Visualizzazione post con etichetta chiesa luterana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chiesa luterana. Mostra tutti i post

Addio!

Foto Metzner, CC BY-SA 3.0, qui
Questo è il mio ultimo post su questo blog. Continuerò ad andare per concerti ed a suonare, ad incuriosirmi per nuovi strumenti ed a vedere film con tema musicale, ma non ne scriverò più qui. I miei quattro lettori sanno come la penso, quindi finirei col ripetermi. Quest'anno ho festeggiato 10 anni esatti dal mio diploma in organo. Sin da quando a sei anni d'età m'innamorai di questo strumento vedendo e sentendo in TV Karl Richter suonare Bach ad Ottobeuren, il mio sogno ed obiettivo era imparare a suonare l'organo. Attraverso momenti entusiasmanti, soddisfazioni, lacrime, sudore ed infinite discussioni sono giunta a coronare il desiderio di bambina con un pezzo di carta con la stessa voracità d'imparare del primo giorno. Grazie ai miei insegnanti, anche quando mi hanno reso la vita difficile con le loro pretese o i loro commenti critici. Voglio ricordare i più importanti per la mia crescita nella musica (in ordine sparso): Claudio Ambrosini per le lezioni di vita, Ugo Armano e Corrado Loffredi per la pazienza col pianoforte nonostante detestassi lo strumento, Emanuele Pasqualin per la capacità di coinvolgere dirigendo, Alex Kirschner per la fiducia in me riposta nonostante la mia pigrizia nello studiare il solfeggio e la mia irrazionalità nei concerti, Gianluca Libertucci per avermi permesso di ottenere l'agognata carta e Francesco Finotti per avermi insegnato gli strumenti per esprimere quella che sono (oltre ad aver sistemato un po' la mia carente tecnica). Ovviamente un grazie va anche a tutti gli altri insegnanti e colleghi incontrati nel mio percorso, con cui ho scambiato magari poche parole, ma che hanno in ogni caso contribuito al mio sviluppo, ed ai parroci, italiani e non, che mi hanno permesso di "giocare" gli strumenti di cui erano responsabili.

Come Abschied, elenco di seguito alcune incredibili esperienze fatte in questi dieci anni, una volta uscita dal conservatorio e poco dopo anche dall'Italia.
Bavokerk, Haarlem
- Ho suonato organi di ogni periodo storico e stile in Olanda (Haarlem), Belgio (Bruxelles) ed Austria (Vienna). Ne ho sentiti e visti molti altri, dalla Germania alla Norvegia, dagli USA al Giappone.
- Ho accompagnato culti luterani e messe cattoliche in lingua italiana, tedesca e francese. Ho accompagnato cori di lingua tedesca anche in concerto, pure suonando il basso continuo in un ensemble con strumenti d'epoca. Mi sono esibita in duo con altri strumenti (dal violino al corno delle alpi, dal flauto traverso al violoncello) e strumentisti di diverse nazionalità.
- Ho insegnato musica nella mia lingua ed ho preso (e continuo a prendere) lezioni di musica in tedesco, esplorando il canto, il flauto dolce, il flauto traverso ed il mandolino.
- Ho conosciuto organisti da tutto il mondo, con molti di loro sono rimasta in contatto. Ho compreso quanto universale possa essere la musica e quanto sia più facile trovare un organista che la pensi come me dall'altra parte della Terra rispetto al mio conservatorio.
- Ho fatto da registrante ad organisti celebri, lezioni sul rapporto uomo-musica più che di tecnica ed interpretazione.
- Ho preso parte come corista all'esecuzione di cantate di Bach, un sogno diventato realtà.
- Ho illustrato il funzionamento dell'organo a canne a colleghi ed amici di mezza Europa, facendo loro scoprire non solo uno strumento musicale ingiustamente sottovalutato ma soprattutto un lato di me che non conoscevano.
- Ho accompagnato matrimoni, battesimi e (soprattutto) funerali, l'intero ciclo della vita.

Esperienze che continuano e che spero non smettano mai. Sono curiosa di scoprire cosa mi riservano i prossimi 10 anni. Sempre cercando di migliorarmi, con il poco tempo a disposizione, perché la mia occupazione principale è in un altro settore (ricerca scientifica). Appena indosso le mie scarpe da organo e mi siedo sulla panca viaggio in un'altra dimensione ove non esistono fatica e stress ma solo intimo piacere nel gustare la bellezza di un suono o di una soluzione compositiva. Anche questa consapevolezza è venuta col tempo e con le esperienze e confido si raffini ulteriormente con l'esercizio ed il passare degli anni.

La sottoscritta al Pollini. Foto di F. Marchionda.
Infine, a chiusura di questo blog, non posso non ringraziare chi mi letta, fedelmente o occasionalmente, chi ha commentato, soprattutto quando di parere diverso dal mio (mi riferisco in modo particolare ad una discussione storica con un regista, che mi ha davvero onorata con il suo passaggio). Un ringraziamento virtuale a Rai Radio3, che mi ha "educata" nell'adolescenza, facendomi sognare di diventare una critica musicale professionista, ed a BR-Klassik, che continua ad accompagnare le mie domeniche mattina con le cantate di Bach. Per tutti, arrivederci al prossimo concerto, per commentare di persona quanto udito!

Bibbia e Bach, donne e saggezza

Per l’ennesima volta a Berlino per un convegno e per l’ennesima volta ho fortuitamente assistito ad un’interessante iniziativa musicale. Nella chiesa luterana Jesus-Christus della comunità di Dahlem, storicamente attiva in campo musicale, a due passi dal centro congressi, per sei domeniche un attore leggerà passi dalla Bibbia intervallati con musiche di Bach per organo, sul tema “Donne e saggezza”. Tra gli attori presenti ci sarà anche Martina Gedeck, resa famosa alle nostre latitudini grazie al film “La vita degli altri”.

Logo dell'evento
Domenica 7 agosto ho beccato il capitolo di Ruth, letto da Heikko Deutschmann e commentato musicalmente dall’organista Anna-Victoria Baltrusch, con la Toccata e Fuga in re min. dorica BWV 538, il preludio corale sul “Vater unser” BWV 682 e sul “Komm heiliger Geist” BWV 651, entrambi dalla collezione di Lipsia, e l’Adagio dalla Toccata, Adagio e Fuga in do maggiore BWV 564.


L'organo in questione
La giovane organista se l’è cavata egregiamente, anche se l’interpretazione era un po’ troppo scolastica ed acerba per i miei gusti. La fuga della dorica è un monumento finemente cesellato, non un mattone da terminare prima possibile in organo pleno. L’organo avrebbe permesso ben più ampie possibilità, date le dimensioni. La scelta dei brani si accordava bene al testo ed il lettore (austriaco) ne ha dato un’ottima interpretazione. La chiesa era piena e non tutti avevano i capelli bianchi. Al solito, offerta libera al termine per sostenere la musica liturgica e quindi anche iniziative come queste. Essendo la chiesa luterana, nonostante l’alta tassa (quasi il 10%, altro che il nostro 8 per mille!), le offerte sono in banconote. Non perché la gente sia particolarmente più ricca in questo angolo di Germania (anzi le statistiche dicono che Berlino abbassi la media tedesca) ma perché è più sensibile alla questione musicale rispetto alla media europea. Nella chiesa luterana la musica è una parte fondamentale della liturgia. Senza musica il culto sarebbe come una messa da noi con il parroco in calzoncini e maglietta.

Bellissima idea che permette di conoscere testi magari meno frequentati della Bibbia e di avvicinare tutti alla teologia della musica bachiana. Senza commenti e chiacchiere aggiuntive ed inutile. Hanno parlato le Scritture e la Musica. Se avessero bisogno di lunghe spiegazioni perderebbero gran parte della loro forza comunicativa. Lodevole l’accento sulla donna, sia con la scelta di testi consoni, sia con la presenza di attrici ed organiste. Magari potesse essere d’ispirazione anche per qualche chiesa italiana!

Jubiläums-Konzert

La comunità luterana di lingua tedesca a Brussel/Bruxelles ha festeggiato questo weekend 60 anni di esistenza, rifondata dopo la II guerra mondiale, e 40 anni dalla benedizione dell’edificio in Avenue Salomé. Oltre ad un culto particolarmente festivo ed a varie occasioni conviviali, come celebrare meglio questa ricorrenza se non con un concerto, cui hanno assistito vescovi da altre comunità, rappresentanti della chiesa cattolica di lingua tedesca e di parrocchie belghe, e persino il novello ambasciatore di Germania?

Il concerto in questione aveva come protagonisti Anneli Harteneck, soprano, Sarah Vermeyen, flauto traverso, Wim Spaepen, violino, Stijn Saveniers, violoncello, e Gertrud Schumacher, clavicembalo, con un programma che comprendeva: Canzoni I e V di G. Frescobaldi, “Cantabo Domino” di A. Grandi, “O quam pulchra es” di C. Monteverdi, Sinfonia di J.J. Fux, Fantasia per violino solo di G. Ph. Telemann, poi di C.Ph. E. Bach tre Lieder, Hamburger Sonate in sol magg. per flauto e b.c. e Pastorale in la minore, infine di J.S. Bach “Hört, ihr Völker” dalla cantata BWV 76, preludio dalla V suite per violoncello solo e “Meine Seele sei vergnügt” dalla cantata BWV 204. Come bis, un corale, come ogni cantata che si rispetti.
Ogni strumento (eccetto il clavicembalo) ha avuto la possibilità di mostrare le proprie peculiarità ed il solita di turno il proprio virtuosismo. In questo si sono potuti distinguere i giovani interpreti (flautista, violinista e violoncellista) da quelli più maturi (in questo caso il soprano). I giovani hanno mostrato particolari abilità tecniche (pur se con minime imperfezioni), ma un’interpretazione quasi meramente basata sulla fedeltà allo spartito, mentre Anneli Harteneck ha reso il significato di ogni parola, sempre comprensibilissima, che fosse in latino o in tedesco. Gertrud Schumacher, al clavicembalo, ha fatto un servizio dignitoso e costante, anche se forse per l’età (decisamente avanzata) o per le prove limitate non ha mostrate una grande coesione col violoncello. In ogni caso, tanto di cappello agli esecutori, che sono riusciti a rendere un gradevole concerto nonostante l’acustica secchissima dell’ambiente, che non perdona alcun errore. Prima della famiglia Bach, il violoncellista ha spiegato in un tedesco migliore del mio che C. Ph. E. Bach è sottostimato nei confronti del padre, perché in realtà Carl Philipp Emanuel è stato un personaggio importante della storia della musica tanto da essere considerato un “padre” per Haydn, Mozart e tutto il Classicismo. Cosa che personalmente condivido a livello teorico, ma un paragone con J. S. Bach è inopportuno, data la grandezza di quest’ultimo oltre i limiti delle epoche. I brani scelti l’hanno chiaramente dimostrato. In genere, ho apprezzato la  scelta del repertorio cantato, appropriato al luogo ed all’occasione. Delicatezza che generalmente è tipica della comunità tedesca, non solo luterana, ove la musica è parte integrante della liturgia e non mero accompagnamento.
Nel tradizionale brindisi del dopo concerto ho ritrovato quasi tutti i partecipanti alla Bachreise. D’altronde la predica del culto della domenica di ritorno è stata dedicata al corale “Schmücke dich, o liebe Seele” BWV 654 e l’intero giornalino d’autunno della comunità ha come tema J. S. Bach. La serata è proseguita per me con una simpatica cena cipriota con un’amica melomane con cui sto partecipando a parecchi concerti in città ed una collega britannica incuriosita dal mio entusiasmo nel far pubblicità all’evento. Ovviamente mi ha fatto molto piacere vedere la chiesa gremita in un freddo sabato sera ed in una zona non proprio facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. Ennesima conferma come la comunità tedesca sia una garanzia in termini di musica.

Weekend con la (nuova) musica liturgica

Solo la chiesa luterana poteva pensare di organizzare un weekend dedicato alla nuova musica liturgica, con tanto di seminario tenuto da un pastore-musicista e laboratorio di canto! Infatti, tra sabato 7 e domenica 8 marzo, da unica non-tedesca ed unica cattolica, ho preso parte ad un workshop dedicato alla nuova musica liturgica (Neues Geistliches Lied, letteralmente nuovo canto spirituale), con la guida del pastore-poeta Eugen Eckert, presso la chiesa luterana di lingua tedesca a Bxl.

Il pastore Eugen Eckert
Il pastore Eckert ci ha intrattenuto un paio d'ore sul perché si scriva ancora nuova musica sacra, intervallando i discorsi con canti dal libro da lui curato Durch Hohes und Tiefes (HuT, ovviamente con partiture, anche a 5 voci, di tutti i canti e numerosi canoni da improvvisare durante la liturgia). Da buon luterano, come lui stesso ha ribadito scherzando, ci ha presentato 15 tesi che riassumo di seguito: Ogni canto sacro è stato nuovo all'inizio. L'esempio è "O Haupt voll Blut und Wanden", originariamente una ballata. Nella Bibbia è scritto "Cantate al Signore un canto nuovo". La Bibbia stessa è piena di canti(ci). La comunità si riconosce nel canto. Il canto ha una funzione evangelizzatrice. Può avere un significato socio-politico ed aiutare a superare le crisi. I canti vanno comunque contestualizzati nella vita del poeta/compositore e nel periodo storico, anche se poi spesso la funzione assunta è completamente diversa. Hanno una funzione sociologica, pedagogica e psicologica.

La domenica il culto è stato presenziato dal pastore locale e dal pastore Eckert, con la partecipazione di tutti i gruppi musicali delle comunità di lingua tedesca (cattolica e luterana, quindi comprendente un coro ecumenico di bambini, un coro ecumenico di adulti, un gruppo di ottoni), un coro-laboratorio appositamente creato ed un gruppo ospite di giovani (con tanto di batteria d'accompagnamento). Dopo il culto si è svolta una matinée musicale, continuando a presentare canti della tradizione ma con nuovi testi e canti completamente, non prima di aver fatto uno spuntino a caffè o tè e torte, come da tradizione luterana.

Non illudetevi, ha suonato la tastiera.
La mia opinione. I testi di questi nuovi canti sono poesie molto belle, teologicamente sensati. In Italia si sono scritti canti nuovi (penso ai vari Gen, Spoladore, etc.) ma spesso i testi sono banali od addirittura teologicamente errati (vedi commento di Bepi de Marzi). Per quanto riguarda la musica, anche nella chiesa luterana tedesca la tendenza ad ammodernare non riesce a raggiungere le vette dei compositori del passato. A differenza di alcuni compositori di musica sacra in Italia, però, pur se l'armonia è banale ed usa progressione e moduli triti e ritriti, è sempre corretta. Inoltre i compositori tedeschi tengono conto della respirazione e gli accenti verbali corrispondono (in genere) a quelli musicali. Lo stesso non si può dire alle nostra latitudini, ove tutti cantiamo "Quando bùssero allà tua portà" di Giombini o quando soffochiamo cercando una cesura nelle lunghe melodie inconcludenti ed estese su almeno due ottave e mezzo di Frisina. Il HuT contiene anche corali storici, cui ormai tutti sono affezionati, ma con testi aggiornati. Pure questo tentativo è miseramente fallito da noi, la versione "Nato per noi" non ha migliorato di molto l'arcaico "Astro del ciel". Quando un collega del coro mi ha chiesto della situazione nella chiesa cattolica in Italia non potuto far altro che allargare le braccia, con la nostra tipica comunicazione non-verbale. Che fare? Siamo senza speranza. Eppure ci sono degli esempi lodevoli, migliore pure di questa paccottiglia armonica tedesca. Penso ai salmi di Padre Turoldo musicati da Bepi de Marzi, ingiustamente poco diffusi. Ottima poesia e melodie semplici ma piacevoli, perfette per il popolo dei fedeli.