio!

Weekend con la (nuova) musica liturgica

Solo la chiesa luterana poteva pensare di organizzare un weekend dedicato alla nuova musica liturgica, con tanto di seminario tenuto da un pastore-musicista e laboratorio di canto! Infatti, tra sabato 7 e domenica 8 marzo, da unica non-tedesca ed unica cattolica, ho preso parte ad un workshop dedicato alla nuova musica liturgica (Neues Geistliches Lied, letteralmente nuovo canto spirituale), con la guida del pastore-poeta Eugen Eckert, presso la chiesa luterana di lingua tedesca a Bxl.

Il pastore Eugen Eckert
Il pastore Eckert ci ha intrattenuto un paio d'ore sul perché si scriva ancora nuova musica sacra, intervallando i discorsi con canti dal libro da lui curato Durch Hohes und Tiefes (HuT, ovviamente con partiture, anche a 5 voci, di tutti i canti e numerosi canoni da improvvisare durante la liturgia). Da buon luterano, come lui stesso ha ribadito scherzando, ci ha presentato 15 tesi che riassumo di seguito: Ogni canto sacro è stato nuovo all'inizio. L'esempio è "O Haupt voll Blut und Wanden", originariamente una ballata. Nella Bibbia è scritto "Cantate al Signore un canto nuovo". La Bibbia stessa è piena di canti(ci). La comunità si riconosce nel canto. Il canto ha una funzione evangelizzatrice. Può avere un significato socio-politico ed aiutare a superare le crisi. I canti vanno comunque contestualizzati nella vita del poeta/compositore e nel periodo storico, anche se poi spesso la funzione assunta è completamente diversa. Hanno una funzione sociologica, pedagogica e psicologica.

La domenica il culto è stato presenziato dal pastore locale e dal pastore Eckert, con la partecipazione di tutti i gruppi musicali delle comunità di lingua tedesca (cattolica e luterana, quindi comprendente un coro ecumenico di bambini, un coro ecumenico di adulti, un gruppo di ottoni), un coro-laboratorio appositamente creato ed un gruppo ospite di giovani (con tanto di batteria d'accompagnamento). Dopo il culto si è svolta una matinée musicale, continuando a presentare canti della tradizione ma con nuovi testi e canti completamente, non prima di aver fatto uno spuntino a caffè o tè e torte, come da tradizione luterana.

Non illudetevi, ha suonato la tastiera.
La mia opinione. I testi di questi nuovi canti sono poesie molto belle, teologicamente sensati. In Italia si sono scritti canti nuovi (penso ai vari Gen, Spoladore, etc.) ma spesso i testi sono banali od addirittura teologicamente errati (vedi commento di Bepi de Marzi). Per quanto riguarda la musica, anche nella chiesa luterana tedesca la tendenza ad ammodernare non riesce a raggiungere le vette dei compositori del passato. A differenza di alcuni compositori di musica sacra in Italia, però, pur se l'armonia è banale ed usa progressione e moduli triti e ritriti, è sempre corretta. Inoltre i compositori tedeschi tengono conto della respirazione e gli accenti verbali corrispondono (in genere) a quelli musicali. Lo stesso non si può dire alle nostra latitudini, ove tutti cantiamo "Quando bùssero allà tua portà" di Giombini o quando soffochiamo cercando una cesura nelle lunghe melodie inconcludenti ed estese su almeno due ottave e mezzo di Frisina. Il HuT contiene anche corali storici, cui ormai tutti sono affezionati, ma con testi aggiornati. Pure questo tentativo è miseramente fallito da noi, la versione "Nato per noi" non ha migliorato di molto l'arcaico "Astro del ciel". Quando un collega del coro mi ha chiesto della situazione nella chiesa cattolica in Italia non potuto far altro che allargare le braccia, con la nostra tipica comunicazione non-verbale. Che fare? Siamo senza speranza. Eppure ci sono degli esempi lodevoli, migliore pure di questa paccottiglia armonica tedesca. Penso ai salmi di Padre Turoldo musicati da Bepi de Marzi, ingiustamente poco diffusi. Ottima poesia e melodie semplici ma piacevoli, perfette per il popolo dei fedeli.