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L'allegra compagnia


Approfittando del mio ritorno a casa per le festività natalizie, mi sono concessa un concerto locale, come ai vecchi tempi. Niente di paragonabile alle scintillanti serate alla Staatsoper o al Musikverein di Vienna, ma piuttosto un'allegra serata in una parrocchia di campagna con sei storici interpreti che si sono dilettati a suonare in compagnia.

Il concerto si è svolto domenica 23 dicembre nella chiesa di Pernumia (PD), con il gruppo "Il Sestetto", che comprende Piero Toso e Guido Furini ai violini, Ivan Malaspina alla viola, Gianni Chiampan al violoncello, Chiara De Zuani al clavicembalo e Francesco Finotti all'organo. Il programma: Andante in Fa maggiore di W. A. Mozart, concerti per organo ed orchestra dall'op. 4 n. 1 in sol minore e n. 4 in fa maggiore di G. F. Händel ed il celeberrimo concerto grosso per la notte di Natale di A. Corelli. Alcuni di questi maestri (Toso, Furini e Chiampan) sono volti noti, non solo per la loro carriera musicale (per esempio con i Solisti Veneti) ma soprattutto perché insegnanti ormai in pensione del Conservatorio Pollini.

Qualche imprecisione nell'intonazione negli archi ed un po' di stanchezza si sono fatte sentire, ma nel complesso ho gradito la serata, con un'interpretazione allegra e tradizionale (nel senso di qualche decennio fa, un po' romantica) di brani triti e ritriti del repertorio barocco. Il M.o Finotti all'organo è comunque una certezza ed anche questa volta, nonostante un positivo ed un brano che non amo, è riuscito a non deludere, riproducendo un'orchestra intera e facendo apprezzare la fine arte compositiva dell'apparentemente superficiale Mozart.  Ho apprezzato molto anche Chiara De Zuani, davvero una raffinata clavicembalista, mi sarebbe piaciuto ascoltarla pure in un brano solistico! L'atmosfera casalinga e quasi goliardesca tra gli interpreti mi ha fatto pensare di assistere ad una prova generale, cosa che non si allontanava troppo dalla realtà visto il poco pubblico (difficile attirare gente di campagna in un pomeriggio di nebbia all'ultima domenica prima di Natale, con tutti i centri commerciali aperti)  e visto che il concerto veniva ripetuto il 26 nella più prestigiosa cornice di San Lorenzo ad Abano T. (PD). Per questo ho gradito ancora di più la serata, cui hanno partecipato anche i miei genitori, in una piacevole riunione musicale.

Il piacere di fare musica assieme è talvolta più per chi la esegue di chi la ascolta. L'ultimo dell'anno mi sono divertita come non mai leggendo (malamente, sono decisamente fuori esercizio) con altri tre amici brani piuttosto celebri e giocando con le tonalità e l'ordine delle note. Non posso certo paragonare i nostri strimpellamenti al concerto professionale del Sestetto, ma il piacere e l'allegria che si leggevano nei volti degli interpreti erano gli stessi di noi giovani ubriachi (di stanchezza e di cibo, non di alcool).

Unico vero neo della serata è stato il parroco che ha mostrato di non aver e il benché minimo interesse per la musica, quasi costretto a dover sopportare nei suoi spazi la presenza di vecchie e nuove glorie del panorama musicale veneto. È difficile ed inopportuno giudicare senza conoscere i retroscena, ma purtroppo l'impressione negativa si è rafforzata nella partecipazione alla santa messa dopo il concerto. Allora sì, ho rimpianto Vienna.

Prima opera barocca

In realtà non è vero che questa è la prima opera barocca che sento, ma che vedo. Devo ammetterlo, non sono riuscita a reggere molto alla proiezione al Film Festival e non sono stata in grado di resistere all'intero spettacolo neppure guardandolo su YouTube. Mi dispiace, non sono davvero fatta per l'opera barocca. Adolo la musica barocca stumentale e sacra, sono capace di ascoltare la Passione secondo S. Matteo e quella secondo S. Giovanni di Bach di seguito senza cedere un istante, ma quattro ore di voci femminili sono davvero troppe per me, senza il coinvolgimento emotivo nelle vicende come nelle opere ottocento-novecentesche. Ciononostante mi appresto a dare qualche nota su questo spettacolo, visto che sarà in cartellone alla Staatsoper anche la prossima stagione.

La locandina
Alcina di G.F. Händel
Alcina: Anja Harteros
Morgana: Veronica Cangemi
Bradamante: Kristina Hammarström
Oberto: Alois Mühlbacher
Oronte: Benjamin Bruns
Melisso: Adam Plachetka

Regia: Adrian Noble

Les Musiciens du Louvre (Grenoble)
diretti da Marc Minkowski

da qui, recensione ben più autorevole
La regia è molto bella. Abbandonando la mania per le attualizzazioni a volte estreme (vedi il Messiah), qui si ha uno spostamento della vicenda (dall'Orlando furioso) nel ricco settecento inglese. Pur non avendo sostanziali cambiamenti di scene, il contrasto dei colori, l'enorme prato e la posizione delle sedie rendono una scenografia di per sé semplice piena di simboli e di grande aiuto allo svolgimento dell'azione. La direzione musicale è... tradizionale. A mio parere nulla di particolarmente esaltante, filologica, ma molto accurata. Tra i cantanti menzione d'onore per Anja Harteros, un soprano fantastico, dalla voce flessibile, regolare nel timbro in tutti i registri, oltre ad essere una brava attrice. Sarà un caso che sia di origine greca come la Callas? Altra perla, il giovanissimo Alois Mühlbacher, dalla voce potente e dalle indubbie doti recitative. Nella locandina della Prima all'Opera di Vienna era indicato un altro ragazzo, probabilmente si alternavano nelle repliche, inoltre non so se la versione vista su YouTube sia esattamente la stessa proiettata al Rathaus. A parte il problema resistenza, dovuto al poco coinvolgimento in vicende pseudo-mitologiche così distanti dalla vita comune, lo spettacolo merita!
da altro blog
Una cosa che mi ha urtato è stato vedere donne interpretare la parte di uomini. So che la tessitura è quella ed i controtenori di qualità non sono poi così abbondanti, ma l'aspetto visivo è importante ed una donna, o meglio una cantante, per quanto possa recitare bene,  userà sempre i tipici atteggiamenti del canto femminile, rendendo ancora più straniante l'azione sul palco. Chissà come avrebbero reagito i miei colleghi esterrefatti nel sentire uomini cantare con voci di donna!

Musikverein e la filologia a metà

Martedì 5 aprile sono tornata al Musikverein assieme ad alcuni amici, tra cui un vero esperto di musica antica, per ascoltare un concerto che dal programma mi sembrava assolutamente imperdibile ed entusiasmante:
- J.S. Bach: Ouvertüre/Suite Nr. 4 in re maggiore BWV 1069
- J.S. Bach: Kantate "Geist und Seele wird verwirret" BWV 35
- G.F. Händel: Konzert für Orgel und Orchester op. 7/1
- J.S. Bach: Kantate "Wir danken dir Gott, wir danken dir" BWV 29
con L. Lohmann all'organo e M. Haselböck alla direzione della Wiener Akademie, dei Wiener Sängerknaben e del Chorus Viennensis.
La Wiener Akademie garantiva strumenti originali, la presenza di un coro di voci bianche confermava l'impressione di voglia di "esecuzione storica", quindi davo per scontato che Lohmann avrebbe suonato o con un triste positivo o dalla cantoria, utilizzando la trazione meccanica del nuovo organo... invece... invece hanno usato la consolle con trasmissione radio (credo). Non è stato solo per il tipo di consolle usata, ma soprattutto per il suono finto e privo di nerbo dello strumento (vedi post precedente) che la prospettata filologia (in cui non credo particolarmente) è andata a farsi friggere. Resta il dubbio sollevato dal mio amico, come abbiano fatto a suonare assieme strumenti intonati a 415 ed un organo moderno presumibilmente a 440 per suonare con l'orchestra sinfonica. Temo abbiano usato un traspositore digitale.
Sarà stato per l'inevitabile ritardo di trasmissione, sarà stato per la difficoltà di suonare certo repertorio con una "meccanica" troppo leggera, sarà stato per la quantità di note da suonare, l'esecuzione di Lohmann non è stata ineccepibile. L'interpretazione, invece, è risultata piuttosto buona, a mio parere, pur se non interessante come la volta precedente.
La vera delusione è stato M. Haselböck. Un vero spettacolo. Dirigeva senza bacchetta e senza spartito, ma anche senza dare una particolare direzione ai brani, che risultavano scolasticamente letti. Ha mostrato un'infinita autostima, resa più evidente dal suo ruolo di direttore, confermando la già non bellissima impressione. L'orchestra ha annoverato qualche sbavatura, il clavicembalista (giovane promettente organista cui girai le pagine ad un concerto in Italia forse 12 anni fa) degno di lode ma peccato non si sia sentito molto, il coro delle difficoltà ritmiche, sui solisti nemmeno mi pronuncio.

In conclusione, mi ha fatto piacere ascoltare musica che adoro, soprattutto in compagnia di cari amici, ma se avessi comprato un biglietto costoso per questo evento mi sarei pentita di aver speso in tal modo i miei soldi. L'accurato acquisto di un CD con i medesimi brani avrebbe più valore artistico. Ovviamente a mio modesto parere.

Il Messiah che fine ha fatto?

Quest'estate ho avuto modo di assistere alla proiezione davanti al Rathaus di Vienna di un'edizione teatrale del Messiah di G. F. Händel, registrata il 27 Marzo 2009 al Theater an der Wien.


All'inizio ho pensato: bella idea! Dopotutto si tratta di un Oratorio e realizzarne una versione teatrale, come anche delle Passioni di Bach (vedi film di Hugo Niebeling), è una scelta in linea con le sacre rappresentazioni medioevali. Perché no, dunque? Purtroppo il regista Claus Guth e lo "sceneggiatore" Konrad Kuhn, invece di inscenare nascita, morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, come farebbe immaginare il titolo e come indurrebbe a pensare il libretto del Messiah, hanno creato una sorta di opera teatrale con al centro il suicidio di un uomo schernito da tutti e che viene tradito dalla moglie pure la notte in cui lui mette fine alla sua vergogna tagliandosi le vene. La faccenda ha toccato livelli di blasfemia nella scena della lavanda dei piedi, in cui la moglie e l'amante si lodano a vicenda le estremità. Il lavoro dello sceneggiatore è stato davvero creativo, trovando una spiegazione ad ogni parola del testo, dividendo la parte del soprano II tra moglie ed amante (contraltista, cosa che ha sconvolto i miei colleghi che non avevano mai sentito un uomo cantare nel registro femminile), investigando sulla psicologia di un pastore (sacerdote) che non era riuscito a salvare il fedele ed amico da quel gesto estremo, lavorando sul pentimento dei singoli personaggi... lavoro indubbiamente pregevole, ma applicato alla musica sbagliata, almeno secondo me.



E la musica? In secondo piano, ridotta a strumento e non a protagonista. Molto bravi i solisti, a parte qualche comprensibile problema di pronuncia dell'originale inglese, memorabile il coro (Arnold Schönberg Chor), il direttore, Jean-Christophe Spinosi, forse ha scelto tempi un po' troppo lenti dilungando l'intera composizione oltre le 3h e 30, ma nel complesso la parte musicale era lodevole. Degno di nota è stato il ballerino protagonista del suicidio, unico che non parla, oops canta, mai, ma che dotato di mimica notevole in una parte non certo facile.



So che ne esiste una versione in DVD, che non consiglierei. Il vecchio motto "scherza coi fanti e lascia stare i fanti" si adatta perfettamente a questa occasione: geniale idea ma avrei preferito vederla applicata ad un'opera teatrale di Händel, che ne ha composte parecchie, piuttosto che dissacrare un oratorio!