Don Giovanni: da Ponte o Da Ponte?

Dopo aver recuperato un biglietto economico per andare alla Staatsoper di Vienna, mi ero psicologicamente preparata ad ascoltare ben 3h di ispirato Mozart, con il suo Don Giovanni, in una specie di "prima della prima".... invece... avevo capito male e mi sono trovata davanti un'interessante presentazione alla prima.
A "condurre" la presentazione che sembrava più un talk show che un'anteprima c'erano due giovani gemelli evidentemente noti al pubblico austriaco. I cantanti sono stati introdotti con foto proiettate sul maxischermo a metà tra la pubblicità di accessori o abbigliamento ed il talent show prima della votazione. Alcuni cantanti erano presenti come "ospiti" e solo un mezzosoprano si è degnato di cantare "in diretta" un'aria dall'opera. Cast internazionale ove sembrano mancare solo gli austriaci. Protagonista italiano, dotato di voce molto bella e pure un bel ragazzo, cosa rara tra i cantanti di una volta ma sempre più comuni. Nel bene e nel male questo ragazzo si è mostrato italiano fino al midollo! Non solo dopo un po' di tempo che lavora tra Berlino e Vienna, interpretando pure diversi ruoli mozartiani, si è distinto per non aver detto una sillaba in tedesco, ma addirittura rispondeva alle domande con un inglese degno... dei cinepanettoni. L'amara riflessione è stata che, purtroppo, siamo tutti così, intendo noi Italiani: ci facciamo riconoscere ovunque per la nostra pronuncia marcata e per l'ignoranza linguistica, ma abbiamo altre qualità che ci vengono invidiate!

Alla fine la presentazione si è dilungata oltre il tempo previsto con l'intervista al direttore d'orchestra ed al regista, gli unici che hanno sollevato il livello culturale della manifestazione, riportando al centro le vicende narrate nell'opera e la musica di Mozart. Come sempre, grazie al connubio Da Ponte-Mozart, si tratta di lavori altamente simbolici in ogni singola parola-nota. Interessanti gli aspetti teologici, che non avevo mai considerato, distratta dai doppi sensi che Da Ponte ha profuso nel libretto.

I due "conduttori", invece, si sono persi in 20 minuti di elucubrazioni sul perché si scriva Da Ponte con la D maiuscola e non da Ponte... sinceramente a me il dubbio non era mai venuto, sarà perché sono di madrelingua italiana (pure in parte veneta, come il celebre librettista), sarà perché mi interessa di più la musica!

I Domenica d'Avvento

Come iniziare "col piede giusto" l'Avvento se non con una cantata di Bach sul corale "Nun komm der Heiden Heiland"? Così è stato, per la precisione con l'intera BWV 61 e seguito dai solisti (ahimè ricordo il nome solo del bravo soprano, Rutana Calugarescu), dall'ensamble orchestrale ed il coro della Lutherische Stadtkirche di Vienna, diretti da Erzsebet Windhager-Gered.

Per certi versi realizzazione casalinga, con le parti orchestrali ridotte ad un anomalo quartetto d'archi (violino, due viole e violoncello) ed al basso continuo all'organo, e dei coristi aggiunti per rimpolpare le sparute fila del coro della comunità, ma il risultato è stato egualmente professionale. Sarebbe impensabile per le realtà corali di parrocchia in Italia imbastire una cantata di Bach in 3 prove, di cui solo una mezz'ora prima del culto con l'orchestra.

Come dovrebbe essere, la cantata si è integrata pienamente nella liturgia. Il testo è particolarmente bello e significativo e la presenza di un teologo, una candidata pastora ed un membro del consiglio parrocchiale ci hanno aiutato nella sua comprensione. La calda atmosfera della comunità intera ha fatto il resto. Grazie Erzsebet! E' stato indimenticabile cantare Bach!


week-end dei Morti: parte 3

Requiem und Himmelstag. Questo il titolo di una serata particolare che ha avuto luogo nella Ruprechtskirche, la più antica di Vienna, fondendo la musica del Quartetto Wiener Melange e le riflessioni selezionate e lette dalla pastora della Lutherische Stadtkirche, Dr. Ines Knoll.

I commenti musicali della ricorrenza del 2 Novembre, evidentemente in comune con la chiesa protestante, sono stati il Quartetto n. 4 "Buczak" di Philip Glass e la trascrizione per quartetto d'archi del Requiem di W.A. Mozart fatta da Peter Lichtenthal. Sinceramente non sono rimasta positivamente colpita dal quartetto che, forse per la conformazione della chiesa, risultava spesso non affiatato o addirittura con errori d'intonazione dei singoli strumenti. L'interpretazione, al contrario, è stata interessante, molto dinamica e... romantica, anche in Mozart.




Purtroppo non sono riuscita a capire tutti testi associati, anche perché alcuni erano davvero complessi o poesie. L'ultimo brano era un commento sulle parole del Requiem aeternam, davvero bello, ma, da italiana e sostenitrice della pronuncia ecclesiastica del latino, sono rimasta allibita dall'inaspettata pronuncia "lukeat" di "luceat". Passi dover cantare "omnes ghentes", "Aghnus Dei", "in prinzipio", "dona nobis pazem" etc. etc. ma "lukeat" mi è risultato davvero indigesto, semmai mi aspettavo un "luzeat"! Mah! Mia ignoranza, probabilmente! Anche se, trattandosi di repertorio liturgico, sarebbe coerente usare la pronuncia ecclesiastica, o no?

week-end dei Morti: parte 2

Ein feste Burg ist unser Gott cantato a squarciagola. Eh già, perché domenica 31 ottobre era anche la Festa della Riforma nella chiesa protestante. Quest'anno, invece di accompagnare il culto luterano nella comunità evangelica di lingua tedesca nel mio paese con quattro turisti di numero o di terminare la messa domenicale con un "polemico" BWV 720, ho cantato nel coro della Lutherische Stadtkirche di Vienna.

Il culto, eccezionalmente in edizione anche serale, è stato davvero ben organizzato. L'accompagnamento musicale è stato pensato da Erzsébet Windhager-Geréd, la Kantorin della chiesa e quindi organista e direttrice del coro. All'inizio un solenne "Aus tiefer not" BWV 686, al centro un mottetto sull'antifona (?) gregoriana "Non moriar" e due elaborazioni a cappella del corale "Ein feste Burg ist under Gott", per chiudere con il celebre BWV 720 ed una roboante improvvisazione sul medesimo corale. Cerimonia della durata di circa 2 ore, cui è seguita una pizza con parte del coro e la direttrice... seguendo una tradizione molto cattolica ed italiana ;)

week-end dei Morti: parte 1

Sabato 30 ottobre autentico tuffo nel passato e nel mio Veneto grazie ad un concerto presso la Lutherische Stadtkirche con il coro ospite Ecclesia Nova da Verona e l'organista di origine vicentina Pier Damiano Peretti.

Il programma prevedeva brani all'organo, quali un capriccio di Frescobaldi, il Tema e Variazioni di M.E. Bossi e la Passacaglia BWV 582 di Bach, alternati a brani per coro a cappella o accompagnato all'organo, di autori antichi antichi come Victoria e Palestrina, romantici come Faurè e Mendelssohn e contemporanei (poco noti oltralpe) come Zardini e Molfino e Peretti stesso.
Ho assistito al concerto da un punto d'osservazione (ma non d'ascolto) privilegiato, visto che ho avuto l'onore di fare da registrante e girapagine al M.o Peretti, ormai da anni emigrato a Vienna ed insegnante presso la locale università musicale. Peretti è stato veramente fantastico! Pulizia e precisione erano associate a grande intelligenza e sensibilità nell'interpretazione dei brani, adattandoli all'occasione ed allo strumento, traducendoli in modo accativante a chi non li conosceva. Soprattutto è riuscito a trasformare in un piacevole e spettacolare pezzo da concerto quel Tema e Variazioni di Bossi che non sentivo dagli anni del conservatorio, ove era biascicato e massacrato dai diplomandi. Davvero bravo!
Il coro, vincitore del Festival della Coralità Veneta nel 2008, pur se a ranghi ridotti, è apparso smagliante. La direzione di Matteo Valbusa ha messo bene in luce la solida vocalità dei coristi. Secondo me, è mancata, però, la spontaneità o la passione nell'interpretazione, nell'associare un testo alla musica e nell'instaurare un dialogo con il pubblico. Pensavo fosse un'impressione, determinata dal fatto di ascoltare dalla cantoria un coro che cantava in abside, ma l'idea è stata confermata il lunedì, quando lo stesso coro ha animato la liturgia cattolica nella chiesa di St. Michael. In ogni caso, davvero bravi ed ammirevole la trasferta.

Organ meets Jembe

Ieri sera sono andata a sentire un concerto alquanto inusuale, almeno per me: organo e musica elettronica, con l'aggiunta di djembe, una percussione africana. Protagonisti Alexander Wessetzky e Markus Schnitzer.

Il concerto si è svolto nella parrocchia di Breitenfeld, ove troneggia un imponente organo dalla storia complessa e che con l'aggiunta di un quarto manuale eco diventerà il più grande organo viennese. L'inaugurazione ufficiale è prevista per Novembre.

Il concerto prevedeva, a parte tre brani di Vierne per organo, tutta musica contemporanea, prevalentemente composizioni dei due artisti. Ho apprezzato particolarmente un assaggio di un ciclo per organo di Wessetzky dedicato a San Francesco, che prevede 14 quadri musicali, descrittivi dei versetti del Cantico delle Creature, da associare alla proiezioni di affreschi di Giotto. Nonostante il linguaggio moderno, il risultato descrittivo è stato sorprendente! Se poteva essere "facile" con Sorella Acqua, assai più complicato era rendere Sorella Morte senza cadere nella banalità delle colonne sonore da film horror. Purtroppo l'interazione organo djembe si è limitata ad una Ciaccona composta da Schnitzer, ma ben riuscita, integrando nuove armonie e ritmi con una forma musicale secolare.

Nel complesso davvero piacevole. Unici nei: l'enorme chiesa gelata come al solito, la poca partecipazione (30 persone compresi gli artisti), l'assenza di spiegazioni o introduzioni ai singoli brani al microfono (le informazioni essenziali erano contenute in un foglio dato all'ingresso). Lodevole esperimento musicale che sarebbe di raro ascolto in Italia...

mia figlia ha davvero talento!

Recentemente un amico inglese organista e violoncellista ha postata questo video su Fb. Se avete avuto esperienza d'insegnamento in campo musicale o da allievi maturi avete assistito ad incontri tra genitori di vostri colleghi più piccoli e gli insegnanti... potrete capire perfettamente. Tanto per riassumere: una classica madre, convinta di avere la versione femminile di Mozart per figlia, impone orari, metodi di studio e programma al povero insegnante di musica.

Non ho mai sopportato questo atteggiamento. Forse perché io ho iniziato tardi a studiare musica, per vera passione, con i miei che non mi hanno ostacolato ma mi hanno responsabilizzato dicendomi che prima doveva veniva la scuola e poi la musica. Se avessi iniziato prima probabilmente avrei avuto più possibilità di essere una buona musicista invece che una grande appassionata con un sudato pezzo di carta, ma la storia non si fa con i se e sicuramente affrontare il conservatorio e la musica a 6 anni invece che a 20 non me l'avrebbe fatto apprezzare appieno.

Il tipo di genitori rappresentato nel video, pur se con le migliori intenzioni, fa di tutto per far odiare la musica ai propri figli, che a loro volta verranno odiati di riflesso dai propri insegnanti. E' ovvio che non si sta parlando del giusto stimolo a studiare musica, iniziando quanto prima, che i saggi genitori sanno dare, ma di frasi del tipo - al saggio, mio figlio/a potrebbe suonare questo pezzo. C'è la cugina che studia piano in conservatorio (n.d.a. magari al II anno) che potrebbe accompagnarlo/a. Si sta già preparando. - oppure - Non crede che potrebbe studiare questo pezzo? Alla sua età l'avevo fatto anch'io. - oppure ancora - la cugina che studia con un altro insegnante dopo solo 2 anni già suonava il tal pezzo, come mai mio figlio/a suona ancora questi stupidi e noiosi pezzettini da principianti? - proponendo sempre brani mostruosamente difficili sia per la tecnica in erba dello studente sia per la poca applicazione che spesso queste mette nello studio.

Cari genitori, ascoltate bene cosa mi sento di consigliarvi dall'alto della mia inesperienza come mamma e breve curriculum come insegnante:
1. fate ascoltare molta buona musica ai vostri figli sin prima della loro nascita, cercando brani anche meno famosi ma articolati, con esempi di vari strumenti; ricordate che i bambini sono molto sensibili e se voi amate la musica è più probabile che l'amino anche loro;
2. se avete degli strumenti musicali ed ancora meglio sapete suonarli fateli vedere e sperimentare ai bambini (sotto la vostra sorveglianza), nel caso di un pianoforte non abbiate paura a smontarlo per far capire "come suona"; iniziate presto ad avvicinarli al canto ed all'educazione dell'orecchio ma anche a distinguere il "rumore" dalla musica ed a rispettare il silenzio quando uno sta suonando;
3. quando hanno sui 4 anni, mandateli ai corsi di propedeutica musicale, verso i 5-6 a pianoforte (padre di tutti gli studi musicali, pur se io l'ho detestato per anni) e poi appoggiate le loro inclinazioni (se ad uno piace il sax non obbligatelo a studiare violino!!!);
4. portateli ai concerti e fate capire che TALENTO significa PASSIONE e che nulla si ottiene senza SACRIFICIO.
5. Una volta scelto un insegnante (operazione difficile, perché ci sono anche insegnanti pessimi), NON INTERFERITE!!! Non significa fregarsene del tutto, ma fidarsi di una persona che vostro figlio/a deve vedere come una guida. Semmai fatevi consigliare su come aiutare il pargolo ad appassionarsi alla musica, ma non imponete tabelle di marcia a nessuno!
Credo che l'intera categoria vi ringrazierà sentitamente!

P.S. Piccola nota personale. Per favore, spiegate che l'organo a canne non è un pianoforte con le canne o con i pedali (non solo 3, ma solitamente 30-32). Si tratta di strumenti diversi, che presuppongono tecniche diverse e che hanno repertori differenti. Basti pensare che il pianoforte "rientra" nelle percussioni, mentre l'organo nei fiati...