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Non sparate sul pianista

Domenica scorsa ho avuto modo di sentire un concerto alla Klaviergalerie. Si tratta di uno spazio espositivo ove vengono riparati e venduti pianoforti ed ove studenti possono noleggiare aule per esercitarsi a prezzi modici. Quest'area comprende anche una sala ove vengono quasi regolarmente organizzati concerti. In genere ad ingresso gratuito ed offerta libera.

un'immagine dal web della Klaviergalerie
Domenica la pianista Anna Magdalena Kokits ha presentato una selezione di composizioni per pianoforte per periodo romantico ed il gruppo costituito da Giulia Brinckmeier (violino), Bas Jongen (violoncello) e Julian Yo Hedenborg (pianoforte) ha eseguito il Trio op. 1 n. 2 di Ludwig van Beethoven.

Ho sentito solo parte delle prove della pianista solista, ma ne ho avuto un'ottima impressione. Il pianoforte diventava un'estensione delle sue dita nell'interpretazione di un repertorio complesso. Il trio, di cui conoscevo la violinista (più volte citata in questo blog) ha dato una prova magnifica, sottolineando con leggerezza tutte le sfaccettature della composizione ed i repentini cambi di tempo e di umore. Unico difetto forse il "volume" del pianoforte, che di sovente sovrastava gli archi. Mi è pure venuto il sospetto che fosse in qualche modo voluto e non da imputare allo strumento o alla posizione. Il pianista in questione fungeva da organizzatore o almeno da portavoce e presentatore del concerto. In questa funzione ha cacciato la sottoscritta, arrivata con un po' di anticipo, ed ha fatto attendere lo scarso pubblico in piedi sulle scale, iniziando il concerto con circa 10 minuti di ritardo. Questo comportamento ha stonato letteralmente con l'idea di un piacevole pomeriggio musicale in un ambiente quasi familiare. Lo stesso pianista, al termine del concerto si è lanciato in un bis da solista, senza annunciare il brano. Se bis doveva essere, avrebbero dovuto farlo tutti. Tra l'altro, avrei volentieri sentito il talentuoso violoncellista in un assolo. Nel famigerato bis, il pianista ha mostrato di essere tecnicamente abile ma di non avere la sensibilità della collega che l'aveva preceduto. Considerando la sua evidente ansia da prestazione, avrei evitato volentieri un confronto diretto.

La regola del trillo

Durante un viaggio a Vienna per lavoro, ho incontrato un giovane e talentuoso pianista, Gianluca Luisi, che aveva appena suonato probabilmente all'ultimo concerto nella sala della Bösendorfer, dopo che la storica fabbrica di pianoforti è stata comprata dalla giapponese Yamaha. Abbiamo iniziato a parlare di musica prima di presentarci, come al solito tra musicisti. Parlando di J.S. Bach e della prassi esecutiva, concordava sul fatto che clavicembalisti ed organisti olandesi tendono ad aggiungere trilli ed abbellimenti ovunque e che considerano una regola immodificabile iniziare i trilli sempre dalla nota superiore. Luisi notava come talvolta questa rigidità porta a veri e propri errori di armonia come ottave e quinte parallele o travisamenti dell'armonia fondamentale.

Credo che Bach sia troppo complesso per poter essere ridotto ad una serie di sterili regole. Ogni nota ha la sua importanza nel brano. Ciò che ho imparato da E. Kooiman, olandese, pur se in un breve corso, è stata proprio la seguente: l'interpretazione musicale è la perfetta combinazione di importanza melodica ed armonica di ogni suono e scelta del timbro e della velocità. Quanto di più lontano possa esserci da una sciocca regola su come eseguire i trilli!