la diva Tosca

Per la prima volta quest'anno, ieri sera ho assistito ad una delle proiezioni del FilmFestival di fronte al Rathaus di Vienna. Ho scelto "Tosca", opera di G. Puccini tra le mie preferite, per il miscuglio di passione, politica, commedia e tragedia. L'allestimento presentato ieri risaliva al 2009 a Zurigo (recentemente rilasciato in dvd) con la direzione musicale dell'italiano Paolo Carignani, la regia del canadese Robert Carsen, ed i solisti: il soprano americano Emily Magee nella parte di Floria Tosca, il tenore tedesco Jonas Kaufmann nei panni di Mario Cavaradossi ed il baritono americano Thomas Hampson come Scarpia.
foto da locandina

La vicenda era ambientata negli anni '50, più di un secolo dopo rispetto a quanto previsto nel libretto, ma senza travisarne il contenuto, anzi fornendo una chiave nuova: Tosca è una grande diva che si bea della fama raggiunta, non più giovanissima, che s'ingelosisce facilmente del suo giovane amante artista, ma che nella tragedia che li coinvolge rivela di amarlo sinceramente. I solisti sono stati tutti vocalmente all'altezza e si sono distinti anche per la recitazione convincente, quella che mi ha preso meno è stato proprio il soprano, non capace di plasmare la voce sullo spartito ed il testo. Probabilmente il mio giudizio è condizionato dal confronto impari con le grandi vere dive della lirica del passato, come la Callas. Unica "pecca" dello spettacolo: il vero protagonista sembrava Cavaradossi, non Tosca, forse per la forte personalità del giovane tenore tedesco. La direzione musicale mi è piaciuta molto per una sapiente gestione dei tempi, trasformando le note arie da esibizione in momenti di riflessione intima, senza mai perdere la tensione drammatica. 


Nota a margine. Il festival è iniziato il 2 luglio ma solo ieri, il 23, ho assistito ad una proiezione. Come mai? A parte qualche impegno imprevisto, per il resto chiedetelo al meteo? Sembra novembre, non luglio, sempre freddo, pioggia e vento. La maledizione dell'anno scorso, quando non sono mai riuscita a vedere uno spettacolo fino al termine, ha colpito pure ieri, quando il freddo e la pioggia hanno avuto la meglio sulla buona volontà mia e di un'amica. Per fortuna c'è sempre YouTube ad aiutare per "sapere" come va a finire… Confidiamo che i prossimi appuntamenti siano accompagnati da cielo sereno e temperature più miti.

Sul nome B.A.C.H. 2

Qualche tempo fa commentai un film in uscita su J.S. Bach diretto da un regista italiano, Francesco Leprino. Poiché recentemente il regista in persona è intervenuto sul blog ed ho visto alcuni spezzoni del suddetto film, per un totale di circa 30 minuti, sul canale di YouTube del regista stesso, si rende necessario un nuovo post.

Da quanto ho capito il film è diviso per temi generali sulla vita di J.S. Bach (es. la malattia, la moglie, il rapporto con i superiori, etc.), ognuno accompagnata da realizzazioni originali di alcuni contrappunti dall'Arte della Fuga. Le tematiche sono introdotte dalla voce di Bach (l'attore di lingua tedesca Bruno Ganz) o dai suoi familiari e collaboratori, poi seguono interviste e commenti da parte di musicologi e musicisti.

da qui ove c'è una recensione del film
Mi sembra evidente la passione del regista per il grande musicista, ma da quello che ho visto il prodotto è più un documentario che un film per il grande pubblico. Chi è in qualche modo nel settore in genere conosce già queste cose (io non sono una musicologa, ma mi sono letta almeno quattro biografie di Johann Sebastian Bach: Basso, Buscaroli, Schweitzer e Wolff, quest'ultimo incontrato anche di persona). La dietrologia scolastica sulla sua opera, sulla numerologia, sulla parodia, sono ormai cose superate e risapute tra musicologi ed appassionati. Il film, invece, risulta poco avvincente ed attraente per magari un pubblico di scolari e studenti che si avvicina all'opera di Bach, perché approfondisce in dettagli aspetti che un profano della musica fatica a seguire, specialmente se ha 16 anni e pensa che tutta la musica "classica" sia noiosa e per vecchi. Chi, quindi, dovrebbe usufruire di questo dvd? 

Questo sapore documentaristico è dato anche dal vedere un attore che impersona Bach e che come un fantasma vaga nei luoghi ove ha vissuto il vero Bach qualche secolo fa, sentendo la lettura inespressiva di un bravissimo attore che sembra non padroneggiare la nostra lingua (tanto valeva farlo leggere in tedesco in sottofondo e doppiarlo, rendendo la cosa più "verosimile").  L'accompagnamento musicale, nonostante trovi interessante l'idea di usare l'Arte della Fuga, associando la varietà di artifici contrappuntisti con i diversi aspetti della vita del compositore, non mi risulta particolarmente gradevole. Grandi interpreti, geniali re-interpretazioni moderne, ma nonostante non sia un patita della prassi esecutiva, taluni arrangiamenti erano quasi fastidiosi all'ascolto, come una sorta di glassarmonica (strumento che apprezzo in genere) troppo stridula o l'uso delle voci impostate. Unica versione che mi ha veramente incuriosito era con le marimbe suonate nel modo tradizionale e con l'archetto. Effetto interessante. Un aspetto che potrebbe sembrare un'incongruenza è l'associare questi arrangiamenti moderni alle opinioni di Ton Koopman, probabilmente l'unico "musicista attivo" tra gli intervistati negli spezzoni su YouTube, l'unico sottotitolato, l'unico non italiano. Koopman rappresenta il fronte estremo della prassi esecutiva, sarei curiosa di sentire cosa pensa delle versioni moderne dell'Arte della Fuga. Strano anche sentire solo la sua campana e non anche chi, invece, è per eseguire Bach con strumenti moderni, se non all'avanguardia, come si sente di sottofondo.

da qui
Mi dispiace, ma non ho cambiato la mia opinione, pure essendo un lodevole prodotto, non sentivo la necessità di questo documentario. Potrò risultare bigotta, ma credo che un tedesco protestante, che ha studiato Kirchenmusik e che ha cinque secoli di tradizione alle spalle, possa più facilmente interpretare correttamente le intenzioni bachiane, senza avere il bisogno di annose speculazioni filosofiche a posteriori. Per quanto possiamo essere appassionati, studiare e fare ricerche, la mentalità storica che viene trasmessa con il latte materno non si può ricostruire.



In conclusione un appunto per il regista sul significato di un blog. Aver parlato per ben due post del suo film è pubblicità gratuita, i miei 4 lettori di numero potrebbero essere incuriositi dai miei commenti, che restano soggettivi e che verranno valutati con sano spirito critico dai miei pochi seguitori. Il fatto che abbia trovato il primo post, forse dopo una ricerca casuale su google, mi fa sospettare che pochi siti importanti abbiano trattato l'argomento. Questo è un peccato! Purtroppo in Italia tolta Radio3 chi si occupa seriamente di Musica? In ogni caso un blog è un diario in cui una persona esprime un proprio parere, non è una testata giornalistica che deve diffondere notizie (che purtroppo non sempre poi risultano vere o non manipolate o filtrate da colori politici) ed io, che nella vita non faccio la musicologa o la critica musicale o cinematografica ma la ricercatrice in campo scientifico con un diploma in conservatorio ed un grande amore per Bach, non posso certo mettermi allo stesso piano di un Quirino Principe o di un Alberto Basso, consigliando ed educando chi non ha dedicato la propria vita a questa passione. Tutto ciò per dire che in realtà il mio interesse per questo film dovrebbe far piacere al regista piuttosto che contrariarlo per le mie considerazioni non entusiastiche, se leggesse anche gli altri post vedrebbe che con celebri musicisti sono stata anche molto più dura, sempre criticando, però, quella precisa occasione o lavoro e non l'intera produzione di una persona che comunque stimo per il lavoro e la ricerca fatti. Mi ha fatto piacere sapere che ha diretto anche una pellicola su Domenico Scarlatti, spero di vederne uscire altri, magari più film e meno documentari.

Prassi esecutiva ed interpretazione

Recentemente un caro amico e collega di conservatorio ha aperto un blog per discutere di filologia ed avviare i suoi coristi al valore della prassi esecutiva. Si serve di video a confronto, disponibili su YouTube, per suscitare la discussione e per destare la sensibilità dei lettori. Farò anch'io altrettanto, proponendovi l'ascolto (non tramite link, purtroppo, almeno per il momento) di due interpretazioni della Passacaglia BWV 582 udite qualche anno fa:
1. Andrea Marcon all'organo Zanin del Collegio Mazza di Padova, ricostruito secondo i canoni del Barocco (link ad altra versione),
2. Francesco Finotti all'organo Tamburini/Bonato di San Lorenzo, Abano Terme (PD), da lui riprogettato.
Andrea Marcon e Francesco Finotti
Sono due esecuzioni in tempi moderni, ma molto diverse. Entrambe, però, sono frutto di un percorso, alla ricerca della versione originale l'una, frutto di 40 anni di introspezione l'altra, riportata su uno strumento "falso-storico" e re-interpretata per uno strumento moderno l'altra. Percorsi molto diversi, sempre articolati e supportati da fonti e ragionamenti. Nulla è semplicemente affidato al caso o alla "tradizione". Per questo meritano entrambe rispetto e non tollero che i sostenitori dell'una o dell'altra se la prendano con la fazione opposta non condividendo le idee altrui e dicendo che l'una è più "giusta" dell'altra.

A mio parere, ribadendo che è la mia opinione, tentare di riproporre la versione originale di Bach (e qui non apro il capitolo discussione su quale fosse perché ne ho parlato alla nausea con amici, insegnanti e colleghi) ha senso solamente a scopo educativo, in un conservatorio o università, ma in un concerto, specialmente se per profani, potrebbe essere molto più sensato proporre una propria interpretazione di un brano, in pratica servirsi delle note di un compositore di secoli fa per comunicare qualcosa al pubblico di oggi. Il messaggio trasmesso contiene in parte l'originale intenzione del compositore ed in parte la personale versione dell'esecutore. Come un pezzo di teatro o un'opera. Ci si scandalizza tanto per certe esecuzioni del repertorio barocco e poi si va a vedere una versione modernizzata del Messiah di Händel, per esempio. Non è una contraddizione? 

die Lange Nacht der Kirchen u. die Polizei

Ieri, venerdì 27 maggio, si è svolta la III edizione della "lunga notte delle chiese", di cui ho già parlato. Quest'anno il mio programma viennese di concerti selezionati, che spaziava in varie chiese cristiane ma di diverse confessioni, è stato inficiato da un tempo meteorologico pessimo e da un percorso perlopiù solitario ma con qualche inaspettato incontro.

Ho iniziato alle 17.30 nella Domenikanerkirche ove secondo programma avrebbe dovuto esserci la celebre messa Papae Marcelli di Palestrina, invece ho sentito una messa vera e propria con poca musica ed un po' scocciata per il cambio di programma ed a causa di una dimenticanza colossale (le chiavi di casa lasciate in ufficio) ho perso più di mezz'ora nei mezzi pubblici.

Seconda tappa a Santa Brigitta, ove suonavano il maestro W. Reisinger ed una sua allieva, mia conoscente, Ksenia Mavleeva, il due manuali storico della ditta Steinmeyer. Programma vario, da Bach a Dubois, cui non poteva mancare Liszt nell'anno del bicentenario, e concluso da una brillante improvvisazione del maestro. Anche se non era scritto nel programma ho facilmente riconosciuto la mano dell'allieva, che pure ha suonato molto bene, e quella dell'insegnante, che oltre alla solidità tecnica ha saputo dare ad ogni nota il giusto rilievo, con la maturità di un musicista navigato, nonostante sia ancora piuttosto giovane.

Il programma prevedeva poi musica ortodossa nella cattedrale greco-ortodossa della città, ma un violento temporale mi ha bloccato nel XX distretto più a lungo del previsto. Appena la pioggia ed i tuoni si sono calmati, sono andata a Santo Stefano, ove un'illuminazione originale (installazione artistica di Victoria Coeln) valorizzava l'esposizione del Santissimo, purtroppo accompagnata da moderno pop religioso... così mi sono spostata a visitare le catacombe, ove non ero mai stata, e che erano aperte gratuitamente. Parve di spiegazioni, contengono le tombe dei vescovi passati, alcuni resti delle antiche chiese che qui sorgevano e l'ossario della peste del XVIII secolo. Sinceramente mi sembra eccessivo far pagare i visitatori per questa visita. Ho trovato posto a sedere, cosa rara, e mi sono goduta una parte della Ungarische Krönungsmesse di Liszt (sempre lui!), composta per l'incoronazione di Franz Joseph a re d'Ungheria.

La tappa successiva è stata nella Lutherische Stadtkirche per sentire un concerto d'organo della nostra direttrice di coro, Erzsébet Geréd, ed una giovane organista rumena, Noémi Miklós. Anche qui da Bach a Litaize passando per l'immancabile Liszt e pure qui l'interpretazione ispirata della matura (ed ancora giovane) Erzsébet si è distinta dalla buona esecuzione scolastica della giovane organista. Da notare che quando sono arrivata c'era un momento di riflessioni con i pastori, accompagnato da una chitarra classica. Se solo l'avessero sentito i "grattaformaggio schitarratori della domenica"! Certo è una cosa per pochi intimi, non per una cattedrale.


Assieme ad una corista sono poi andata a St. Michael, passando brevemente nella chiesa riformata, dove ho goduto alcuni minuti di trascrizioni per ensemble di ottoni, recuperando anche una collega di lavoro. A St. Michael, o meglio in una cappella laterale dall'ottima acustica, ho sentito un gruppo vocale guidato da Manuel Schuen, il giovane Kantor sudtirolese, eseguire musica rinascimentale dedicata alla Madonna, intercalata da brevi e sagge spiegazioni di padre Peter. Ben fatto e molto suggestivo.

Era prevista un'ultima tappa, nella chiesa cattolica di rito antico di St. Salvator, per sentire musica barocca su strumenti originali, ma ero stanca ed infreddolita, per cui, dopo una breve chiacchierata con un amico organista veneto di neo-emigrazione, mi sono ritirata a casa. E la polizia che c'entra? Veramente questo dovrebbe trovare posto nell'altro mio blog... ma tanto per informazione. Arrivata davanti allo studentato ove abito e che ospitava una festa di fine semestre, ho visto ben tre auto della polizia con tanto di lampeggianti. Non so se sia stata chiamata dai vicini per il rumore o i miei (troppo) giovani coinquilini abbiano fatto danni, dopo verbali ed altri i poliziotti se ne sono andati, portandosi via almeno un ragazzo. Credo nulla di grave, forse una multa per disturbo della quiete pubblica, stamattina il party durava ancora ma io ho riposato pacificamente, segno che almeno hanno imparato la lezione!

L'ottantenne ed il bicentenario

Contrariamente alla tradizione, scrivo questo post a caldo, appena rientrata da un concerto intitolato "Franz Liszt e l'arte della trascrizione", che ha visto l'ottantunenne Jean Guillou tornare a Vienna per confrontarsi con Franz Liszt nel bicentenario dalla nascita. Il concerto si è svolto sul bell'organo Mathis di Schottenstift, organizzato da Zuzana Ferjencikova, ex allieva di Guillou ed organista titolare in questa chiesa. Come tradizione, il concerto è stato preceduto dal canto di Compieta da parte dei monaci, particolarmente soli visto che non hanno distribuito i libretti alla gente...

l'organo principale della ditta svizzera Mathis
Il programma comprendeva: Ciaccona BWV1004 Bach-Busoni al pianoforte, poema sinfonico "Orpheus" di Liszt, trascritto per organo da Guillou, Colloquio II per pianoforte ed organo di Guillou (con la Ferjencikova all'organo), poema sinfonico "Prometheus" di Liszt trascritto per organo da Guillou ed una improvvisazione dello stesso su uno dei temi della Deutsche Messe di Schubert. Al termine un bis all'organo corale (un "piccolo" Mathis), altra trascrizione da Liszt, credo da un brano pianistico.

All'inizio il concerto mi ha deluso parecchio, Jean Guillou sembrava l'ombra di se stesso, tanto da pensare che a questa bella età potrebbe ritirarsi all'insegnamento e godersi i successi di una vita, lasciando l'attività concertistica ai suoi promettenti allievi. Non ho compreso la scelta del brano Bach-Busoni, perché non una trascrizione di Liszt di alcuni celebri brani bachiani per organo? E soprattutto, c'era il bisogno di questo intervento pianistico, con un Bösendorfer trasportato in cantoria per l'occasione? Il risultato è stato triste, a mio parere, forse il maestro non stava bene, non posso saperlo, si sentiva che non era in forma e che non era il suo strumento. Durante il concerto, in seguito, si è ripreso, fino al Prometheus, ove ho ritrovato il Guillou che ricordavo: tecnica sopraffina, agilità straordinaria, originalità nell'interpretazione, etc. Forse doveva solo scaldarsi e ritrovarsi con uno strumento familiare.
l'organo corale, sempre Mathis

Resta il fatto che non ho sentito la trasfigurazione delle note che ricordo, con profonda nostalgia, in un concerto interamente dedicato a Liszt, con il classico repertorio organistico, del mio ex-maestro Francesco Finotti. Fu un concerto sublime, dove il suo principio della "tecnica come mezzo e non come fine" ha trasformato dei brani generalmente usati per esibire abilità acrobatiche (oltre che il numero di registri) in un'esperienza mistica. Una cosa simile avvenne al concerto di Olivier Latry con l'intero Livre du Saint Sacrement di Messiaen ad Haarlem. Concerti così ne ho sentiti pochi, troppo pochi! Eppure sarebbe questa la strada da seguire, a mio parere, non il declino di un anziano rivoluzionario ed eclettico organista francese, seppur ancora in grado di stupire.

Magnificat anima mea Dominum

Stasera ho ascoltato un bel concerto: nella Brigittakirche il Vokalensemble Oktogon ed un gruppo strumentale dell'Università della Musica, diretti da Wolfgang Reisinger, direttore del Conservatorio Diocesano, hanno eseguito: Ave maris stella di C. Monteverdi (dai Vespri), Ave Maria di J.G. Rheinberger (versione corale), Salve Regina di F. Mendelssohn Bartholdy e… il Magnificat BWV 243 di J.S. Bach.
il M.o Dr. W. Reisinger, foto da qui
È stato un bel concerto sia per il programma, che comprendeva uno dei miei pezzi preferiti di Bach e composizioni di autori che mi piacciono particolarmente per vari motivi, sia per l'interpretazione. L'esecuzione non è stata perfetta, al contrario con un sapore molto casalingo, non curata nei dettagli e sicuramente né con strumenti originali né con cantanti solisti professionisti, pur se molto bravi. L'interpretazione, però, è stata sentita, con un sentimento religioso che i grandi interpreti sembrano aver perso, magari i tempi erano dilatati, ma niente era fine a se stesso o solo per esibire tecnica… come invece ho avuto modo di sentire al Musikverein, in concerti a pagamento. Idem per il direttore, semplice nel gesto, umile nell'atteggiamento, ma con polso ed il peso della cultura. Bravi! Un gruppo da ascoltare ancora!

Sul nome B.A.C.H - contrappunti con l'Arte della fuga

Titolo di un recentissimo film-documentario su J.S.Bach, che ha anche il sottotitolo: un viaggio da Eisenbach a Lubecca sulle tracce di Bach dentro una delle opere musicali più emblematiche e assolute. Regia di Francesco Leprino, con  Sandro Boccardi  ad interpretare fisicamente Bach, mentre la voce sarà di Bruno Ganz. Vi parteciperanno parecchi artisti noti, come Sonia Bergamasco, Arnoldo Foà, Stefano Bollani, Ton Koopman, Douglas Hofstadter, Quirino Principe, Alberto Basso, etc. Insomma, un miscuglio di personaggi celebri, da seri musicologi ad attori e poeti, da abili jazzisti ad idolatrati filologi. 

Il link mi è stato dato da un amico musicista. La proiezione sarà limitata a poche serate a Milano, prima di uscire in dvd. Sicuramente sarebbe interessante vederlo, ma non farò le corse per acquistare il dvd. Vi trovo alcune incongruenze. Come sarebbe a dire da Eisenach a Lubecca? Se fanno riferimento al viaggio di Bach per sentire Buxtehude ci perdiamo 3/4 di vita compositiva del grande maestro ed almeno metà di quella umana, entrambe terminate a Lipsia. Forse al qualcuno da Eisenach a Lipsia pareva un viaggio troppo corto, grazie a google maps ed ai moderni e veloci mezzi di trasporto. Se questo qualcuno amava i viaggi poteva scegliere Händel: da Halle a Londra, o uno dei tanti compositori italiani dell'epoca emigrati in Germania, Austria, Francia e persino Russia!
Fuga incompleta dall'Arte della Fuga, manoscritto (da Wikipedia)
Contrappunti con l'Arte della fuga. Un lavoro che già di per sé analizza tutte le possibili combinazioni contrappuntistiche (benché incompiuta), come si fa a contrappuntare con l'apoteosi del contrappunto? Magari qualche filologo avrà mostrato la sua conoscenza dello stile bachiano completando quell'ultima fuga tripla…

Infine, non sentivo la necessità di un ennesimo film-documentario sulla vita di J.S. Bach quando ben due film sullo stesso o sulle sue opere non sono mai giunti in Italia. Forse certe cose è meglio lasciarle in mano ai tedeschi, mentre noi italiani potremmo dedicarci a far conoscere i nostri compositori del passato, che hanno esportato in tutta Europa lo stile italiano e che hanno richiamato grandi nomi dall'estero per imparare la nostra arte.