2 luglio 2017

Stefano saluta Vienna

La formazione viennese del mio amico compositore, direttore d'orchestra, violinista ed organista è giunta al termine con il diploma (di laurea) in direzione corale alla locale università della musica (mdw). L'esame si è svolto in due tempi, con una prova privata ed un concerto pubblico. Prima, però, c'è stato il saggio di fine semestre della classe di direzione corale del M.o Lang (direttore del coro della Staatsoper), con gli allievi che si sono alternati nel dirigere il Webernchor nei Vespri di Mozart, estratti dalla Petite Messe Solennelle di Rossini, del Salmo 42 di Mendelssohn e dello Stabat Mater di Poulanc.

Non solo l'evento non era segnalato sul sito della mdw, ove invece figurano i saggi di tutti ma addirittura non c'era nemmeno un cartello sul posto. La scarsa pubblicità ha portato ad un pubblico esterno di forse quattro o cinque persone. Un vero peccato! Il coro non era eccezionale, almeno vocalmente parlando, nonostante sia composto da semi-professionisti, ma a maggior ragione ha mostrato come uno specchio il lavoro dei vari direttori. Si percepiva a pelle chi doveva ancora crescere, chi aveva rifinito nei dettagli il brano, chi si sbracciava teatralmente ma non aveva idea di cosa stesse facendo cantare, chi comunicava col coro, etc. Nonostante la sala era calda ed il repertorio lungo, il tempo è trascorso piacevolmente. Stefano è progredito parecchio dall'ultimo saggio semestrale cui assistetti, ora ha il pieno controllo dei cantori, dello spartito e del gesto. Ha fatto musica nel vero senso della parola. In un buon direttore di coro ci sono due aspetti fondamentali: il carisma, ossia l'autorevolezza verso i coristi, e l'interpretazione, ossia la comprensione musicale. Purtroppo sono entrambe cose che si costruiscono a fatica se uno non le possiede per talento innato. Ho notato che qualche studente, però, si accontenta di avere il carisma e non si spreva per lavorare sull'interpretazione musicale. E la tecnica? Quella s'impara, la tecnica è un mezzo, è usare il muscolo corretto al momento giusto, ma per conseguire un diploma presumo che la tecnica sia assodata (cosa che talvolta non accade nei conservatori italiani nemmeno per gli strumentisti, purtroppo).

La chiesa. Qui accompagnai la messa per la prima volta a Vienna.
Una settimana dopo, il 29 giugno, c'è stato il concerto di diploma, in cui Stefano ha diretto nuovamente il Webernchor in un repertorio a cappella alquanto complesso, tra Schütz, Bach e Mendelssohn ad 8 voci e Brahms e Distler. Tutta musica sacra, con un ideale percorso musico-culturale, musica tedesca e... luterana. Ottima scelta, se non fosse che per carenza di aule alla mdw l'esame si è svolto nella chiesetta barocca delle Suore Salesiane nei pressi del Belvedere e le sorelle hanno dovuto approvare il programma. Il concerto è andato bene, il rimbombo della chiesa ha forse aiutato tanto quanto la campanella delle suore ha distratto, il pubblico era un po' più numeroso tra insegnanti, amici direttori e musicisti, amici scienziati (portati da me) ed ovviamente i suoi genitori. Ha preso la lode, pienamente merita, soprattutto per l'enorme crescita fatta in così poco tempo.

Ora Stefano Maria Torchio torna a Padova. Non ha mai amato Vienna. Si era illuso fosse la fonte della scienza musicale ed ha trovato tradizionalismo, razzismo e chiusura mentale (con rare brillanti eccezioni). Non ha sentito il sostegno reciproco tra studenti che sperava, essendo comunque una comunità di squali (anche in questo caso le eccezioni si contano su una mano). Non vede opportunità nell'immediato futuro (un collega ha avuto un colpo di fortuna ed ora lavora alla Staatsoper, ma sono eventi che difficilmente capitano due volte), preferisce quindi rientrare in Italia e raccogliere i pensieri prima del prossimo passo. Non si può trascorrere una vita a studiare, ad un certo punto bisogna produrre. Gli faccio i migliori auguri di una carriera splendente, come direttore d'orchestra, di coro e compositore. Gli auguro inoltre di trovare il suo posto, sia inteso come luogo in cui vivere e sentirsi bene sia come posizione all'interno della storia della musica. Se questo sia un addio o un arrivederci saranno i posteri a dirlo.

10 giugno 2017

Lunga notte delle chiese 2017

Ci risiamo. Sono tornata a Vienna e quindi ho ripreso la tradizione della corsa tra le chiese del centro per sentire musica di vari secoli e vedere ambienti e riti di diverse confessioni. Quest'anno il mio programma prevedeva momenti musicali in chiese vetero-cattoliche, cattoliche romane, luterane, calviniste e greco-ortodosse. In realtà ho rinunciato ad alcuni eventi per godermi meglio quelli scelti e la compagnia di alcuni amici che si sono uniti per parte del giro.

Maria am Gestade, ove ho iniziato e concluso la serata musicale
Si iniziato alle 17:50 con le campane di tutte le chiese in tono festoso. Ho visitato la Salvatorkirche, della chiesa vetero-cattolica. Oltre ad un organo storico, l'attrazione della serata era la possibilità di suonare le campane storiche, le sue corde scendono fino in cantoria. Ho proseguito nella chiesa di Maria am Gestade, ove ho seguito un concerto per flauto dolce contralto ed organo (Vivaldi). Ovviamente il flauto è stato amplificato, altrimenti sarebbe stato completamento coperto dall'organo, il cui suono è così simile. In passato ho accompagnato un flauto dolce (sonata di Cima) per studio, ma effettivamente l'accoppiata non funziona bene, meglio l'accompagnamento con un liuto con un clavicembalo. Al contrario, il flauto traverso, più potente, o un sopranino, molto più acuto, possono dare maggiori soddisfazioni, come sperimentato a Bxl con una flautista (Händel e Bach). Prima delle 19:00 ero nella Schottenkirche per l'Opus ultimum di Schütz, ossia il Salmo 119. Canto del cigno di un autore che apprezzo molto. Il coro, accompagnato al basso continuo dal direttore, non è particolarmente eccezionale, ma la buona volontà in un brano non facile (in doppio coro) si è notata, nonostante le numerose insicurezze nell'intonazione. Alle 20:00 mi sono spostata nella Michaelerkirche per sentire il claviorgano. Avevo già incontrato questo strumento anni fa a Schio in una rassegna organistica. Ottimo esecutore, repertorio azzeccato (Frescobaldi e Froberger) ed atmosfera raccolta nella cappella della Croce. A seguire il consueto assaggio dell'organo storico. Per le 21:00 ero nella Votivkirche per assistere finalmente ad una presentazione del celebre organo Walcker con concerto, invece la visita era limitata a poche persone che si erano già "prenotate", in chiesa era in corso un concerto più o meno jazz (non male, ma l'ambiente non si prestava a quel tipo di amplificazione) e non avevo voglia di aspettare solo per sentire da lontano il suono dello strumento che conoscevo, essendo stata questa la mia parrocchia durante il primo periodo a Vienna. Delusa per il cambio di programma inaspettato, ho proseguito assieme ad un collega verso la chiesa calvinista della città, ove ci hanno raggiunto altri amici per un concerto dal titolo interessante "Ich trink'Wein". Un ensemble vocale (tre coristi per voce), diretto da una ragazza che sembrava molto più giovane dei coristi, ha eseguito vari brani profani a cappella, di diversi secoli, che avevano come tema il bere, il cibo o comunque il godersi la vita. Cose cantabili in chiesa in ogni caso. Nulla di scandaloso. Concerto piacevole, dominato dall'entusiasmo della giovane direttrice. Niente di eccezionale ma il lavoro fatto era evidente. Essendo giunta in chiesa con un certo anticipo, ho avuto modo di sentire un coro coreano, ineccepibile dal punto di vista dell'impostazione della voce e dell'intonazione, ma totalmente privo di quella sensibilità che rende il far musica un piacere. La scelta successiva era tra musica barocca francese nell'adiacente chiesa luterana della città, ove ebbi il piacere e l'onore di prendere parte all'esecuzione di alcune cantate di Bach durante il mio primo soggiorno a Vienna, ed il ritorno nella chiesa di Maria am Gestade per un concerto gotico. Ha vinto questa seconda opzione per una suggestiva conclusione della serata con inni gregoriani, medievali, Dufay e Perotinus in un ambiente illuminato solo da candele, eseguiti abilmente dall'ensemble maschile di vox gotica.

Bilancio finale. Piacevole, senza troppo entusiasmo. All'inizio la sorpresa per un'iniziativa simile mi faceva correre da un posto all'altro per poter sentire il più possibile, ma ormai conosco le chiese ed anche molto di quanto proposto. Così ho rinunciato ai canti ortodossi, alla tradizionale Messa di Bruckner a Santo Stefano, alla musica nell'Hofkapelle ed al coro di voci bianche nell'Annakirche. Ho rinunciato alle chiese al di fuori del primo distretto (eccetto la Votivkirche) per non perdere troppo tempo negli spostamento. Ho rinunciato alle visite guidate, avendo già visto la torre del duomo e molte delle varie cripte. Mi sono goduta di più la serata ed i pochi concerti prescelti. L'unica nota stonata è stato l'appello alle offerte in alcune occasioni, per gli artisti o per l'ambiente. Sono a favore di un contributo, specialmente per gli artisti, ma vedo questa iniziativa annuale come l'occasione di mostrare quanto le chiese possano essere un posto ove star bene, aperto a tutti e secondo la sensibilità (spirituale) di ognuno.

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