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Non c'è Quaresima senza Bach

Come da tradizione, non mi sono fatta mancare una Passione bachiana in questo periodo di meditazione. Stavolta la Johannes, come sei anni fa a Vienna (link), quella volta in versione cinematografica. Nella bella cappella dei Domenicani a Bxl, con l'Hildebrandt Consort diretto dal giovane Wouter Dekoninck.

 Ci sono composizioni che ti prendono per mano e dopo ore di musica ti lasciano nel mondo attuale, con quel senso di smarrimento che si prova al risveglio dopo un sogno particolarmente realistico. La Johannes-Passion è una di quelle. Di volta in volta siamo Pietro, che prima dichiara la propria fedeltà a Gesù ("Ich folge dir gleichfalls") e poi lo rinnega e piange amaramente per quanto fatto ("Ach, mein Sinn"), siamo Pilato, che cerca di fare il possibile per non invischiarsi in una faccenda poco chiara e scarica la responsabilità sugli Ebrei, siamo il popolo che segue ciecamente chi urla più forte ("Kreuzige"), siamo i seguaci di Gesù che alla sua morte credono che sia tutto finito ("Es ist vollbracht"), siamo la comunità dei Cristiani che alla fine crede e rivolge un accorato appello di fiducia al Signore ("Ach Herr, laß dein lieb' Engelein"). È impossibile non restare coinvolti in questo vortice di emozioni, abilmente guidato da Bach, con un'adesione fedele testo-musica.

la chiesa dei Domenicani
Il mio scopo qui non è elogiare la composizione ma raccontare dell'esecuzione udita iersera. Nel complesso degna di plauso. Fantastico l'evangelista, Kevin Skelton, con una pronuncia chiara ed un'interpretazione sentita, il vero artefice del coinvolgimento emotivo. Organico ridotto all'osso, come si usa di questi tempi, con i solisti a far anche da coro. In ogni caso non male, erano in otto: due bassi, uno piuttosto in età avanzata nella parte di Gesù ed uno più giovane ma ancora un po' acerbo nella parte di Pilato, due tenori, senza lode né infamia, due contralti, tra cui un contraltista dalla voce potente, e due soprani, con il secondo degno di nota per la bella voce ed una partecipazione oltre lo spartito. Gli strumentisti se la sono cavata, i violinisti con qualche imperfezione, meglio le parti gravi, abilissimi i due flautisti, bravi anche gli oboisti (uno dei quali era una "vecchia" conoscenza). Il direttore all'organo positivo ha dato un'interpretazione piuttosto scolastica ma godibile. La scelta di usare strumenti d'epoca è lodevole per l'impegno richiesto, ma il tempo perso per accordarsi, gli spostamenti ed i cambi richiesti per una sola aria, le inevitabili brutture d'intonazione e di suono non mi hanno trovato pienamente concorde, soprattutto considerando l'intento del concerto, ossia di meditazione quaresimale, come spiegato brevemente dal poliglotta frate all'inizio, quindi non di ricostruzione storica della prassi esecutiva ai tempi di Bach (in tal caso avrebbero anche dovuto eliminare tutte le donne dalla compagine, visto che all'epoca non erano ammesse in cantoria, né come cantanti né tantomeno come strumentiste!).

Mi ha fatto piacere vedere la chiesa piena, anche se al solito i giovani latitavano (non tra le fila dei musicisti, per fortuna). L'organizzazione è stata buona, una volta tanto nelle esperienze cittadine, ma ho trovato triste scoprire che il programma costava €3, extra rispetto al biglietto già caro di €20. Per questo motivo mi sono rifiutata di prenderlo, conoscendo già bene il testo della Passione. Di conseguenza non ho i nomi degli interpreti e mi guardo bene dal cercarli su internet. Avrebbero potuto mettere a disposizione la locandina completa all'ingresso e fornire a pagamento il testo con la traduzione. Pazienza, tutti siamo perfettibili. Per il resto è stata la migliore chiusura immaginabile per un venerdì di Quaresima.

Mitsingen vs concerto

Nonostante stia frequentando meno concerti di quanto non facessi a Vienna, sia per impegni sia per i costi più elevati dei biglietti in città (e dove lo trovo qui un Harnoncourt a €5 posto in piedi nella sala da concerti più conosciuta al mondo?), non mi sono fatta mancare una tradizione natalizia: il Weihnachtsoratorium di J.S. Bach. Avevo ben due possibilità, andare a sentire la versione di Sigiswald Kuijken o tentare un ensemble semi-sconosciuto (per me) in Cattedrale. La prima opzione mi sarebbe davvero piaciuta, ma aveva un prezzo troppo elevato in rapporto al numero di esecutori. Non sto scherzando, apprezzo l'intento di un vate come Kuijken, ma sentire 3h di musica con 4-5 cantanti a seconda della bisogna al posto di un coro senza poter nemmeno vedere qualcosa per la modica cifra di €30 non mi sembrerebbe un buon affare. Mi compro il CD piuttosto, almeno lo posso riascoltare ogni anno. Va da sé che ho quindi optato per la seconda opzione, comunque al non economico prezzo di €20, ed è stata una piacevole e coinvolgente (capirete perché) scoperta.

Il concerto si è svolto venerdì 13 dicembre nella Cattedrale di San Michele e Santa Gudula a Bruxelles. Imponente chiesa gotica di cui sono da ammirare l'enorme organo "appeso" di lato con un miracolo dell'ingegneria e l'elaboratissimo pulpito ligneo barocco. L'orchestra La Passione, il coro Helicon, i solisti Danny Van Hoof soprano, Isabelle Everarts de Velp contralto (in realtà un mezzosoprano), Jan Caals tenore, Lieven Termont basso, ed il direttore Geert Hendrix.  Il libretto del programma oltre a contenere  il testo in tedesco e la traduzione in francese e neerlandese (le lingue ufficiali del posto), aveva anche gli spartiti (a 4v) di alcuni corali. Prima del concerto, il direttore ha preso alcuni cantanti ed ha insegnato tali corali al pubblico, auspicando nella partecipazione al momento opportuno, come ai tempi di Bach. Beh, l'esatto opposto del concerto di Kuijken! Chi ha ragione dunque?

La questione non è così semplice. A mio parere hanno ragione entrambi, uno nel ricostruire la sonorità del tempo di Bach, l'altro nel ricreare l'atmosfera del tempo di Bach. Sono approcci differenti! Nel primo caso l'uso di strumenti antichi e di contraltisti e sopranisti al posto delle donne è aderente a quelli si pensa fossero i mezzi di Bach. Nel secondo, invece, la partecipazione dei fedeli nel canto dei corali, stranoti ai fedeli luterani di lingua tedesca per 5 secoli di pratica, è una prassi assodata. Ricordiamo che le cantate in questione non sono state composte per essere eseguite tutte assieme in concerto, ma per integrare la liturgia di sei giornata festive nel periodo natalizio.

geniale firma di Bach
Personalmente ho apprezzato l'iniziativa, che ha supplito i problemi di acustica, il tempo spedito per non eccedere nella durata (nonostante solo 4 cantante, dalla prima alla terza e la sesta, siano state eseguite) e qualche indecisione di troppo nella sezione archi (viole!!! allora tutte le storie che si raccontano su di voi sono vere?!). È stato per me anche il contentino per non aver preso parte all'esecuzione di alcuna cantata bachiana quest'anno, com'era ormai diventata tradizione a Vienna nel coro della Lutherische Stadtkirche. Onestamente non ho compreso la scelta di cantare all'inizio la BWV214 "Tönet, ihr Pauken! Erschallet, Trompeten!" invece del verso "Jauchzet, Frohlocket! Auf, preiset die Tage", una spiegazione non  starebbe stata male. Il folto coro veramente bravo, la sezione legni dell'orchestra eccezionale, pure gli ottoni non sono stati da meno. Dei solisti salvo la bravissima contralto (tranne per la pronuncia tedesca), un po' meno soprano e basso, mentre il tenore forse non era in serata.

Conclusione: una piacevole serata, forse meno "perfetta" del concerto con la Petite Bande, ma sicuramente più calda e coinvolgente. Sono consapevole di non poter mai avere qui le stesse occasioni musicali di Vienna, ma per €20  e  la chiesa piena potevano almeno riscaldare la cattedrale!!!

Metti una sera in Germania

Ammettiamolo, mi sono fatta un bel regalo. Quando ho saputo che il mio ex-maestro d'organo, Francesco Finotti, avrebbe tenuto un concerto a Ratingen, una cittadina tedesca a pochi km da Düsseldorf e quindi non troppo distante dal Belgio, non ho esitato un minuto a prenotare un treno ed un albergo per andare a sentirlo. Non solo per il piacere di assistere nuovamente ad un suo concerto, ma anche per l'occasione di scappare da Bxl per un giorno e tornare a cimentarmi con la lingua tedesca in una zona in cui in realtà non sono mai stata. Il racconto del viaggio e della parte turistica di questa domenica alternativa si trova nell'altro blog, in inglese, mentre qui mi concentro sull'esperienza musicale. 

Il concerto, dunque, si è tenuto domenica sera a Ratingen, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo su un organo Romanus Seifert & Sohn. Il concerto aveva come tema l'incontro, ossia una sorta di stretta di mano tra il pianoforte e l'organo. Il corposo programma, leggermente accorciato all'ultimo momento, prevedeva: A. Bruckner (Preludium in do maggiore), J.S. Bach (Preludium in mib magg. BWV552a, preludio corale "Christ, unser Herr, zum Jordan kam" BWV 684, Fuga a 5 in mib magg. BWV552b), C. Franck (Fantasia idylle in la magg.), W.A. Mozart (Adagio in si min. KV 540) e S. Rachmaninoff (trascrizione del Preludio in do# min. op. 3 n. 2, Preludio in re min. op. 23 n. 3, Studio op. 33 n. 1 "Allegro ma non troppo" e Studio op. 33 n. 5 "Moderato"). Bis con Rachmaninoff, Bach (Echo dalla partita in si min. BWV831, che cito perché adoro questa versione) e Vivaldi-Bach.

L'interpretazione di Bach è stata una lectio magistralis sulle composizioni analizzate. Magnifico! Chi conosce la musica, apprezza Bach anche suonato da un computer, ma chi non sa cosa sia il contrappunto rischia di trovarlo noioso, eccetto per quei quattro brani celebri, triti e ritriti. In questa esecuzione ogni entrata, ogni cadenza, ogni modulazione era chiaramente illustrata. Immagino che i prassisti storceranno il naso dicendo che quello sentito non era nemmeno più Bach, ma a mio parere era oltre, come dire che quello di Benigni non è nemmeno più Dante. Capisco ed ammiro la loro dedizione nel tentare di ricostruire come veniva eseguito un tal compositore nella sua epoca, ma se sentissimo la Divina Commedia recitata ad un angolo della strada come nel '300, non essendo più nemmeno usi a quel linguaggio, probabilmente non ne capiremmo nulla e non apprezzeremmo la finezza delle figure retoriche. Come nella ricerca scientifica, ci vuole un talento particolare per saper comunicare il risultato di complessi studi alla gente comune senza far inorridire gli scienziati.  Saper spiegare un compositore semplicemente suonandolo, senza aprire bocca, è qualcosa in più del saper insegnare come suonare quel brano. Credo che Bach suonato così, anche se forse non conforme a come Bach stesso sentiva (e chi può saperlo?), sia l'arrivo di un percorso lungo quattro secoli di sentire la musica.


Pure il resto del programma è stato una conferma: la fantasia di Franck un poema sinfonico, il preludio di Bruckner una visione mistica, l'adagio di Mozart uno scherzo dilettevole ed i lavori di Rachmaninoff un interessante studio di armonia. In conclusione il concerto mi è piaciuto molto, nonostante uno strumento non eccezionale ed uno stato di salute non ottimale dell'interprete. 

Ho avuto modo di sentire l'organista titolare della parrocchia durante la messa. Benché invidiabilmente abile all'organo, l'ho trovato figlio della tradizione tedesca, come se ne trova in ogni parrocchia (già, perché lì assumono organisti qualificati anche solo per le messe). Attenzione, ho detto tradizione tedesca. Una cosa sconosciuta in Italia. Motivo per cui i corali (canti in cui intervengono i fedeli) erano introdotti con estesi preludi improvvisati in diversi stili e poi accompagnati anche con misture e trombe, perché pure la gente da quelle parti è educata e canta come si deve.  Una mia impressione, forse le persone che hanno assistito al concerto erano talmente preparate musicalmente da aspettarsi un'esecuzione "tradizionale" dei brani in programma. Forse hanno attribuito questa interpretazione ad un'eccentricità italiana, in qualche modo suggerita dall'organista che nella presentazione ha sottolineato la pedaliera italiana di questo strumento (eh? io conoscevo solo quella francese, tedesca ed inglese... per me "italiana" significa assente o a leggio...). Alla fine credo abbiano apprezzato e probabilmente compreso qualcosa di più di brani più o meno noti. Beati loro! Ne avranno di occasioni per farsi un'idea sull'argomento, visto che questo concerto rientrava nell'Internationales Düsseldorfer Orgelfestival, con iniziative alquanto interessanti. Date un'occhiata al programma. Mica un concerto isolato in una parrocchietta di periferia. Quando una cosa simile in Italia (o in Belgio)?

Buona musica in un freddo sabato sera a Padova


Il Belgio è formalmente una nazione cattolica, come l'Austria, e non avendo la necessità di aumentare i giorni lavorativi come in Italia l'Ascensione è rimasta esattamente 40 giorni dopo Pasqua, ossia giovedì scorso. La parte fiamminga ha addirittura istituzionalizzato il ponte del venerdì, così eccomi a Padova per una breve vacanza... e per sentire un interessante concerto di un amico, anche lui di passaggio da casa da Vienna grazie alla festività religiosa.

l'interno della chiesa
Il concerto si è svolto sabato nella cornice della chiesa di Santa Caterina a Padova, che custodisce le spoglie di Tartini. Il tema del concerto era la devozione mariana nel 500 e 600 e comprendeva brani cantati dall'ensemble Arcantus alternati a versetti del Magnificat e composizioni in tema eseguite all'organo dal pluridiplomato Stefano M. Torchio. L'organo non era una novità per me, avendovi ascoltato più di un concerto ed avendolo anche provato di sfuggita; ha mantenuto una bella sonorità, nonostante i vari rimaneggiamenti, perfetta per la musica italiana. Il medesimo concerto è stato ripetuto la domenica seguente con altro organista nella chiesa di San Trovaso a Venezia.

Ho apprezzato molto la scelta del programma. L'esecuzione di Stefano Torchio è stata impeccabile, chiara, con i registri giusti. Recentemente ho sentito musica della stessa epoca eseguita a Bruxelles ed oltre le riserve sullo strumento anche la differenza di stile mi fa preferire la versione patavina. In particolare per la chiarezza espositiva che permette di seguire la polifonia di Frescobaldi. Ovviamente ne ho parlato con l'esecutore e ci trovavamo d'accordo nel non prendere per oro colato quello che la "scuola" del momento impone, ma di avere un atteggiamento critico e costruttivo verso lo spartito. Non entro nei dettagli, però a mio parere, e ribadisco MIO parere, gli estremismi e le semplificazioni sono privi di logica. Se risalissimo alle fonti (es. Diruta), la descrizione del "legato" e le diteggiature del tempo potrebbero dare un'idea che è comunque lontana dalla tecnica strumentale successiva, ma in ogni caso, come già detto svariate volte, la prassi esecutiva può aver senso come ricerca storica ma non in concerto, ove il modo di sentire del pubblico è cambiato rispetto all'epoca cui si fa riferimento ed il fine principale è comunicare qualcosa. Se non capisco la polifonia, questo qualcosa mi è arrivato traviato o in modo parziale, quindi qualcosa è sbagliato. In questo caso la trasmissione e pure l'interpretazione del testo sono arrivate perfettamente, almeno alla sottoscritta, pur ammettendo che il mio giudizio possa essere fortemente di parte.

foto dal loro sito
L'ensemble vocale merita una menzione speciale per l'attenzione all'intonazione, alla pronuncia (liturgica, non scolastica, finalmente!) ed al senso di brani non facili da eseguire ma anche da ascoltare. La passione riversata nella ricerca, non solo nell'esecuzione, è davvero encomiabile. Gli interpreti hanno tutti curricula di tutto rispetto, nulla è improvvisato. Da profana sono rimasta un po' perplessa solamente sull'emissione della voce. Ovviamente parliamo di voci pulite, pure, non alterate da "romantici" vibrati lirici, ma che talvolta sembravano "ingolarsi", perdendo gli armonici e cambiando timbro. Il dubbio se sia una precisa scelta stilistica oppure un piccolo incidente temporaneo (raffreddori e sinusiti sono sempre in agguato, specialmente col clima di questi giorni) mi è rimasto ed essendo ignorante in materia mi astengo da ogni giudizio. Ciò non toglie che la dimensione intima del concerto e la qualità dell'esecuzione siano stati gradevolissimi. Mi dispiace non aver conosciuto questo ensemble mentre ero ancora a Vienna, perché mi sarebbe piaciuto poterlo riascoltare spesso dal vivo.

Peccato per il poco pubblico, prevalentemente composto da musicisti e conoscenti. Non si poteva aspettare di più per un sabato sera in centro a Padova, quindi un plauso a chi ha preferito una fredda chiesetta del centro invece di uno spritz con gli amici.

ritorno alle origini?

Ieri sera, a cena da un'amica dotata di pianoforte, ho strimpellato indegnamente la BWV565, sfogliando un libro che conteneva anche molti canti religiosi, nostalgica del periodo in cui quella era la mia quotidianità. Non escludo che anche la mia amica in fondo in fondo rimpiangesse un po' quel tempo. In realtà questa introduzione è fuorviante per il tema del post, che riguarda la Passacaglia BWV582. Un altro tuffo nel passato!

Non voglio ripercorrere qui la mia tormentata relazione con questo brano, ma proporre un ascolto che, secondo le ricerche filologiche, dovrebbe essere la versione autentica. Lo trovate a questo link.

da qui
Che strano! Persone come Andrea Marcon ci hanno abituato ad esecuzioni in organo pleno, con rigorosi tempi veloci ma costanti, sostenendo che questo fosse il desiderio di Bach, tanto da esplicitarlo in un autografo... ed ora sentiamo una leggiadra esecuzione su clavicembalo a pedali (credo, però, che lo strumento opportuno dovrebbe essere clavicordo a pedali), con cambi di tempo e di "registrazione", ritmi francesi ed abbellimenti, che ci viene spacciata per la versione che Bach stesso avrebbe composto e suonato? Dove sta la verità?

Azzardo un'ipotesi. Non potrebbe essere, come sostengo da anni, che Bach eseguisse in modo diverso lo stesso brano a seconda dell'occasione e dello strumento? Se accettiamo questo, perché allora demonizzare versioni parimenti ispirate ma più godibili per un pubblico più vasto, come quelle di Karl Richter (che mi ha fatto innamorare della musica per organo) o di Francesco Finotti (frutto della ricerca di una vita)?

Non voglio far polemica, solo lasciare il beneficio del dubbio, che sta alla base dello spirito critico. È vero, mi brucia ancora l'accusa al diploma di aver cambiato tempo tra una variazione e l'altra, impossibilitata a cambiare manuale e registrazione per le fantomatiche regole della prassi esecutiva, anche se stavo suonando un moderno organo eclettico con trasmissione radio. 

E qui torno all'introduzione, perché ieri sera non avevo a disposizione né un organo meccanico né la trascrizione pianistica di Busoni. Come fare? A rigore avrei dovuto evitare di rovinare un simile capolavoro (forse nemmeno di J.S. Bach) non essendo nelle condizioni di eseguirlo nel modo corretto. Invece no! Altra occasione, altra versione: una riduzione casalinghe, improvvisata, incerta, non professionale, ma che a mio parere si è avvicinata di più all'ambiente familiare di casa Bach. Con un sorriso, lo spirito del tempo è salvo!

"In ihm sterben wir zur rechten Zeit, wenn er will"

Gustav Leonhardt, colui che impersonò Bach in un noto film, che solamente il mese scorso era a Vienna per un concerto su un organo storico, e che, più seriamente, è stato in qualche modo il padre della prassi esecutiva, è mancato ieri. Dalla BWV 106 (nel link, da lui diretta):

Gottes Zeit ist die allerbeste Zeit.
In ihm leben, weben und sind wir, solange er will.
In ihm sterben wir zur rechten Zeit, wenn er will.

Harnoncourt e la prassi esecutiva

Altro concerto memorabile, Nikolaus Harnoncourt, ormai 82enne, alla guida del Concentus Musicus Wien, l'Arnold Schönberg Chor, con i solisti Genia Kühmeier e Roberta Invernizzi soprani, Bernarda Fink contralto, Kurt Streit tenore e Matthias Goerne basso, ha presentato le cantate "Ach wie flüchtig, ach wie nichtig" BWV 26 e "Wir müssen durch viel Trübsal in das Reich Gottes eingehen" BWV 146, ed il Magnificat in re maggiore BWV 243, ovviamente di J.S. Bach.

Nikolaus Harnoncourt dal lato dell'orchestra (foto da qui)
La BWV 26 è molto breve, mentre BWV 146 inizia con quella bella sinfonia per organo ed orchestra ripresa nel (o trascritta dal) concerto per cembalo ed orchestra BWV 1052, da cui è tratto pure il II tempo, qui riarrangiato per coro ed orchestra. Sinceramente non sono riuscita a vedere una relazione tra queste due cantate ed il periodo liturgico, ma almeno il Magnificat, pur se non nella versione natalizia, era perfettamente in tema, sia con la festa dell'Immacolata appena trascorsa, sia con la III domenica d'Avvento "Gaudete" (per intenderci, quella indicata da una candela rosa nella corona dell'Avvento, mentre le altre sono viola, almeno nella versione cattolicizzata austriaca di questo simbolo luterano).

una cariatide
Harnoncourt è una conferma! Strumenti d'epoca ma coro corposo (una quarantina di elementi), valorizzati da trucchi intelligenti (come il "sicut locutus" a parti reali, l'incipit ed il finale del Magnificat più lenti rispetto la recente tradizione, etc.), al servizio di un'interpretazione musicale che rende interessante e comprensibile sia lo spartito sia il testo. Sorprende sempre l'inestinguibile energia e la giovanile freschezza di questo decano della musica antica. L'orchestra, più avanti con gli anni rispetto alla volta precedente, era ben affiatata. Unico neo, l'uso del positivo, praticamente non udibile; d'altronde usare l'organo della sala sarebbe stato improponibile (vedi questo post). Il coro, altra conferma. Tra i solisti, purtroppo nella media, s'è invece distinta il soprano Genia Kühmeier, voce molto bella e cantabilità magnifica, da ascoltare ancora.

Sul nome B.A.C.H. 2

Qualche tempo fa commentai un film in uscita su J.S. Bach diretto da un regista italiano, Francesco Leprino. Poiché recentemente il regista in persona è intervenuto sul blog ed ho visto alcuni spezzoni del suddetto film, per un totale di circa 30 minuti, sul canale di YouTube del regista stesso, si rende necessario un nuovo post.

Da quanto ho capito il film è diviso per temi generali sulla vita di J.S. Bach (es. la malattia, la moglie, il rapporto con i superiori, etc.), ognuno accompagnata da realizzazioni originali di alcuni contrappunti dall'Arte della Fuga. Le tematiche sono introdotte dalla voce di Bach (l'attore di lingua tedesca Bruno Ganz) o dai suoi familiari e collaboratori, poi seguono interviste e commenti da parte di musicologi e musicisti.

da qui ove c'è una recensione del film
Mi sembra evidente la passione del regista per il grande musicista, ma da quello che ho visto il prodotto è più un documentario che un film per il grande pubblico. Chi è in qualche modo nel settore in genere conosce già queste cose (io non sono una musicologa, ma mi sono letta almeno quattro biografie di Johann Sebastian Bach: Basso, Buscaroli, Schweitzer e Wolff, quest'ultimo incontrato anche di persona). La dietrologia scolastica sulla sua opera, sulla numerologia, sulla parodia, sono ormai cose superate e risapute tra musicologi ed appassionati. Il film, invece, risulta poco avvincente ed attraente per magari un pubblico di scolari e studenti che si avvicina all'opera di Bach, perché approfondisce in dettagli aspetti che un profano della musica fatica a seguire, specialmente se ha 16 anni e pensa che tutta la musica "classica" sia noiosa e per vecchi. Chi, quindi, dovrebbe usufruire di questo dvd? 

Questo sapore documentaristico è dato anche dal vedere un attore che impersona Bach e che come un fantasma vaga nei luoghi ove ha vissuto il vero Bach qualche secolo fa, sentendo la lettura inespressiva di un bravissimo attore che sembra non padroneggiare la nostra lingua (tanto valeva farlo leggere in tedesco in sottofondo e doppiarlo, rendendo la cosa più "verosimile").  L'accompagnamento musicale, nonostante trovi interessante l'idea di usare l'Arte della Fuga, associando la varietà di artifici contrappuntisti con i diversi aspetti della vita del compositore, non mi risulta particolarmente gradevole. Grandi interpreti, geniali re-interpretazioni moderne, ma nonostante non sia un patita della prassi esecutiva, taluni arrangiamenti erano quasi fastidiosi all'ascolto, come una sorta di glassarmonica (strumento che apprezzo in genere) troppo stridula o l'uso delle voci impostate. Unica versione che mi ha veramente incuriosito era con le marimbe suonate nel modo tradizionale e con l'archetto. Effetto interessante. Un aspetto che potrebbe sembrare un'incongruenza è l'associare questi arrangiamenti moderni alle opinioni di Ton Koopman, probabilmente l'unico "musicista attivo" tra gli intervistati negli spezzoni su YouTube, l'unico sottotitolato, l'unico non italiano. Koopman rappresenta il fronte estremo della prassi esecutiva, sarei curiosa di sentire cosa pensa delle versioni moderne dell'Arte della Fuga. Strano anche sentire solo la sua campana e non anche chi, invece, è per eseguire Bach con strumenti moderni, se non all'avanguardia, come si sente di sottofondo.

da qui
Mi dispiace, ma non ho cambiato la mia opinione, pure essendo un lodevole prodotto, non sentivo la necessità di questo documentario. Potrò risultare bigotta, ma credo che un tedesco protestante, che ha studiato Kirchenmusik e che ha cinque secoli di tradizione alle spalle, possa più facilmente interpretare correttamente le intenzioni bachiane, senza avere il bisogno di annose speculazioni filosofiche a posteriori. Per quanto possiamo essere appassionati, studiare e fare ricerche, la mentalità storica che viene trasmessa con il latte materno non si può ricostruire.



In conclusione un appunto per il regista sul significato di un blog. Aver parlato per ben due post del suo film è pubblicità gratuita, i miei 4 lettori di numero potrebbero essere incuriositi dai miei commenti, che restano soggettivi e che verranno valutati con sano spirito critico dai miei pochi seguitori. Il fatto che abbia trovato il primo post, forse dopo una ricerca casuale su google, mi fa sospettare che pochi siti importanti abbiano trattato l'argomento. Questo è un peccato! Purtroppo in Italia tolta Radio3 chi si occupa seriamente di Musica? In ogni caso un blog è un diario in cui una persona esprime un proprio parere, non è una testata giornalistica che deve diffondere notizie (che purtroppo non sempre poi risultano vere o non manipolate o filtrate da colori politici) ed io, che nella vita non faccio la musicologa o la critica musicale o cinematografica ma la ricercatrice in campo scientifico con un diploma in conservatorio ed un grande amore per Bach, non posso certo mettermi allo stesso piano di un Quirino Principe o di un Alberto Basso, consigliando ed educando chi non ha dedicato la propria vita a questa passione. Tutto ciò per dire che in realtà il mio interesse per questo film dovrebbe far piacere al regista piuttosto che contrariarlo per le mie considerazioni non entusiastiche, se leggesse anche gli altri post vedrebbe che con celebri musicisti sono stata anche molto più dura, sempre criticando, però, quella precisa occasione o lavoro e non l'intera produzione di una persona che comunque stimo per il lavoro e la ricerca fatti. Mi ha fatto piacere sapere che ha diretto anche una pellicola su Domenico Scarlatti, spero di vederne uscire altri, magari più film e meno documentari.

Prassi esecutiva ed interpretazione

Recentemente un caro amico e collega di conservatorio ha aperto un blog per discutere di filologia ed avviare i suoi coristi al valore della prassi esecutiva. Si serve di video a confronto, disponibili su YouTube, per suscitare la discussione e per destare la sensibilità dei lettori. Farò anch'io altrettanto, proponendovi l'ascolto (non tramite link, purtroppo, almeno per il momento) di due interpretazioni della Passacaglia BWV 582 udite qualche anno fa:
1. Andrea Marcon all'organo Zanin del Collegio Mazza di Padova, ricostruito secondo i canoni del Barocco (link ad altra versione),
2. Francesco Finotti all'organo Tamburini/Bonato di San Lorenzo, Abano Terme (PD), da lui riprogettato.
Andrea Marcon e Francesco Finotti
Sono due esecuzioni in tempi moderni, ma molto diverse. Entrambe, però, sono frutto di un percorso, alla ricerca della versione originale l'una, frutto di 40 anni di introspezione l'altra, riportata su uno strumento "falso-storico" e re-interpretata per uno strumento moderno l'altra. Percorsi molto diversi, sempre articolati e supportati da fonti e ragionamenti. Nulla è semplicemente affidato al caso o alla "tradizione". Per questo meritano entrambe rispetto e non tollero che i sostenitori dell'una o dell'altra se la prendano con la fazione opposta non condividendo le idee altrui e dicendo che l'una è più "giusta" dell'altra.

A mio parere, ribadendo che è la mia opinione, tentare di riproporre la versione originale di Bach (e qui non apro il capitolo discussione su quale fosse perché ne ho parlato alla nausea con amici, insegnanti e colleghi) ha senso solamente a scopo educativo, in un conservatorio o università, ma in un concerto, specialmente se per profani, potrebbe essere molto più sensato proporre una propria interpretazione di un brano, in pratica servirsi delle note di un compositore di secoli fa per comunicare qualcosa al pubblico di oggi. Il messaggio trasmesso contiene in parte l'originale intenzione del compositore ed in parte la personale versione dell'esecutore. Come un pezzo di teatro o un'opera. Ci si scandalizza tanto per certe esecuzioni del repertorio barocco e poi si va a vedere una versione modernizzata del Messiah di Händel, per esempio. Non è una contraddizione?